TNT blogUn Parlamento britannico deserto approva il Digital Economy Bill, una legge che conferisce potere assoluto su Internet al governo inglese. Disconnessioni senza processo, responsabilità agli ISP per i contenuti veicolati dai clienti, censura discrezionale del World Wide Web e registrazione dei domini controllata dal governo stesso sono gli ingredienti forti, in spregio a diverse direttive europee, del piatto preparato dalle major dell’intrattenimento e votato da politici definiti da Richard Stallman dei clown. L’Unione può tollerare di avere al suo interno uno stato che non riconosce l’autorità delle istituzioni europee, uno stato che antepone ai diritti fondamentali dei cittadini gli interessi di una manciata di industrie?


“Quasi universali erano l’orrore e la rabbia per l’affronto al processo democratico che si stava svelando di fronte ai nostri occhi”, dalla lettera aperta del 6 aprile degli sviluppatori e artisti inglesi della società dell’informazione.

Di fronte ad un Parlamento deserto (v. immagine qui sotto), possibile sintomo di un paese momentaneamente allo sbando travolto da uno scandalo dietro l’altro e influenzato pesantemente da poche grandi corporazioni, il Digital Economy Bill ha passato in poche ore di due pomeriggi la sua seconda e la sua terza lettura, è stato approvato con il voto favorevole sia dei laburisti sia dei conservatori, e ora si dirige verso la House of Lords per le firme finali, una pura formalità, che lo renderanno legge per i sudditi di Sua Maestà, decreteranno la fine della neutralità della rete in UK e faranno del Regno Unito uno dei nemici di Internet.

Secondo la testimonianza di Monica Horten, riportata su IPtegrity, è stato “assolutamente incredibile sentire un Parlamento Britannico discutere del blocco di siti web e di tagliare le connessioni delle comunicazioni alle persone. E con una tale riprovevole azione di questa istituzione screditata, il Parlamento ha mostrato, sotto lo sguardo di migliaia di webcast, quanto vergognosamente si possa comportare”.

Da un’idea del magnate di Hollywood David Geffen esposta a Lord Mandelson (Segretario al Commercio non eletto) durante una cena presso la villa di Geffen stesso a Corfù nella quale il politico inglese era ospite, scritto e appoggiato dalle major del cinema e della musica, il Digital Economy Bill sancisce l’obbligatorietà per i provider dell’intercettazione e del monitoraggio delle comunicazioni dei cittadini, l’obbligo di disconnessione dalla rete dei cittadini per eventuali sospetti di infrazioni (con presunzione di colpevolezza e senza diritto ad alcun processo) e il trasferimento del controllo della registrazione dei domini ad un ente governativo apposito.

La “Clausola 18″, che trasferisce al Segretario delle Comunicazioni o a Ofcom la facoltà di oscurare senza alcun limite e senza alcuna supervisione giudiziaria qualsiasi sito web, dovrà invece essere discussa separatamente a causa di una variazione dell’ultimo momento che l’ha scorporata dal resto della legge. Tuttavia è stata rimpiazzata dalle clausole 1 e 2 che nessuno ha visto in precedenza, che non sono state discusse esaurientemente durante il dibattito-farsa, e che potrebbero avere analogo contenuto.

Il Bill conferisce inoltre pieni poteri al Segretario di Stato di imporre, senza aver bisogno dell’approvazione del Parlamento, l’utilizzo in qualsiasi momento e secondo le necessità e le modalità che il segretario riterrà personalmente opportune, di nuove normative e strumenti tecnici al fine di aumentare l’efficacia delle disconnessioni degli utenti e dei blocchi della Rete. Le misure tecniche saranno prese in base ai consigli dell’industria dell’intrattenimento.

