TNT blogL’Italia si conferma campionessa della censura in Europa. La sentenza del Tribunale di Bergamo, che segue la decisione della Corte di Cassazione, permetterà di imporre nuovamente agli ISP italiani di censurare The Pirate Bay, il sito che conta 27 milioni di utenti nel mondo. Grazie alle risorse tecniche contro la censura utilizzate con successo in regimi oppressivi come Cina e Iran, sarà comunque uno scherzo aggirare qualsiasi oscuramento. Vi proponiamo inoltre l’intervista che abbiamo realizzato con Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, avvocati difensori di The Pirate Bay.


(Vai a “Come sconfiggere la censura e gli oscuramenti”)

Nell’estate del 2008 The Pirate Bay, a seguito dell’ordinanza emessa dal G.I.P Dott.ssa Raffaella Mascarino [1], fu per la prima volta censurata preventivamente in Italia (in realtà si richiese il “sequestro”, confuso con l’oscuramento imposto ai provider) con l’accusa di favorire comportamenti illeciti finalizzati alla violazione del copyright. Gli avvocati italiani della Baia, Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, presentarono con successo istanza di riesame del provvedimento di sequestro. Il pubblico ministero propose ricorso in Cassazione avverso la decisione del Tribunale del riesame di Bergamo, la quale alcune settimane fa, annullando con rinvio l’ordinanza del tribunale di riesame, ha sentenziato che sussiste il potere inibitorio dell’autorità giudiziaria per impedire la prosecuzione della perpetrazione del reato [2]. Il Tribunale di Bergamo, dopo l’udienza di martedì 2 febbraio, ha quindi deciso che l’oscuramento preventivo del sito è legittimo. In questo modo i provider italiani potrebbero essere costretti, entro pochissimi giorni, a modificare nuovamente i propri DNS o a praticare blocchi a livello di IP per tentare di rendere inaccessibile il sito al pubblico italiano.

In termini di utenza, il sito è uno dei più grandi del mondo in assoluto, è il più conosciuto e frequentato nel settore degli indicizzatori torrent: quei siti, cioè, che consentono agli utenti di inserire e prelevare piccoli file di testo utili ad avviare, in modo del tutto decentralizzato, le condivisioni di opere di vario tipo, come testi, musica e film. Naturalmente, forse non è inutile specificarlo, nessun contenuto protetto da copyright è mai stato ospitato sui server di The Pirate Bay.

Dal 2008 The Pirate Bay è famosa in tutto il mondo anche per l’attiva opera contro la censura: il servizio BayWords offre blog gratuiti e senza censura, mentre BayImg consente l’inserimento sicuro e anonimo di immagini, un servizio cruciale per coloro che devono denunciare tramite le immagini cosa succede nei paesi totalitari. Durante il 2009, l’opera degli attivisti di The Pirate Bay, insieme ad Anonymous ed altre organizzazioni, è stata fondamentale per aiutare i cittadini iraniani a far sapere al mondo cosa stesse realmente succedendo in Iran durante il periodo delle controverse elezioni, a dispetto dei tentativi di censura del regime: centinaia, se non migliaia, di tunnel sono stati aperti per consentire la trasmissione di informazioni ed immagini da e per l’Iran.

Nello stesso anno, The Pirate Bay ha favorito la partecipazione democratica dei cittadini europei informandoli di quanto stava avvenendo nelle istituzioni durante l’iter legislativo del problematico Telecoms Package (la radicale riforma del quadro delle telecomunicazioni approvata dal Consiglio e dal Parlamento Europeo nel novembre 2009 dopo anni di negoziati).

Non appare essere una coincidenza che oggi The Pirate Bay subisca la censura da un paese occidentale: qualsiasi sito che in qualche modo possa far venire l’idea ai cittadini che il flusso di informazioni debba essere libero e non censurato viene da sempre vista con sospetto dall’establishment e dai regimi autoritari. La decisione appare inoltre in linea con quanto si vorrebbe imporre a livello internazionale tramite accordi commerciali multilaterali, come ACTA, di cui parliamo molto spesso.

