TNT blogLe richieste della FAPAV (Federazione Antipirateria Audiovisiva) sono state rigettate dal tribunale di Roma. Telecom Italia non può e non deve denunciare i clienti né deve procedere alla censura dei siti voluta da FAPAV. Una riaffermazione importante delle Direttive sulla protezione dei dati, sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche e sul commercio elettronico.


Il caso FAPAV-Telecom Italia, di cui ci siamo occupati non molto tempo fa, giunge al capolinea con la sconfitta della FAPAV, una delle federazioni al servizio di Reptilia. Ricapitolando in breve, la FAPAV aveva, tramite i servigi della francese CoPeeRight, rastrellato una serie di indirizzi IP ai quali, secondo l’agenzia ingaggiata, corrispondevano linee tramite le quali si erano compiute violazioni del copyright; aveva altresì compilato una lista di siti web (fra i quali, ricordiamo, un sito in cui si realizzano per passione sottotitoli in italiano) che avrebbero favorito le violazioni del copyright. Su queste basi, la FAPAV chiedeva di obbligare Telecom Italia a correlare gli indirizzi IP con le identità degli intestatari della linea e denunciare all’autorità giudiziaria i clienti che FAPAV stessa sospettava avessero violato il copyright; infine, di provvedere all’oscuramento della suddetta lista dei siti.

Sulla base dell’art. 12 e dell’art. 15 della Direttiva 2000/31/EC sul commercio elettronico, il giudice ha sottolineato che il provider non è responsabile dei contenuti immessi in rete dai propri clienti, non ha un obbligo generale di sorveglianza e ha stabilito che FAPAV non può chiedere a Telecom Italia di correlare IP e nome dell’intestatario della linea e tanto meno giungere a denunciarlo. Telecom non può e non deve inoltre bloccare l’accesso ai siti e non ha alcun obbligo ad informare o avvisare i propri clienti del fatto che questi ultimi avrebbero compiuto, o sarebbero sospettati di aver compiuto, attività illecite. Solo e soltanto l’autorità giudiziaria ha la competenza per indagare ed accertare eventuali violazioni della legge.

Accolta invece la richiesta di FAPAV che obbliga Telecom a girare all’autorità giudiziaria le segnalazioni su presunti illeciti che avvengono sulla propria rete; una pura formalità senza alcuna conseguenza pratica, secondo Telecom Italia.

La sconfitta di FAPAV riafferma i principi legali secondo i quali i diritti fondamentali dei cittadini non possono essere violati per dar seguito a semplici affermazioni di società private che vorrebbero sostituirsi all’autorità giudiziaria ed instaurare una forma parallela di “giustizia”.

Allo stesso tempo rappresenta una rilevante riaffermazione degli articoli 12 e 15 della Direttiva sul commercio elettronico, le cui violazioni, invocate a gran voce dall’industria dei monopoli intellettuali e sostenute dall’ACTA, sancirebbero la fine dell’Internet che conosciamo.

Si tratta infine di una sentenza che a nostro avviso dimostra come l’attuale quadro legale sia perfettamente coerente, a differenza di quanto affermato da certe parti, con il recepimento di un particolare articolo della Direttiva quadro del Telecoms Package. L’implementazione del Pacchetto Telecom dovrà avvenire entro il giugno 2011 e dovrà definitivamente seppellire qualsiasi velleità verso disconnessioni automatiche da Internet, come proposte dalla risposta graduale alla francese nella legge “Création et Internet” (c.d. HADOPI-1, peraltro già bocciata dal Consiglio Costituzionale francese), al di fuori di stringenti parametri di garanzia.

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