I gruppi di attivisti Open Rights Group e 38 Degrees hanno fatto grandi sforzi per convincere i parlamentari ad opporsi alla legge e per lo meno richiederne uno scrutinio più approfondito e meno frettoloso, incluse campagne pubblicitarie sul Times e sul Guardian pagate dalle donazioni, 20684 e-mail di diversi cittadini che chiedevano che la legge fosse rigettata e altro ancora. Tutto è stato vano e il futuro di Internet in Inghilterra sembra pregiudicato da poche ore di discussione di una legge scritta dalle major e approvata da un branco di quelli che Stallman sul Guardian non esita a definire pagliacci.

L’intero processo è stato un teatrino in cui decine di clausole venivano discusse in tempi brevissimi, senza dati e senza adeguata competenza. Significativo il tweet di uno degli spettatori al dibattito sulla legge: “Sembra di assistere a dei bambini di 5 anni che parlano di teorie quantistiche”.

In effetti si è detto di tutto e di più: dal fatto che i diritti delle industrie devono avere la precedenza sui diritti umani al fatto che la libertà in Internet deve essere sacrificata. Abbiamo inoltre ascoltato altre castronerie, come la tesi secondo la quale in Europa stia arrivando un “Armageddon” (sic) proveniente dalla Svezia che ha portato il partito pirata svedese ad avere due seggi al Parlamento Europeo, partito il cui fondatore è attualmente in carcere. Rick Falkvinge, fondatore del Partito Pirata svedese, intervistato da TorrentFreak in merito, ha confermato di essere ancora un uomo libero, e che, per quanto strano possa sembrare, in Svezia non è ancora illegale sostenere delle opinioni politiche che possano portare il paese nell’era digitale. Falkvinge ha inoltre commentato: “Ci si potrebbe chiedere su quali altri fatti coloro che appoggiano il DE Bill abbiano preso cantonate”.

Open Rights Group ha espresso la sua intenzione di continuare la battaglia e di continuare a esporre al mondo intero l’incompatibilità fra questa legge e la Convenzione Europea sui Diritti Umani. Il Direttore Jim Killock ha dichiarato: “Continueremo a esporre le manipolazioni e le pressioni dei lobbisti delle corporazioni e l’irresponsabilità di molti politici al fine di vincere la nostra battaglia per difendere i nostri diritti di cittadini”.

Gruppi di “hacktivisti” hanno già messo a disposizione risorse tecniche che potranno essere utilizzate facilmente dai cittadini inglesi in pochi minuti per poter rendere il Digital Bill inefficace e poter preservare la libertà di Internet anche in UK. Dal punto di vista della protezione del copyright, il Bill può essere facilmente sconfitto (come scrivevamo in un altro articolo, con strumenti che attualmente abbiamo visto usare anche da bambini di 11 anni – dopo tutto, le leggi delle nazioni non possono vincere sulle leggi della matematica); appare invece preoccupante la base di motivazioni con le quali esso è stato appoggiato dai politici inglesi, in particolare il concetto secondo il quale occorre sacrificare la libertà di Internet perché questo è ciò che viene richiesto da un pugno di corporazioni.

Le questioni che porremo insieme ai gruppi inglesi di difesa delle libertà civili nel prossimo futuro, dopo aver analizzato la versione consolidata del Digital Bill, alla Commissione Europea, sono in sintesi: può l’Unione Europea tollerare, nella società dell’informazione, la deliberata violazione della Direttiva sul commercio elettronico e della Direttiva quadro sulle telecomunicazioni emendata con il Telecoms Package, che dovrà essere implementata entro e non oltre giugno 2011, da parte di un Paese Membro? Può l’Unione tollerare che un Paese Membro violi la Convenzione Europea sui Diritti Umani e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea?

Le vicinissime elezioni politiche nazionali nel Regno Unito, alle quali potrebbe partecipare parteciperà anche il Pirate Party, mostreranno se i cittadini inglesi avranno a cuore i propri diritti fondamentali o meno e avalleranno ancora una volta la massima di Joseph de Maistre: “ogni popolo ha il governo che si merita”.

Nell’immagine sottostante, il commento a caldo di Open Rights Group. L’immagine dice: quello che il Parlamento pensa del vostro diritto di accedere ad Internet.

Share