In questo caso la motivazione (o, potremmo dire, la scusa) si basa su un presunto favoreggiamento alla violazione del copyright, in totale spregio al fatto che nessun contenuto coperto da copyright è ospitato sui server della Baia, e che la direttiva europea sul commercio elettronico (2000/31/CE), fedelmente implementata in Italia dal d.lgs. 70/2003, garantisce, sotto certi parametri, la non responsabilità degli intermediari dei servizi della società dell’informazione e il divieto, per gli Stati Membri, di imporre un obbligo generale di sorveglianza su qualsiasi contenuto immesso dagli utenti (si vedano gli articoli dal 12 al 15). Infine, occorre ricordare che il quadro legale dell’Unione Europea (rilevante in questo caso, perché l’azione è contro un server che non risiede in Italia e di cittadini non italiani) non prevede reati quali “favoreggiamento alla violazione del copyright”.

L’oscuramento potrà essere imposto già nelle prossime ore. Da quel momento gli utenti italiani che vorranno accedere a The Pirate Bay dovranno spendere 3, forse anche 4, minuti del loro tempo (una sola volta) per configurare il proprio computer in modo da sconfiggere la censura.

Abbiamo avuto il piacere di realizzare un’intervista agli avvocati Gallus e Micozzi che vi proponiamo per intero:

D. “Quali sono le motivazioni della decisione? Sono in linea con quanto detto dalla Corte di Cassazione?”

R. “La decisione della Corte di cassazione ha avuto una rilevanza enorme nel giudizio di rinvio del Tribunale di Bergamo dello scorso 2 febbraio. E questo è abbastanza normale. Esiste una norma nel nostro codice di procedura penale (l’art. 627) che impone grossi limiti al giudice del rinvio. Tuttavia tali limiti riguardano solamente i punti di diritto già decisi dalla Cassazione. La decisione del rinvio è lunga ed articolata e, come tutte le decisioni, è degna di rispetto. Ciò non significa che non proporremo – nuovamente – ricorso in Cassazione e ricorso alla Corte di Giustizia europea.”

D. “Perché il tribunale di Bergamo non ha ritenuto opportuno chiedere almeno un parere alla Corte Europea di Giustizia?”

R. “Noi difensori abbiamo chiesto che il Tribunale del riesame sollevasse la questione pregiudiziale interpretativa alla Corte di Giustizia europea perché siamo fermamente convinti del fatto che alla direttiva 2000/31/CE (e di conseguenza alle norme pressoché speculari del d.lgs. 70/03) sia stata attribuita un’interpretazione errata. Questa direttiva – relativa al commercio elettronico – non contiene al suo interno delle norme tali da consentire una censura indiscriminata. Le norme oggetto di analisi, infatti, prevedono unicamente che l’ISP possa essere chiamato ad intervenire per bloccare ogni attività illecita posta in essere da un destinatario dei suoi servizi, e non per bloccare o limitare un servizio della società dell’informazione prima ancora che i destinatari abbiano posto in essere un’attività illecita. E per tale motivo riteniamo sia opportuno sollevare la questione di fronte alla Corte di Giustizia europea con ricorso diretto.

A nostro modo di vedere, tuttavia, il Tribunale del riesame avrebbe dovuto obbligatoriamente inviare la questione pregiudiziale in base al secondo comma dell’art. 234 Trattato CE [dal 1 dicembre 2009 articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, nda] in quanto contro la decisione presa dal Tribunale di Bergamo sul punto già deciso dalla Corte di Cassazione (la legittimità del sequestro e la corretta applicazione del d.lgs. 70/2003 [legge di recepimento in Italia della direttiva sul commercio elettronico, nda]) non si sarebbe potuto ulteriormente proporre un  ricorso giurisdizionale di diritto interno. Il Tribunale del riesame ha però ritenuto di non sollevare la questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea in quanto sul punto si era già espressa la Cassazione”.

