TNT blogAl termine dell’ultimo round di negoziati ACTA svoltosi in Nuova Zelanda e conclusosi oggi, i delegati fanno un passo nella giusta direzione: la versione consolidata, allo stato attuale, sarà ufficialmente rilasciata al pubblico il 21 aprile, con l’eccezione delle posizioni dei singoli governi. Anche se con colpevole ritardo, viene accolta una parte della prima richiesta della società civile e del Parlamento Europeo.

Durante l’ultimo round di negoziati su ACTA svoltosi dal 12 al 16 aprile in Nuova Zelanda, alcune parti, fra cui l’Ufficio dei Rappresentanti al Commercio degli Stati Uniti, hanno dichiarato che i negoziatori hanno fatto sostanziali passi avanti, restringendo le proprie differenze, per raggiungere un accordo concernente le misure alle frontiere, la repressione della pirateria digitale e le sanzioni penali.

I negoziatori hanno inoltre concordato di rilasciare al pubblico la versione consolidata di ACTA (allo stato attuale dei negoziati), decurtata delle posizioni ufficiali dei singoli governi. Tale decurtazione è un evidente sintomo che ogni governo teme potenzialmente la reazione dei propri cittadini. L’abbandono di una parte della segretezza è una fase importante che ci catapulterà nel pieno della battaglia contro questo accordo commerciale che ha l’arroganza di limitare le libertà fondamentali tentando l’aggiramento di un regolare processo democratico.

Infatti, dal conciso comunicato stampa diramato con la chiusura dell’attuale round di negoziati (il prossimo sarà a Zurigo in giugno) si apprende che ACTA non contiene nessuna misura per imporre agli stati un regime di 3-strikes, o risposta graduale (disconnessioni automatiche degli utenti da Internet sulla base di soli sospetti). Tale formulazione dimostra per l’ennesima volta, come era accaduto ripetutamente in passato nei dibattiti con Devigne, il negoziatore guida per il DG Trade della Commissione Europea, che i sostenitori di ACTA vogliono giocare con le parole, senza alcun rispetto per i cittadini. ACTA infatti prevede responsabilità e danni illimitati per quei provider che si rifiutassero di disconnettere i propri clienti, trasformando quindi i 3-strikes in un obbligo de facto per qualsiasi fornitore di accesso a Internet.

Restano inoltre aperti gli enormi problemi concernenti l’accesso ai farmaci, le eccezioni al copyright delle opere dell’ingegno per fair use, e il divieto di promuovere l’interoperabilità dei contenuti.

La battaglia contro ACTA è ormai durata 2 anni ma è come se fosse appena iniziata. Nel frattempo, almeno per quanto concerne l’ambiente digitale, si stanno diffondendo in massa gli strumenti che trasformeranno la “soluzione alla pirateria” dell’industria del copyright, la quale in nome dell’enforcement vuole travolgere creatività e diritti fondamentali, in un tentativo patetico, falsa alternativa a modelli di business veramente al passo con i tempi e sintomatico di una totale mancanza di idee innovative.

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