TNT blogDopo l’interrogazione dell’8 dicembre 2009 presentata da Christian Engström, rappresentante del Pirate Party al Parlamento Europeo, la preoccupazione sugli effetti che il trattato ACTA produrrebbe sul quadro legale comunitario diventa sempre maggiore, tanto da indurre altri parlamentari a fare altrettanto, Axel Voss e Ivo Belet (PPE), Alexander Alvaro (ALDE) e Britta Thomsen (S&D). Invece in Italia…

…come peraltro in gran parte degli altri paesi della UE, nessuno sembra interessarsene, solo la componente di Radicali Italiani nel PD ha recentemente presentato una interrogazione. Per questo motivo abbiamo deciso di inviare una lettera aperta a tutti i parlamentari italiani con lo scopo di sollecitarli, attraverso le iniziative che più riterranno opportune (interrogazioni, ordini del giorno, conferenze stampa, convegni, seminari o altro), affinché si esca da questa inerzia e muro di silenzio omertoso.

Onorevoli Membri del Parlamento,

dai numerosi documenti ufficiali trapelati [1] emerge che tra l’Unione Europea e Paesi terzi -per rafforzare la repressione contro la contraffazione dei marchi, la violazione dei brevetti e la falsificazione delle opere dell’ingegno- sono in corso trattative segrete tendenti ad inserire in questo genere di reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright che viene praticata su Internet. Per combattere questo fenomeno sono previste misure lesive della privacy e dei diritti fondamentali delle persone ma, nonostante ciò, i mass media continuano a tenere alto il muro omertoso del silenzio su quello che in Rete viene definito l’affaire ACTA e su cui la stessa amministrazione Obama ha posto il segreto per motivi di sicurezza nazionale [2].

Facendo leva sulle presunte perdite economiche che l’industria dell’intrattenimento da alcuni anni a sproposito lamenta [3], l’intento è quello di far modificare gli ordinamenti giudiziari locali per rendere i fornitori di servizi responsabili di quanto la Rete veicola, al fine di obbligarli a diventare i gendarmi delle corporation. Ci sono sempre più evidenti e pressanti tentativi di far modificare il quadro normativo e giuridico europeo per adattarlo a questo trattato liberticida -che vuole essere ratificato entro la fine del 2010- senza che nessuno possa prenderne visione prima della sua conclusione.

Se un rafforzamento della repressione contro la falsificazione dei prodotti può essere condivisibile e auspicabile, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute delle persone, non è possibile ammettere altrettanto quando ciò riguarda il diritto dei paesi in via di sviluppo all’accesso ai farmaci e l’inibizione all’utilizzo della Rete per le persone che, senza scopo di lucro, condividono cultura e conoscenza attraverso il media del nuovo millennio, in particolare quando ciò vuole essere effettuato con procedure invasive della privacy e senza garanzie giudiziarie.

Il Trattato ACTA contiene disposizioni che andrebbero a modificare il quadro legale dell’Unione Europea, rendendo responsabili i fornitori di connettività e servizi di ciò che le persone immettono su Internet, facendo cadere i principi di mere conduit e di neutralità della Rete che sono stati i fondamenti grazie ai quali essa finora è riuscita ad affermarsi come strumento essenziale per il commercio, la libertà d’espressione, l’arricchimento culturale e la partecipazione democratica. ACTA inoltre impone delle restrizioni all’interoperabilità dei contenuti e del software che arrecherebbero notevoli danni ai consumatori e alle piccole e medie imprese ed introduce il concetto di “incitamento alla violazione del copyright” che non fa parte del quadro legale europeo e ostacola l’accesso ai contenuti anche quando questo è legale.

Appare sempre più evidente che ACTA lederà le libertà dei cittadini italiani e il commercio nazionale molto più di qualsiasi ordinario accordo commerciale. I rappresentanti della Commissione sostengono che i negoziati armonizzeranno la legislazione del mercato interno, influenzeranno i diritti su Internet e le responsabilità degli intermediari delle comunicazioni elettroniche. I negoziati su ACTA avranno quindi profonde implicazioni per la libertà di espressione, per il diritto alle comunicazioni private e per le attività commerciali basate su Internet. Tali negoziati non dovrebbero essere segreti: il processo legislativo è il cuore della democrazia parlamentare italiana. ACTA deve essere soggetto alla trasparenza che un regolare processo democratico richiede.

Al fine di raggiungere tale indispensabile trasparenza, l’impianto di negoziazione deve essere cambiato. L’Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo, ma il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti né ha potuto analizzare l’impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema legale. ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa, come confermato dal rapporto trapelato dei negoziatori della Commissione Europea [4] e come inoltre dichiarato dal Commissario Designato per il Mercato Interno Barnier [5].

Riteniamo che accettare la segretezza non sia compatibile con il Vostro lavoro di rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Riteniamo che Voi, in quanto parlamentari della Repubblica Italiana, abbiate il diritto e il dovere di analizzare quali leggi siano state attualmente negoziate. Riteniamo altresì inaccettabile che Voi siate esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright possono accedere ai documenti e concorrono alla loro formulazione [6], e che Vi si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto, tanto più che nel marzo 2009 il PE ha approvato a grande maggioranza una risoluzione che chiedeva di rendere pubblici i documenti a cui ancora non è stato dato seguito [7].

La sola cosa che Vi chiediamo è quella di pretendere che prima di arrivare alla ratificazione di questo trattato venga tolto il segreto degli atti e che essi possano essere valutati da tutta la classe politica e dalla società civile: non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà in Rete e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation. Sta a Voi decidere quali strumenti (interrogazioni parlamentari, ordini del giorno conferenze stampa o altro) sono più appropriati a conseguire il risultato, l’importante è non restare inerti.

[1] Michael Geist
[2] Punto Informatico
[3] La Quadrature du Net
[4] ScambioEtico
[5] IPtegrity
[6] KEI Online
[7] Parlamento Europeo

Con l’auspicio questa missiva possa trovare il Vostro interesse e mobilitazione Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Il Comitato Promotore del Movimento ScambioEtico.

Ne sottoscrivono i contenuti le seguenti organizzazioni facenti capo al Network di Frontiere Digitali

  1. Agorà Digitale
  2. Amici di Beppe Grillo di Roma
  3. Artisopensource
  4. Associazione Concreta-mente
  5. Associazione Il Secolo Della Rete
  6. Associazione Liber Liber
  7. Associazione Linux Club Italia
  8. Associazione Net-Left
  9. Associazione Orchestra Panharmonikon
  10. Associazione Partito Pirata
  11. Associazione UnaRete
  12. Associazione Wikimedia Italia
  13. Beatpick.com
  14. Community Nephogram – NetLabel CC
  15. FLxER LiveVideo & Free software
  16. Flyer Communication
  17. Free Hardware Foundation
  18. Collettivo iQuindici
  19. ISOTYPE
  20. Istituto per le politiche dell’innovazione
  21. Les Liens Invisibles
  22. Liberius
  23. LPM – Live Performers Meeting
  24. Movimento Scambio Etico
  25. REFF/RomaEuropa Fake Factory
  26. ShockArt – Net Art
  27. The house of love and dissent
  28. Unione degli Studenti (U.d.S.)
  29. Viaggi e Miraggi
  30. WAM – Web Art Mouse-um
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