set 18 2009
Le major dell’industria dell’intrattenimento lamentano danni colossali derivanti dalla condivisione in Rete di materiale protetto da copyright e mettono in guardia: entro breve non ci sarà più disponibilità di opere perché nessuno vorrà realizzarle. Quanto c’è di vero in queste affermazioni?
“…e la terra si aprirà, e gli oceani ribolliranno, e dai cieli pioverà fuoco, e il Sole si oscurerà, e la Grande Bestia sorgerà… se non fermiamo la pirateria su Internet!”.
Questa battuta, apprezzata in centinaia di varianti sia all’interno di gruppi antipirateria sia all’interno di movimenti anti-antipirateria, esemplifica bene il livello parossistico al quale il dibattito e la legislazione occidentale sul copyright e sul copyright enforcement sono giunti (si veda anche la nostra serie di articoli “Ai confini del copyright“).
Recentemente, il Comitato Tecnico contro la pirateria digitale ha affermato, per bocca di suoi rappresentanti, che i danni complessivi, causati all’industria dell’intrattenimento dalla pirateria digitale, in Italia ammontano a 1 miliardo di euro all’anno, per correggere dopo poche settimane tale cifra e portarla a 2 miliardi in occasione delle audizioni, fino a ritoccarla addirittura a 5 miliardi di euro ad un convegno di fine aprile presso la Camera dei Deputati organizzato da Altroconsumo.
Da dove vengono questi dati? Su quali ricerche si basano? Quali formule vengono utilizzate, oltre alla classica “1 download di un brano=mancato sicuro acquisto di tutto l’album” e “1 download di 1 film=mancato sicuro acquisto di biglietto cinematografico e DVD o BluRay”? Perché i dati variano sostanzialmente da un mese all’altro? Si tratta di una serie di domande che raramente trovano risposta, o che trovano risposta in ricerche di mercato commissionate dalle stesse parti in causa, cioè etichette discografiche, associazioni di distributori di film, federazioni antipirateria.
Da un punto di vista puramente qualitativo, notiamo che il trend dell’offerta di intrattenimento non corrobora per ora gli ammonimenti delle major: a fronte del più alto tasso di pirateria mai registrato nella storia dell’umanità (si veda questo articolo), assistiamo ad un aumento di offerta proveniente anche da canali del tutto avulsi da quelli dei “tutti i diritti riservati”. Per esempio, le opere rilasciate sotto licenze CC, GPL, LGPL e altre completamente free, hanno raggiunto un numero stimato (sommando software, musica, video, lungometraggi e opere letterarie) dell’ordine dei milioni (per una stima dell’ordine di magnitudo, si veda archive.org), mentre il fatturato annuo globale dell’industria dell’intrattenimento ha subito un’impennata dal 1999, l’”annus mirabilis” in cui nacque Napster.
Dopo tali e tanti dubbi in merito alle affermazioni delle major dell’intrattenimento, abbiamo deciso di raccogliere quanti più studi possibile selezionati con le seguenti due caratteristiche imprescindibili:
Poniamo quindi una domanda, la cui risposta potrà essere ovvia per alcuni, ma su cui comunque ritorneremo presto: perché, se la pirateria senza scopo di lucro non è dannosa o è addirittura benefica per le stesse major dell’intrattenimento, queste la combattono con tale e tanto fervore?


8 Responses
Commento by fab
18 settembre 2009 alle 21:38
… e se invece questo fosse solo un pretesto? Come facilmente si desume dalle tue puntuali osservazioni.
Demonizzare frontalmente la pirateria per accerchiare Internet, l’unica fonte di informazione non controllabile da chi possiede tutto il resto dei media in un paese che fortunatamente non è il nostro… tipo l’Italia…
Commento by Valentino
17 ottobre 2009 alle 02:14
Scusate ma che cosa centra il voler controllare internet? Ma davvero davvero davvero credete che la pirateria non faccia nessun danno? Che non diminuisca gli introiti legalissimi di chi ha fatto una cosa come produrre un film una musica un libro? Da che mondo è mondo se uno ad esempio scrive un libro guadagna dei soldi. che siano molti pochi troppi nessuno ha il diritto di impedirglielo se non gli acquirenti che se vogliono comprare comprano altrimenti no, chi vieta di comprare un libro e leggerlo in cinque?
