TNT blogLa maggioranza dei delegati del Parlamento Europeo si arrende definitivamente e segue l’On. Trautmann ciecamente in un testo di compromesso emendato oralmente che tradisce il principio di tutela delle libertà fondamentali dell’emendamento 138 originale. Il Pacchetto Telecom si configura come una sinistra minaccia a Internet e ai cittadini europei: nessuna libertà fondamentale adeguatamente tutelata, autorizzazione al blocco di servizi e applicazioni, incoraggiamento alla collaborazione fra ISP e società private per l’istituzione di una “giustizia” parallela indipendente dalla magistratura che colpisca i cittadini sulla base di semplici sospetti.

L’ultimo baluardo a difesa delle libertà dei cittadini all’interno del Pacchetto Telecom, l’insieme di direttive emendate per prendere il controllo assoluto di Internet, in accordo ai voleri dei governi, delle società di telecomunicazioni e delle major dell’intrattenimento, è definitivamente caduto oggi a causa del tradimento di gran parte dei delegati del Parlamento Europeo. L’emendamento 138 tutelava i cittadini asserendo semplicemente quello che dovrebbe essere ovvio in qualsiasi democrazia reale: nessuna restrizione alla libertà di espressione e di informazione può avvenire senza la sentenza di un magistrato, eccetto che in caso di minaccia all’ordine pubblico.

I parlamentari sono stati minacciati: se avessero proseguito nella difesa delle libertà dei cittadini e non avessero accettato il testo così come è stato presentato dalla relatrice Catherine Trautmann (S&D, socialisti), il Pacchetto sarebbe caduto e la colpa sarebbe stata attribuita a loro (ci permettiamo di osservare che alla luce di quella abominevole mostruosità che il Pacchetto Telecom è diventato, ciò che qui viene definito “colpa” sarebbe apparso un “merito” per i cittadini europei).

Il meeting si è aperto con l’immediata protesta da parte dei Verdi in merito al tradimento del mandato originale assegnato a Trautmann e Vidal-Quadras, di cui abbiamo ampiamente parlato nei giorni scorsi. La relatrice Trautmann (S&D, socialisti) si è presentata con il nuovo testo (situato nell’art. 1.3, cosa che come abbiamo scritto è inappropriata per non tradire lo spirito del 138 e tutelare effettivamente le libertà fondamentali all’interno delle competenze del Parlamento) che a seguito delle discussioni sempre più accese ha cominciato a emendare a voce improvvisando.

Dopo di che è stata richiesta l’approvazione dei delegati del Comitato. A questo punto i Verdi e GUE si sono rifiutati di approvare un testo esposto “a voce” e hanno dichiarato esplicitamente di rifiutarsi di appoggiare alla cieca un mandato basato su un testo emendato a voce e non trascritto. Hanno preteso che prima di qualsiasi voto fosse fornito il testo scritto ma è stato loro rifiutato questo diritto: a memoria dello scrivente non si è mai verificato (in organi democratici) che ad un legislatore venisse negato l’accesso ad un testo sottoposto al voto del legislatore stesso.

La maggioranza dei delegati, invece, si è allineata con l’On. Trautmann, rendendosi complice di questa tragica commedia dell’assurdo in cui i cittadini europei sono i grandi sconfitti insieme alle libertà fondamentali.

Incredibilmente, il Presidente Vidal-Quadras ha chiuso la sessione dichiarando che il mandato concernente il testo è approvato dopo un’ampia discussione da parte di tutti.

Nel momento in cui scriviamo non abbiamo ancora il testo ufficiale con il quale Trautmann e Vidal-Quadras si presenteranno domani di fronte a Commissione e Consiglio, forti di quello che vorrebbero far credere essere “l’appoggio unanime” del Parlamento.

Secondo la MEP Eva-Britt Svensson (GUE, Verdi di Sinistra), siamo di fronte a un “colpo di stato” in cui l’azione del presidente della delegazione (Vidal-Quadras, PPE) rappresenta un abuso della fiducia riposta in lui dal resto del Parlamento. Il gruppo GUE rilascerà presto una dichiarazione ufficiale in merito all’assurda procedura.

