TNT blogOggi è stata rilasciata al pubblico la versione ufficiale di ACTA allo stato attuale dei negoziati. Sostanzialmente confermate le minacce precedentemente viste grazie ai documenti trapelati, si aggiungono ulteriori preoccupazioni. Una prima analisi del documento mostra che è indispensabile una reazione immediata e forte di tutta la società civile e del Parlamento Europeo.

A seguito dell’enorme pressione della società civile e del Parlamento Europeo, le parti che negoziano ACTA hanno acconsentito a pubblicarne i documenti, seppur privi delle posizioni dei singoli paesi, dopo oltre 2 anni di vergognosa segretezza. Il DG per il Commercio della Commissione Europea, che ha il mandato affidatogli dal Consiglio ma NON dal Parlamento per negoziare il cosiddetto “accordo commerciale anti-contraffazione”, ha pubblicato i documenti qui.

Rimandandovi al nostro blog per una panoramica completa su cosa è ACTA e sui documenti trapelati fino ad oggi, passiamo subito all’analisi degli elementi dell’accordo che, a questo punto ufficialmente, rappresentano una gravissima minaccia alle libertà personali, ai diritti fondamentali, a Internet e alla libera circolazione della cultura. Desideriamo ringraziare La Quadrature du Net, European Digital Rights, Foundation for a Free Information Infrastructure, European Digital Rights, Electronic Frontier Foundation e Free Software Foundation, senza il cui fondamentale contributo questa analisi non sarebbe stata possibile.

Tenetevi forte, si parte per un viaggio allucinante ben oltre i confini del diritto, verso il Regno del Terrore della “Proprietà Intellettuale” sognato da Reptilia.

Sezione 1, art. 2.1, ingiunzioni senza supervisione dei magistrati
La formulazione dell’articolo impone alle parti di consentire nel mondo fisico il sequestro di beni sospettati di violare copyright, brevetti o marchi commerciali, su semplice ingiunzione della parte privata che ritiene di detenere il relativo monopolio intellettuale senza necessità di alcun supervisione o ordine giudiziario. Questa possibilità può avere conseguenze pesantissime sui farmaci in transito nei paesi sottoscrittori di ACTA: una casa farmaceutica sulla base di un semplice sospetto potrebbe ottenerne il sequestro ed impedirne il recapito per tempi sufficientemente lunghi da causarne o la scadenza o comunque gravi conseguenze per i cittadini bisognosi di farmaci dello stato destinatario. Nel mondo digitale il “sequestro” si traduce nella possibilità di blocchi, oscuramenti o filtraggi di contenuti, servizi e applicazioni. Inoltre le parti devono rendere possibile l’ingiunzione da parte dei copyright holder direttamente ai provider Internet per responsabilità civile nelle violazioni.

Art. 2.2.1, perquisizioni alle frontiere
Nei procedimenti civili, coloro responsabili secondo “basi ragionevoli” (manca la definizione di basi ragionevoli) di aver commesso violazioni dovranno compensare il detentore del copyright con un importo che tenga conto del presunto profitto perso secondo i parametri dello stesso detentore del copyright o del brevetto. Nel paragrafo immediatamente successivo si mantiene la possibilità per le parti di adempiere ai propri obblighi di protezione ed enforcement nel caso di trasferimenti ed esportazione dei beni, cioè si spalanca la porta per le perquisizioni alle frontiere dei supporti digitali (lettori MP3, laptop, cellulari, hdd, pendrive ecc.) dei farmaci o di qualsiasi altro bene.

Art. 2.2.2, multe automatiche senza prove di colpevolezza – senza processo
Le parti possono (per alcuni negoziatori DEVONO) stabilire un sistema automatico di multe su Internet per presunte violazioni del copyright e nel mondo fisico per presunte violazioni di marchi commerciali. Le multe devono essere prestabilite per legge e non sono determinate caso per caso o in seguito ad equo processo.

Art. 2.2.11 e art. 2.3, determinazione delle sanzioni e distruzione degli apparecchi
Nella determinazione delle sanzioni, le parti dovranno calcolare il danno minimo per il detentore del copyright o moltiplicando il numero totale di copie distribuite, assumendo che esse sarebbero state vendute a prezzo pieno, o calcolando il valore dei diritti che avrebbero dovuto essere pagati dal trasgressore in base al numero di copie distribuite e alle persone destinatarie, o tramite una royalty “ragionevole”. Nel successivo art. 2.3, si stabiliscono misure aggiuntive, quali la distruzione di beni o macchinari utilizzati dai trasgressori, e si stabilisce altresì che il pagamento dei diritti non consente la non distruzione.