Quando mai è stato un reato se presto un dvd a qualcuno? Ma se faccio un sito che permette di scaricarlo gratis per vanagloria o peggio per lucro, e anche 1 euro è lucro, anche se dico che mi serve per coprire le spese è lucro, beh questo è reato. Il reato di aver istigato chi avrebbe potuto comprare quel prodotto a non farlo perchè glielo faceva avere gratis, e chi ci rimette nessuno secondo voi?
Il regista del film “the corporation” ad esempio crea per poi vendere un prodotto, nevende molto di meno di quello che avrebbe potuto e quale sarà la conseguenza? Che invece di essere scoraggiato farà i salti di gioia e non perderà tempo per farne un’altro e un’altro e un’altro. Voi tutti parlate così perchè a essere toccata non è la vostra di tasca, se si potesse piratare il lavoro di ognuno di voi facendolo fare a altri per molto molto meno costringendovi a stringere i denti e ad abbassarvi il vostro stipendio perchè c’è chi lo fà per meno o addirittura gratis allora sapreste cosa prova chi si vede scivolare di mano guadagni leggittimi ma mai avuti.
Il paragone col mondo del lavoro che ho fatto stà avvenendo e a causa di una presunta libertà di scelta dei datori di lavoro, mercato libero del lavoro come mercato libero dell’opera d’ingegno: a chi offre di meno, o come nel caso della pirateria a gratis!
Ci sono siti che con la scusa della libertà di scambio creano la mentalità del tutto gratis, attenti che domani tocchera’ a voi!
Commento by Luigi Di Liberto
17 ottobre 2009 alle 09:11
http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_filesharing
Queste sono le ricerche indipendenti che dimostrano come il file sharing non produce i danni paventati dalle industrie dell’intrattenimento.
La gestione di siti complessi come quelli di file sharing comportano spese di acquisto hardware, colocation dei server e manutenzione che sono piuttosto consistenti, per cui, quanto meno nel caso di TNT Village dove la contabilità è del tutto trasparente non ci sono queste da lei paventate ipotesi di lucro. L’accesso al sito ed alle sue funzioni non è vincolato ad alcun pagamento, chi vuole fare spontanee donazioni lo fa in assoluta coscienza e senza ottenere privilegio alcuno.
Il paragone con il mercato del lavoro è una chiara strumentalizzazione che neppure vale la pena di argomentare, concludo dicendo che noi non creiamo la mentalità del tutto gratis, anzi cerchiamo di creare una presa di coscienza che, attraverso le limitazioni temporali, tuteli le opere per la durata del ciclo commerciale primario. Proponiamo, infine, una legalizzazione attraverso un sistema di licenze collettive che consenta agli autori un beneficio economico anche da quanto viene condiviso in Rete e consenta alle persone con poca spesa di avere un totale accesso alla cultura ed alla conoscenza.
Commento by Paolo Brini
17 ottobre 2009 alle 16:32
@Valentino
Prima di tutto ti premetto che il nostro lavoro, gestione del sito, conferenze in giro per l’Europa, scrittura degli articoli del blog, organizzazione dei concorsi e quant’altro viene svolto gratuitamente, per passione e mettendo mano alle nostre tasche e al nostro tempo. Vedi per caso banner pubblicitari da qualche parte? Hai forse pagato per leggere e scrivere in questo sito o su TNT Village? Quindi prima di fare patetiche insinuazioni sulle nostre tasche, per favore sciacquati la bocca, pulisciti i polpastrelli e informati.
Inoltre non capisco cosa tu voglia dire in merito a The Corporation visto che il film è stato rilasciato, proprio per volontà di regista e produttori, come distribuibile liberamente. A meno che tu non ti riferisca all’uso della locandina miniaturizzata, per la quale credo che tu convenga si possa invocare il fair use.
Osserva che non esiste solo il vetusto modello del copyright dei “tutti i diritti riservati”, ormai opere d’arte musicali e cinematografiche rilasciate sotto licenze che consentono la libera copia e distribuzione sono sempre più numerose e di alta qualità. Un esempio illustre lo abbiamo proprio con “Nasty Old People”, un film svedese per il quale abbiamo creato anche i sottotitoli in italiano e che sia The Pirate Bay sia TNT Village hanno “rilasciato” tramite un torrent per favorirne la diffusione.
