TNT blogGli avvocati dell’Unione hanno dato il loro parere legale: l’emendamento 138 ha problemi e deve essere cancellato. Tuttavia i loro argomenti legali appaiono inconsistenti. Inoltre esistono forti argomenti politici e di principio sulle libertà fondamentali che rendono i testi del Consiglio e della Commissione inaccettabili. Ecco quello che gli europarlamentari devono sapere.

Gli argomenti degli avvocati contro l’emendamento 138 e a favore del testo del Consiglio, che abbiamo ampiamente riportato, sono stati consegnati solo in serata agli europarlamentari. In queste condizioni, non è umanamente possibile per loro ponderare attentamente argomentazioni e contro-argomentazioni. Ecco perché è molto importante che essi sappiano quanto segue, che dimostra come l’emendamento 138 è perfettamente legale, che al massimo necessita di alcuni ritocchi, e che il testo del Consiglio non deve essere accettato supinamente.

1) Il servizio legale del Parlamento Europeo ha prodotto un’analisi che giustifica l’abbandono dell’emendamento 138 a favore di un pessimo testo di compromesso. L’analisi conclude a favore del testo di compromesso senza nemmeno prendere in considerazione la parte terrificante in cui si configura la “prevenzione e l’individuazione dei crimini” come eccezione ad un equo processo. Nel complesso, il testo proposto assume che il diritto ad un equo processo sia opzionale, e che tale opzione possa essere esercitata a discrezione dei Paesi Membri, come se il diritto ad un equo processo venisse a cadere per coloro che utilizzano Internet.

2) Tutti gli argomenti dell’analisi del servizio legale possono essere demoliti, in particolare quelli che si riferiscono all’articolo 95 del Trattato dell’Unione Europea. Si noti innanzi tutto che l’argomento secondo il quale l’emendamento non dovrebbe interferire con le competenze in materia giudiziaria non è credibile, in quanto, fra gli esempi possibili, le disposizioni della Direttiva sul Copyright, regolarmente in effetto, obbliga gli Stati Membri ad assicurarsi che i detentori dei diritti possano rivalersi di fronte alle corti nazionali. La direttiva IPRED è stata adottata esattamente sulla base dell’articolo 95 CE, che è anche l’articolo rilevante ai fini del Telecoms Package e dell’analisi legale.

In questo caso, il Parlamento ha l’innegabile diritto di adottare l’emendamento 138 che in effetti si riferisce alla regolamentazione delle telecomunicazioni. Esso è situato all’interno dell’art. 8.4 della direttiva quadro che elenca i diversi principi che le autorità regolatorie nazionali dovrebbero seguire per promuovere gli interessi dei cittadini europei. L’emendamento 138 pertanto protegge i consumatori contro cattive pratiche commerciali  e contro l’abuso di sanzioni amministrative. Mira semplicemente ad evitare una restrizione discrezionale dell’accesso ad Internet per gli utenti finali che potrebbe essere unilateralmente decisa dagli operatori delle telecomunicazioni o da autorità amministrative. L’Unione Europea non dovrebbe perdere l’opportunità di salvaguardare i diritti fondamentali e le libertà di tutti gli utenti di Internet, in particolare in un pacchetto che contiene una direttiva specificamente mirata a proteggere i diritti dei consumatori.

Ne consegue che l’emendamento 138 contribuisce al funzionamento del mercato interno e che il suo scopo è conforme all’art. 95 CE.

- negli Stati Membri in cui il potere giudiziario è separato da quello legislativo e da quello esecutivo (cioè in tutte le democrazie reali) solo un magistrato ha la competenza di decidere in merito alla restrizione delle libertà fondamentali;

- solo un magistrato può stabilire se le eccezioni alla libertà di espressione e di informazione sono proporzionate.

3) Le istituzioni europee hanno premuto molto per ratificare il Trattato di Lisbona. Quando esso sarà in vigore, al Parlamento sarà garantito un potere molto più ampio in merito alle libertà e ai diritti civili. In particolare, come conseguenza degli articoli 69 E e 69 D del Trattato modificato, il Parlamento avrò presto pari poteri con il Consiglio in merito agli affari giudiziari. Pertanto, non ha senso che il Consiglio ora mini il potere del Parlamento su una futile questione di competenza, e anche se per assurdo il Parlamento non avesse in questo momento la competenza adeguata (cosa che invece ha come dimostrato dal punto 2), ciò non sarà più vero entro pochissimo tempo.

4) Oltre agli argomenti legali, non è tollerabile che un compromesso venga proposto in questo modo, con l’aiuto di un corpo amministrativo e oltre tutto sulla base di un’analisi legale consegnata solo poche ore prima di un meeting che sarà seguito da un trilogo cruciale per la procedura di conciliazione.

5) Se sono necessari adattamenti all’emendamento 138, questi devono avvenire nel normale processo di conciliazione permettendo al Parlamento di intervenire. Per esempio, se la definizione di “diritti  e libertà fondamentali” è troppo ampia, si può cambiare specificando quali libertà fondamentali non dovrebbero essere violate. Se l’articolo citato nell’Emendamento 138 appartenente alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione deve essere cancellato perché la Carta non è stata firmata dal Regno Unito, si può cambiare con l’art. 10 sulla libertà di espressione, assolutamente equivalente, della Convenzione dei Diritti Umani, che è stata sottoscritta da tutti i Paesi Membri.

6) Il Parlamento deve intervenire attivamente nel processo di conciliazione al fine di difendere le libertà fondamentali dei cittadini che rappresenta. Accettare un testo scritto unilateralmente non è un compromesso: è semplicemente una dichiarazione di resa che significa che il Consiglio dei Ministri dell’Unione è l’unico organo che realmente governa, e che il Parlamento non ha alcun potere. Si affermerebbe il principio secondo il quale non importa con quale maggioranza un certo articolo venga adottato in prima e seconda lettura: alla fine conterebbe solo la versione del Consiglio. Il Parlamento deve semplicemente esercitare i propri poteri per non essere relegato ad un ruolo privo di ogni credibilità.

Fate sapere agli europarlamentari tutte queste cose prima delle ore 11 del 13 ottobre. Vi potrà sembrare assurdo, ma invece sarebbe normalissimo che gli stessi membri del comitato di conciliazione non siano al corrente di tutto quanto sopra riportato, semplicemente perché l’analisi legale è stata loro consegnata solo poche ore fa, e non tutti, giustamente, lavorano di notte come certi attivisti…

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