Art. 2.4.17, attacco alle piattaforme con contenuti generati dagli utenti (YouTube ecc.)
Tutti gli intermediari, i canali di distribuzione e tutte le persone con cui il trasgressore è venuto in contatto direttamente o indirettamente per distribuire l’opera che viola il copyright possono essere ritenuti responsabili, con l’eccezione di coloro che esercitano l’attività professionale nel campo legale.

Art. 2.5, sequestri indiscriminati anche per attività che possono dar luogo a violazioni imminenti
Le parti si impegnano a dare la facoltà ai detentori del copyright, dei brevetti o dei marchi commerciali, di ordinare il sequestro preventivo di apparecchiature, macchinari, documenti ecc. anche prima dell’inizio di qualsiasi procedimento legale, e anche nei casi in cui il detentore dei diritti abbia il sospetto che la violazione, anche se non avvenuta, stia per avvenire.

Art. 2.X (non numerato, prima del 2.6) perquisizioni alle frontiere dei bagagli personali
Le parti possono, ma non sono obbligate a, eseguire perquisizioni alle frontiere dei bagagli personali dei privati cittadini per accertare eventuali violazioni di copyright anche piccole (per es. possono analizzare laptop, lettori MP3 e altri apparecchi elettronici senza mandato e anche se questi sono nel bagaglio personale).

Art. 2.14: reati penali anche per violazioni senza guadagni diretti o indiretti
Le parti si impegnano a riconoscere che la violazione del copyright anche non a scopo di lucro è una violazione su scala commerciale. Le violazioni di questo tipo dovranno essere considerate di tipo penale. Questo articolo criminalizza sia colui che copia un CD a un parente o a un amico, sia colui che pratica file sharing di materiale protetto da copyright. Si definisce che “violazione su scala commerciale” si riferisce anche ad attività prive di guadagni diretti o indiretti.

Art. 2.15.2: carcere per incitazione, ausilio o favoreggiamento delle violazioni del copyright
Le parti si impegnano a garantire pene carcerarie per coloro rei di incitare o aiutare o favorire le violazioni del copyright. Si tratta di un articolo che da una parte mira ad incarcerare gestori di siti, piattaforme e fornitori di accesso e di servizi vari a Internet, e dall’altra, mancando nell’Unione una definizione legale di incitazione alla violazione del copyright, tende a prefigurare il carcere per un nuovo reato d’opinione, quello per l’appunto di incitazione alla violazione del copyright. Potenzialmente, non è assurdo pensare che anche coloro che promuovono attivamente le riforme del copyright possano essere accusati di un simile reato. Si nota che è specificato che “come minimo una delle parti si oppone” a questo articolo, ma non ci è dato sapere quale o quali siano.

Art. 2.18 enforcement nell’ambiente digitale
Le parti si impegnano a rendere attive tutte le disposizioni di ACTA relative al mondo fisico anche all’ambiente digitale, incluse tutte le misure che possano rapidamente impedire le violazioni e tutte le misure che possano preventivamente impedire violazioni del copyright. Nel mondo digitale questo si traduce, tenendo conto degli articoli precedenti, in sequestri preventivi di server, blocchi di applicazioni, ingiunzioni preventive ai provider, oscuramenti di siti e altro ancora. Le parti inoltre prendono atto che le limitazioni e le eccezioni al copyright nell’ambiente digitale e le protezioni dei cittadini possono rappresentare una barriera per lo sviluppo del commercio elettronico. In una nota dell’articolo, viene inoltre specificato che le parti non sono obbligate a considerare eccezioni al copyright per fair use (ricordiamo che il fair use consente l’eccezione al copyright per parti di opere a scopi didattici, di cronaca, documentali, educativi o di satira). Il fair use diventa opzionale.

Nella nota 50, si ridefinisce un provider di servizi qualunque entità che fornisca trasmissione, routing o fornitura di connessione alle comunicazioni. Lo scopo è sotto gli occhi di tutti: ampliando la definizione in questo modo, si può attribuire responsabilità civile non solo agli ISP e agli host, ma anche a coloro che forniscono ogni tipo di servizio, dai social network ai motori di ricerca, dai fornitori di VPN alle piattaforme video e musicali, fino al più sperduto nodo TOR. Inoltre si introduce il reato di link.

