gen 14 2010
Colpo di scena in Francia: il Ministero della Cultura risponde ufficialmente alle richieste di chiarimenti e ammette che l’indirizzo IP non può essere considerato una prova di colpevolezza.
In risposta ad una richiesta scritta, il Ministero della Cultura, pur essendo l’organismo che più ha premuto (insieme a Sarkozy e alle major, naturalmente) a favore dell’istituzione di HADOPI, ha sostenuto che un indirizzo IP non può essere considerato una prova di violazione del copyright.
Questo perché l’indirizzo IP può essere usurpato, perché una connessione WiFi può essere violata oppure perché si possono iniettare nei tracker Torrent indirizzi IP arbitrari (in effetti a quest’ultima orrenda scoperta i brillanti funzionari del ministero non sono ancora arrivati).
Si tratta di una cosa più facile da fare che da scrivere, è sufficiente scrivere l’indirizzo da far registrare al tracker nel proprio client, nella casellina “Indirizzo IP da riportare al tracker”. Il tracker registrerà l’indirizzo per un lungo periodo (da 10 a 45 minuti, secondo i test effettuati su vari tracker sparsi nel mondo), prima di cancellarlo per timeout. In quel periodo, le milizie dell’HADOPI possono registrarlo, perché utilizzeranno dei semplici client torrent modificati per registrare gli IP restituiti dai tracker (oltre a quelli con i quali il client stabilisce una connessione). Come dimostra poi una ricerca dell’Università di Washington esistono molti altri modi per cui un mietitore di indirizzi IP può prendere cantonate.
Il Ministero precisa, come se in Francia ci fosse bisogno di ricordarlo di questi tempi, che l’onere della prova è a carico dell’accusa. Quale giudice se la sentirà di condannare per contraffazione un cittadino in base a degli indirizzi IP facilmente falsificabili e raccolti da privati delegati da HADOPI? E quale cittadino, quand’anche fosse condannato durante il processo espresso, non opporrà ricorso per salvaguardare il proprio accesso a Internet ed evitare multa ed eventuale carcere? La nuova legge “HADOPI 2″ infatti prevede il diritto ad appellarsi contro la decisione del processo espresso. Chi se ne avvale non viene disconnesso dalla Rete e un processo regolare deve essere celebrato.
Ma allora a cosa serve questa HADOPI? Forse solo per provare a instaurare un clima di paura al fine di convincere un po’ di persone a non usare più Internet liberamente e tornare a guardare la TV?
6 Responses
Commento by jan
14 gennaio 2010 alle 14:10
Potrà interessarvi sapere che i ricercatori dello studio sulle notifiche DMCA all’Università di Washington lavorano ora a OneSwarm un progetto di p2p rispettoso della privacy. Ne ho scritto qui:
http://www.nazioneindiana.com/2009/11/09/p2p-e-privacy-in-rete-con-oneswarm/
Commento by Paolo Brini
14 gennaio 2010 alle 16:43
Grazie infinite per la segnalazione e per l’ottima traduzione! Seguiremo il progetto OneSwarm con attenzione.
Pingback by Topsy.com
14 gennaio 2010 alle 14:24
[...] This post was mentioned on Twitter by Paolo Brini , Scambio Etico. Scambio Etico said: Francia: il Ministero della Cultura dichiara che l'indirizzo IP non è una prova http://bit.ly/7vfVV0 #hadopi #threestrikes #copyright [...]
Commento by gioacchino
20 gennaio 2010 alle 22:38
ed eccone qui un’altro:
Anomos is Freedom!
Anomos is a pseudonymous, encrypted multi-peer-to-peer file distribution protocol. It is based on the peer/tracker concept of BitTorrent in combination with …
http://anomos.info/wp/
comunque riguardo la faccenda IP:
)]
anche se l’IP fosse verificato, cio’ non dimostra nulla.
dimostra solo che uno ha fatto parte dello swarm. cio’ non dimostra pero’ che abbia inviato una copia intera del contenuto [che poi dovrebbe essere diretta interamente ad una sola persona!] o che ha scaricato un contenuto intero [le major schedano gli IP, ma non sanno cosa viene trasmesso! (tranne il caso in cui posseggono l'ISP
Commento by Paolo Brini
20 gennaio 2010 alle 23:35
@gioacchino
Grazie per la segnalazione di Anomos. Mi sembra ancora un progetto non del tutto pronto (sbaglio o ha bisogno di un tracker centrale che è in fase di preparazione?) ma sicuramente molto interessante.
In merito agli IP, hai ragione.
Commento by libo
11 agosto 2011 alle 12:39
un appunto alle considerazioni finali, si in linea di massima TUTTI i governi hanno il sacro terrore della rete, e per quello che rappresenta a livello informativo e libera circolazione delle idee, e spessissimo se non sempre in tv chi parla di internet da informazioni di sistema non qualificate, in definitiva chi parla di internet non sa nemmeno cosa sia nella sua primordiale essenza
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