Oppure pensa all’incredibile fenomeno Jamendo (anche a loro abbiamo dedicato un ampio articolo e sulle colonne a destra trovi alcuni link alla musica che ci piace, tutta liberamente distribuibile, copiabile e in molti casi remixabile): 25000 album musicali sotto licenze Creative Commons.
Ti invito a documentarti, e procediamo oltre:
Scrivi:
“Scusate ma che cosa centra il voler controllare internet? Ma davvero davvero davvero credete che la pirateria non faccia nessun danno? Che non diminuisca gli introiti legalissimi di chi ha fatto una cosa come produrre un film una musica un libro?”
In merito alla seconda e a alla terza domanda la risposta è sì ed è data dagli studi pubblicati che mi sembrano inequivocabili.
Analizzandoli ci si accorge che il danno economico da pirateria priva di scopo di lucro non esiste; in molti casi esiste addirittura un consistente beneficio economico. Li hai studiati prima di scrivere?
Se hai ricerche che dimostrano il contrario e che soddisfano i criteri con cui abbiamo scelto gli studi (non devono cioè essere commissionati né da major, né da federazioni antipirateria, né da attivisti anti-anti-pirateria) sei libero di pubblicarli: non ne vedo citato alcuno nel tuo intervento e quindi fino a quando non ne produrrai sono costretto ad archiviare le tue affermazioni che seguono come non documentate nel migliore dei casi, come invece “pilotate” dai gruppi antipirateria o astroturf nel peggiore.
In merito alla prima domanda, è fuor di dubbio che il controllo di Internet abbia delle strette correlazioni con il copyright enforcement; ti rimando per esempio alle affermazione di Julius Genachowski, presidente della FCC, citate in questo stesso blog, e al nostro articolo dedicato alla difesa di una Rete aperta e neutrale:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=3405
in cui prendendo spunto da due eccellenti articoli del New York Times e del Los Angeles Times il nostro collaboratore Yanfry ha evidenziato, fra le altre cose, come la creazione di super-nodi di distribuzione sarebbe favorita dalla violazione della Net Neutrality, a sua volta “giustificata” come necessaria per un forte copyright enforcement.
Oppure, ti invito a riflettere a come un emendamento ad un Pacchetto enorme (Pacchetto Telecom) che coinvolge spettro, telefonia, telecomunicazioni e consumatori ne abbia complicato per oltre due anni l’iter legislativo europeo perché proibisce alcuni “metodi” che, in violazione ad alcuni articoli della Convenzione dei Diritti Umani (art. 6 e 10 concernenti il diritto a un equo processo con presunzione di innocenza e la libertà d’espressione e di informazione), imporrebbero un regime di copyright enforcement noto come risposta graduale.
Saluti,
Paolo
Pingback by www.atuttonet.it
15 novembre 2009 alle 03:11
[...] rappresentano un’importante conferma degli studi precedenti che avevamo raccolto nell’articolo “Pirati, samaritani, artisti e mascherine”, ma hanno una portata molto più ampia, perché mostrano che gli artisti guadagnano di più [...]
Pingback by ScambioEtico
16 marzo 2010 alle 20:09
[...] tutte le categorie sociali e per persone di tutte le età, dagli 8 anni in poi, che in base agli studi più importanti, peraltro citati anche nel recente rapporto dell’AGCom sulle violazioni del copyright, ha un [...]
Pingback by ScambioEtico
9 aprile 2010 alle 22:23
[...] di euro ed un totale di 185.000 posti di lavoro in meno. Incomprensibile in quanto tutte le ricerche scientifiche serie ed indipendenti, fedelmente riportate anche dall’AGCom, dimostrano che i pirati di Internet sono i migliori [...]
Pingback by ScambioEtico
20 aprile 2010 alle 17:20
[...] di meglio. Appena infatti andiamo ad analizzare studi scientifici, vediamo che la situazione è completamente diversa e che la pirateria digitale senza scopo di lucro è nella maggior parte dei casi benefica per il [...]
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