In una successiva nota opzionale del medesimo articolo, si introduce l’obbligo del sistema di notice-and-takedown e la ridefinizione del principio di mere conduit, di cui abbiamo ampiamente parlato. In un’altra, la facoltà per le parti di istituire un’autorità amministrativa (tipo HADOPI ma con poteri più ampi, si potrebbe dire una Pre-Crimine) che abbia la facoltà di prevenire, prima ancora che esse accadano, le violazioni, e il diritto per i detentori dei copyright di richiedere ed ottenere dagli ISP i dati personali di qualsiasi cittadino sulla base di semplici dichiarazioni di presunte violazioni di copyright.

Attacco al software libero e alle licenze copyleft (Creative Commons, GPL…)
Nel medesimo articolo, vengono portati due attacchi al software libero, uno indiretto e uno diretto. Quello indiretto si basa sulla distorsione di Internet, tramite la collaborazione fra copyright holder e ISP mirata a violare la Net Neutrality. Si tratta quindi di un attacco ad Internet, il mezzo principale di diffusione del software libero e delle opere (testuali, audio, video ecc.) sotto varie licenze copyleft. L’attacco diretto (ringraziamo la Free Software Foundation per l’analisi in merito) si basa sulla proibizione della costruzione, importazione e circolazione di una tecnologia, un servizio, una periferica, un prodotto o una parte di esso, che abbia come scopo primario o secondario l’aggiramento di qualsiasi misura tecnologica di protezione. Si parla inoltre di proibizione delle tecniche di “hacking” (il termine non viene definito, ma è chiaro secondo FSF che si tratta di un tentativo, insieme a tutto il resto, di bloccare lo sviluppo di software libero) e si impongono sanzioni civili e penali a tutti coloro che in qualsiasi modo possano aiutare l’alterazione dei DRM. Aggiungiamo che, in base a quanto evidenziato in precedenza, qualsiasi opera di mashup o remix sarebbe automaticamente considerata una violazione del copyright in tutti quei paesi in cui le parti decidessero di sospendere le eccezioni al copyright per fair-use.

Capitolo 3: promozione della cultura della proprietà intellettuale
In questo capitolo le parti si impegnano a promuovere programmi scolastici ed educativi, nonché programmi per la sensibilizzaazione dell’opinione pubblica, a cura delle major e delle grandi industrie, per inculcare i principi della “proprietà intellettuale”. Si tratta di una mossa disperata che mira a fermare il processo di consapevolezza e di messa in discussione dei monopoli intellettuali che è diventata di primo piano nella società civile e che sta portando sia ad una rivoluzione culturale sia ad interessanti novità in ambito sociale (progetti collaborativi), economico (nuovi modelli di business, artisti indipendenti che distribuiscono le proprie opere nel mondo) e politico (la nascita in dozzine di paesi del mondo dei partiti pirata che mirano esplicitamente a riformare il copyright e i brevetti).

Capitolo 5: nascita del super-organismo ACTA
Le parti si impegnano ad istituire un comitato permanente ACTA. Sarebbe il passo decisivo per scavalcare la World Trade Organization e la World Intellectual Property Organization delle Nazioni Uniti. Il comitato avrebbe molteplici funzioni, fra le quali la collaborazione con le major per la verifica dell’appropriata implementazione dell’accordo nei paesi sottoscrittori.

Capitolo 6: implementazione di ACTA
In questo capitolo si stabilisce che ACTA deve entrare in vigore entro 90 giorni dall’approvazione delle parti. Le parti possono recedere dall’accordo dandone preavviso scritto un anno prima.

Commento del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo
Christian Engstrom, europarlamentare del Partito Pirata svedese, ha esposto la posizione ufficiale del gruppo dei Verdi, dichiarando che:

“Siamo insoddisfatti che il Consiglio abbia affidato un mandato così ampio alla Commissione per discutere ACTA, una mossa che va contro l’opinione del 18 dicembre 2008 del Parlamento Europeo. Ci aspettiamo che la Commissione ci fornisca finalmente il testo del mandato ACTA ed immediatamente apriremo un dibattito per la sua revisione, giacché Consiglio e Parlamento apparentemente hanno scopi e visioni differenti. Il Trattato di Lisbona non riguarda solo la fornitura di informazioni. L’opinione del Parlamento deve anche essere tenuta in debito conto nella formulazione del mandato che è la base della posizione negoziale della Commissione.

Ci aspettiamo inoltre che la Commissione si impegni con noi in un serio dibattito su come limitare ACTA alla repressione della contraffazione, come richiesto dal Parlamento nella sua risoluzione di Marzo 2010. Al momento, ACTA copre solo un piccolo numero di paesi. L’argomento della Commissione secondo il quale una “coalizione di volenterosi” possa sempre andare oltre le regole internazionali vigenti esautora organizzazioni internazionali come WTO e WIPO”.

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