Gli eventi di oggi dimostrano che il Parlamento Europeo non è in grado di rappresentare i cittadini (e lo è ancor meno quando si trova lontano dalle elezioni): indipendentemente dall’entità della maggioranza di voto su qualsiasi testo di qualsiasi direttiva (l’emendamento 138, giova ricordarlo, era stato adottato per due volte con maggioranze schiaccianti, 88%), soltanto i testi approvati dal Consiglio possono essere definitivamente adottati. Pertanto il funzionamento democratico delle istituzioni europee appare essere puramente illusorio: il vero potere è detenuto dal Consiglio dei Ministri dell’Unione, che a sua volta rappresenta i governi degli Stati Membri.

Ad aggravare la posizione del Parlamento vi è l’odierna procedura in cui si richiede di votare qualcosa continuamente modificato a livello verbale e non trascritto.

EDIT: ecco finalmente la trascrizione del testo elaborato e votato verbalmente. Scriveremo al più preso l’analisi del testo e i motivi per cui esso è del tutto diverso dall’emendamento 138.

Text to be inserted in Article 1:

“3a. Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.

Any such measures liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be taken in exceptional circumstances and imposed if they are necessary, appropriate and proportionate within a democratic society, and shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and with general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. In particular, any measures may only be adopted as a result of a prior, fair and impartial procedure ensuring inter alia that the principle of presumption of innocence and the right to be heard of the person or persons concerned be fully respected. Furthermore, the right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.

This shall not affect the competence of a Member State, in conformity with its own constitutional order and with fundamental rights, to establish a requirement of a judicial decision authorising the measures to be taken.”

Come italiani vorremmo sottolineare il comportamento dell’On. Patrizia Toia (S&D) che, allineatasi con Trautmann, non ha alzato un dito a difesa delle libertà fondamentali, così come i rappresentanti di S&D (all’epoca PSE) avevano avallato, fin da maggio, l’autorizzazione al blocco di servizi e applicazioni in Internet, votando a favore degli articoli restrittivi nel rapporto Harbour (Malcolm Harbour, all’epoca PPE, gruppo in cui confluiscono i rappresentanti del PdL). Quello che appare ancora più grave è appoggiare un testo non scritto emendato oralmente “al volo”.

Mentre in patria il Partito Democratico (i cui rappresentanti sono nel gruppo S&D) si oppone, giustamente, ad ognuna delle tante, tantissime proposte di legge della maggioranza che mirano a imbrigliare e a chiudere Internet, alla prova dei fatti in Europa, tramite i propri europarlamentari, esso si allinea esattamente con la volontà di quel governo al quale dichiara di opporsi.

Il Pacchetto Telecom assume così contorni quanto meno sinistri:

- la direttiva servizio universale e diritti degli utenti autorizza “condizioni che limitano l’accesso a, e/o l’uso di, servizi e applicazioni”, minando la libertà d’informazione e di espressione, e incoraggia la collaborazione fra ISP e società private, gettando le basi per una giustizia parallela privata fuori dal controllo della magistratura (si noti la sinergia con la direttiva quadro qui sotto);

- la direttiva quadro si è indirizzata verso la concessione di eccezione ad un equo processo per i sospetti di reato in Internet (si noti la sinergia con la direttiva servizio universale quando quest’ultima pone le basi per una giustizia fuori dal controllo della magistratura) e la sospensione del diritto alla privacy e, di nuovo, della libertà di espressione;

- la direttiva accesso e la direttiva autorizzazione, oltre a ribadire le condizioni di restrizione citate, non definiscono una qualità di servizio minima per le interconnessioni.

È quanto meno inquietante notare le significative analogie fra i punti citati e le normative che regolamentano Internet in Cina e a questo punto dobbiamo seriamente chiederci: abbiamo veramente bisogno di un Pacchetto così?

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