D. “Come si giustifica questa sentenza alla luce degli articoli 14 e 15 della direttiva sul commercio elettronico, ove essi stabiliscono sotto certi parametri la non responsabilità degli intermediari nella società dell’informazione e proibiscono agli stati membri qualsiasi obbligo generale di sorveglianza sui contenuti immessi dagli utenti?”

R. “Allo stesso modo in cui dice la Cassazione, ossia si amplifica a tal punto il significato delle inibitorie stabilite dal dlgs 70/03 da sovvertirne e mutarne il significato. Abbiamo sollevato anche la questione di legittimità costituzionale per eccesso di delega del d.lgs 70/03 ma il Tribunale del riesame ha rigettato con la stessa motivazione: il 627 cp.p. impedisce di discutere su questo”.

D. “Questa sentenza è collegata all’ipotesi di reato previsto dal 171 ter C.2 a-bis, potrebbe essere estesa anche all’ipotesi di favoreggiamento alla violazione dell’art. 171 lett. a-bis?”

R. “Questo è un problema che ha maggiore attinenza con la fase del merito del processo contro i gestori di The Pirate Bay. Si profila il rischio per il quale l’oscuramento potrà essere disposto verso tutti i siti stranieri evitando una rogatoria internazionale o la collaborazione ex Direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico per qualsiasi tipo di reato.”

D. “Potrebbero quindi tentare di oscurare mezza Internet?”

R. “Potrebbero provarci”.


SCONFIGGERE LA CENSURA IN CASO DI SABOTAGGIO DEI DNS

Occorre cambiare DNS ed usarne uno non sabotato. L’operazione richiede pochi secondi. Le guide per tutti i sistemi operativi sono qui, corredate da un’ampia serie di immagini:

http://www.cambiodns.com/home.php

Gli indirizzi di numerosissimi DNS pubblici sono disponibili qui (evitare ovviamente quelli italiani):
http://www.neumon.org?view=dns_list_active

Qui ci limitiamo a citarne giusto alcuni molto famosi che non sono soggetti alla censura italiana:
208.67.220.220 (OpenDNS)
208.67.222.222 (OpenDNS)
8.8.8.8 (Google)
4.2.2.1 (Comcast)
4.2.2.2 (Comcast)


SCONFIGGERE LA CENSURA IN CASO DI IP BLOCKING E ALTRE FORME

Se il cambio di DNS non sortisce l’effetto desiderato, significa che il vostro provider pratica la censura tramite blocco IP o altri metodi. In questo caso è necessario (i puristi ci perdonino la semplificazione) creare un “tunnel” per far passare i dati attraverso un server esterno all’Italia e veicolarli verso il vostro computer, senza che il provider possa interferire. Simili sistemi hanno anche l’ottimo effetto collaterale di aumentare sia la vostra privacy, sia la sicurezza delle vostre comunicazioni.

Ci sono moltissimi modi per realizzare la cosa, ci limitiamo qui a citare quelli più semplici:

- utilizzare un web proxy gratuito (attenzione: non far transitare password attraverso i web proxy) come per esempio quelli elencati qui.

- utilizzare una VPN commerciale (pochi euro al mese) o gratuita come UltraVPN. Per la semplice navigazione una VPN gratuita è più che sufficiente.

- utilizzare un sistema di http-tunneling a pagamento o gratuito, come quello offerto da http tunnel; anche in questo caso il servizio gratuito è più che sufficiente per navigare.

Per chi vuole perdere qualche minuto in più:
- utilizzare TOR.

Per chi vuole, oltre che sconfiggere la censura, entrare in nuovo mondo, vere e proprie reti interne a Internet (o autonome rispetto a Internet) dove i controlli censori sono impossibili e dove esistono siti e servizi “insensibili alla censura”:

- entrare in una Darknet (con gateway verso Internet):

Freenet o I2P

Per qualsiasi necessità di chiarimenti e assistenza siamo a vostra disposizione.

Il forum di
ha inoltre aperto una sezione dedicata: la libertà di espressione e di accesso alle informazioni sono diritti fondamentali che vanno tutelati in ogni modo possibile.

[1] http://www.ictlex.net/?p=934
[2] Link alla sentenza della Corte di Cassazione

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