TNT blogDopo essere riuscito ad imporre l’autorizzazione alle condizioni di violazione della Net Neutrality, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea vuole cancellare anche l’emendamento 138, importante articolo a difesa delle libertà fondamentali dei cittadini nel Pacchetto Telecom. Il Parlamento Europeo si oppone a questa volontà liberticida: riuscirà a difendere fino in fondo i cittadini europei?

Il Pacchetto Telecom, un insieme di 5 direttive che modificheranno radicalmente le leggi concernenti le telecomunicazioni e Internet in tutta Europa, dopo due anni di iter è giunto nella fase finale, quella che tecnicamente è definita terza lettura con procedura di conciliazione. Una serie di negoziati dovranno portare, entro 8 settimane dall’inizio ufficiale della procedura, ad una posizione comune (pena il decadimento di tutto il Pacchetto) fra il Consiglio e il Parlamento.

Raggiunta un’intesa su 4 delle 5 direttive, rimane un nodo importantissimo sul quale Consiglio e Parlamento non hanno, né ora né nei due anni precedenti, mai trovato un accordo: si tratta dell’emendamento 138, ora art. 8.4 h nella Direttiva Quadro, che afferma un fondamentale principio legale relativo a Internet:

applicando il principio in base al quale non possono essere imposte limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti finali, in assenza di una decisione preliminare da parte dell’autorità giudiziaria, in particolare a norma dell’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sulla libertà di espressione e di informazione, ad eccezione del caso in cui vi sia una minaccia per la sicurezza pubblica e l’intervento dell’autorità giudiziaria sia successivo

L’emendamento 138 svolge quattro funzioni importantissime:

- preserva le libertà fondamentali dei cittadini che devono valere anche in Internet, quali la libertà d’espressione, d’informazione e il diritto a un equo processo con presunzione di innocenza;

- equipara l’accesso a Internet ad un diritto fondamentale: Internet è l’unico strumento con il quale l’esercizio delle libertà è pratico e concreto e non resta ad un livello puramente teorico [*].

- aiuta a difendere il principio legale di mere conduit, senza il quale la tutela della privacy sarebbe minacciata e l’attività degli ISP e delle piattaforme che ospitano contenuti generati dagli utenti sarebbe compromessa;

- proibisce politiche di disconnessione dalla Rete automatiche e basate su semplici sospetti (3-strikes o risposta graduale).

Senza l’emendamento 138 ogni cittadino europeo, anche a causa dei vari articoli che autorizzano “condizioni che limitano l’accesso a o l’uso di servizi e applicazioni”, può essere soggetto a restrizioni dei propri diritti di espressione e di informazione, quand’anche tali diritti venissero esercitati per l’accesso cosiddetto “legale”.

Inoltre, senza l’emendamento 138 il Pacchetto Telecom non conterrebbe alcuna disposizione per opporsi al proposto e pericoloso “principio” di violazione della separazione dei poteri dello stato, fondamento di ogni democrazia occidentale, che nella volontà dei governi francese e inglese, nonché di quelle delle major dell’intrattenimento, non dovrebbe essere applicato nel quadro delle sanzioni comminate ai cittadini per le attività svolte in Rete, in particolare per le presunte violazioni del copyright. I governi citati tentano di aggirare il ruolo della magistratura tramite l’”istituzione” di una giustizia parallela gestita da società private e da autorità create appositamente.

Finora il Parlamento ha difeso strenuamente l’emendamento 138, approvandolo per quattro volte all’interno del comitato competente (ITRE) e adottandolo due volte, con maggioranze schiaccianti che sono arrivate all’88%, nelle sessioni plenarie conclusive della prima e della seconda lettura del Pacchetto.

Nonostante l’inequivocabile e democratica volontà di difesa delle libertà fondamentali espressa dal Parlamento, il Consiglio continua a richiedere irrazionalmente la cancellazione dell’emendamento senza fornire una giustificazione. L’assenza di una spiegazione può essere la chiave di lettura per capire quali enormi interessi, puramente economici e di controllo sociale, l’emendamento 138 e quindi le libertà fondamentali vanno a disturbare. In una società democratica, se vi è contrasto fra libertà fondamentali e interessi di gruppi privati, sono le prime che devono senza dubbio alcuno prevalere. [Aggiornamento del 6 ottobre in merito alle argomentazioni non ufficiali del Consiglio].

La delegazione dei 27 del Parlamento all’interno del Comitato, nell’occasione rappresentata dal presidente Alejo Vidal-Quadras (EPP), da Herbert Reul (EPP) e dalla relatrice Catherine Trautmann (S&D), in un primo incontro si è già espressa contro la volontà del Consiglio di sostituire il testo dell’emendamento 138 con uno privo di efficacia.

Appare ora fondamentale che la delegazione parlamentare non ceda alle pressioni del Consiglio e resti ferma  sulla propria posizione, fortemente legittimata dalle schiaccianti maggioranze che hanno adottato l’emendamento. Invitiamo tutti i cittadini europei a contattare al più presto, in vista della prossima riunione del 7 ottobre, i parlamentari del comitato di conciliazione per esprimere loro quanto è importante continuare a difendere l’emendamento 138 e a sensibilizzare quante più persone possibile in merito. Alcuni metodi consigliati per i contatti e per far diventare la questione pubblica sono elencati qui. In particolare i MEP Quadras, Reul e Trautmann sono ora coloro che giocano il ruolo chiave di unici negoziatori con mandato del Parlamento.

Dobbiamo continuare a far sentire al Parlamento il nostro sostegno in merito all’emendamento 138 e a far sapere a tutti che non è tollerabile che in una società democratica si ipotizzi di sacrificare le libertà fondamentali per favorire interessi privati.

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