TNT width=Uno studio di Computer & Communications Industry Associations sostiene che le limitazioni e le eccezioni al copyright provocano un beneficio economico agli Stati Uniti, fra valore aggiunto e profitti, pari a quasi 1/6 del prodotto interno lordo degli Stati Uniti.


Nella prefazione, Ed Black scrive “Stiamo solo iniziando a capire pienamente che nel ventunesimo secolo ciò che il copyright lascia non regolamentato -l’economia del ‘fair use’- è parimenti significativo di ciò che regolamenta”.

La dottrina del fair use rappresenta una fondamentale restrizione al copyright. Essa, esposta nella sezione 107 del Copyright Act del 1976, stabilisce che l’utilizzo di un lavoro protetto da copyright per scopi di critica, commento, informazione, insegnamento (copie multiple per uso in classe), educazione o ricerca non rappresenta una violazione.

Lo studio stima che il beneficio per le industrie che sfruttano il fair use ammonta, nel solo 2007, a 4,7 trilioni di dollari di profitti e a 2,2 trilioni di dollari di valore aggiunto, cifre che rappresentano degli incrementi fenomenali rispetti ai dati del 2002. Nelle esportazioni, per gli Stati Uniti il fair use avrebbe rappresentato un valore di 281 miliardi di dollari. Quest’ultimo dato impone delle riflessioni in merito alla volontà americana che in vari modi, ACTA compreso, vuole esportare le proprie leggi sul copyright prive delle leggi concernenti il fair use: sembrerebbe un evidente tentativo di danneggiare la competitività di paesi potenzialmente concorrenti, come quelli dell’Unione Europea, e rafforzerebbe l’idea secondo la quale un eccessivo enforcement di copyright danneggia, invece di favorire, la creatività.

Lo studio mantiene il tipico approccio delle lobby delle industrie (oltre tutto alcune industrie vengono elencate sia come industrie del copryight sia come industrie del fair use) e, come fa notare Enrico Bertacchini, prende in considerazione pezzi dell’economia utilizzando la classificazione industriale a 4 cifre di dettaglio -classificazione che non viene fatta in base a criteri di copyright o fair use… Come tale, presenta le stesse limitazioni di tanti studi non indipendenti che abbiamo visto fin troppo spesso portare a risultati aberranti se non assurdi (basti citare quello di BASCAP/TERA su cui abbiamo ampiamente scritto recentemente).

Nonostante le limitazioni di cui sopra, ci sono dei passaggi che dovrebbero far riflettere profondamente coloro che sostengono che una difesa estrema dei monopoli intellettuali sia benefica per l’economia (per espandere le considerazioni sui danni provocati dal monopolio intellettuale all’economia, si veda anche il monumentale lavoro di Boldrin e Levine).

Ne riportiamo uno che ci sembra particolarmente significativo:

“Il fair use di materiale protetto da copyright e altre limitazioni ed eccezioni sono un fondamento importante dell’economia di Internet. Per esempio, una forza che guida l’espansione di Internet come strumento per il commercio e l’educazione è la possibilità per l’utente di trovare informazioni utili tramite motori di ricerca ampiamente disponibili. I tribunali hanno stabilito che il servizio principale fornito dai motori di ricerca è fair use. In assenza delle eccezioni alla legge sul copyright disposte dalla dottrina del fair use, le ditte dei motori di ricerca ed altri affronterebbero delle incertezze sulla responsabilità delle violazioni, un deterrente significativo per fornire questo servizio di valore. Tale impedimento danneggerebbe gli scopi educativi e il commercio crescente facilitato dai motori di ricerca, riducendo pertanto il contributo economico di Internet.

Altre importanti attività rese possibili dal fair use includono lo sviluppo del software, che in molti casi richiede la creazione di copie temporanee di programmi esistenti per facilitare la programmazione dell’interoperabilità [non è un caso che ACTA tenti di sopprimere il fair use e proibire la promozione dell'interoperabilità, n.d.t.], e dei web hosting, che potrebbero essere responsabili per qualsiasi violazione degli utenti se non fosse per limitazioni ed eccezioni. La dottrina del fair use permette inoltre agli utenti di materiale protetto da copyright di fare copie digitali di programmazione per scopi personali. Pertanto, a causa del fair use, i consumatori possono usufruire di programmazione protetta da copyright in tempi successivi (“time shifting”), trasferimento dell’opera da una periferica ad un altra (“space shifting”) e possono fare copie temporanee di cache dei siti web sulla RAM del proprio computer.

La comodità derivante da queste attività ha generato acquisti da parte dei consumatori di un’ampia serie di prodotti come registratori video digitali e lettori MP3, stimolando attività economica aggiuntiva negli Stati Uniti e in tutti i paesi in cui le macchine utilizzate per quelle stesse attività vengono costruite.”

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