CB3ROB Ltd., società proprietaria di Cyberbunker, il servizio che fornisce hosting a The Pirate Bay, sarebbe stata raggiunta da un’ingiunzione preliminare che le major di Hollywood avrebbero ottenuto dalla Corte Regionale di Amburgo, senza alcuna udienza preliminare. L’ingiunzione imporrebbe il distacco da Internet dei server di The Pirate Bay, ospitati in Olanda nel bunker antiatomico di Cyberbunker.
UPDATE: CB3ROB Ltd. ha ricevuto l’ingiunzione e ha dichiarato che non ottempererà ad essa, ma ha provveduto ugualmente al distacco da Internet di The Pirate Bay.

TorrentFreak riporta che la Corte Regionale di Amburgo, senza alcuna udienza, ha approvato l’ingiunzione preliminare richiesta da Columbia Pictures, Disney Enterprises, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox, Universal, e Warner Bros. nei confronti di CB3ROB Ltd. per imporre il distacco dei server di The Pirate Bay da Internet.

L’approvazione della Corte si basa sull’asserzione che la CB3ROB e il suo direttore Sven Olaf Kamphuis sono responsabili per la violazione del copyright dei film The Bounty Hunter, Alice in Wonderland, Our Family Wedding, Green Zone, Repo Men e Cop Out, secondo il concetto di responsabilità “di disturbo” o “interferenza”: coloro che sono consapevolmente coinvolti in un’attività di violazione possono essere obiettivo di un’ingiunzione. Se queste informazioni sono corrette, ottemperare all’ingiunzione significherebbe disconnettere tutti i server di The Pirate Bay da Internet, a meno che gli operatori della Baia (attualmente ignoti) non rimuovano i file torrent che puntano alle informazioni che possono rendere possibile la violazione.

In caso di mancata ottemperanza, la Corte potrebbe fissare delle multe fino ad un massimo di 250.000 € per ogni caso di violazione e fino ad un massimo di due anni di carcere, in caso di mancato pagamento, a Sven Olaf Kamphuis. Resta per il momento oscuro come una corte tedesca possa far valere un’ingiunzione, o avere giurisdizione, su un soggetto che opera al di fuori della Germania.

La pratica dell’ingiunzione preliminare basata su semplici asserzioni dei detentori di qualche monopolio intellettuale e senza alcun diritto di difesa o udienza potrà diventare prassi per quei paesi (compresa l’Italia) che dovessero aderire ad ACTA. Come avviene ormai da un più di un decennio, l’industria del monopolio intellettuale, incapace di adattarsi alle nuove tecnologie, ricorre a pressioni politiche, legislative e giudiziarie nel tentativo di mantenere artificialmente in vita un modello di business che non funziona più. L’arma che esse hanno individuato al momento è la censura: disconnessioni di server da Internet, bavagli preventivi (ACTA consente le ingiunzioni preliminari anche se le violazioni del copyright non sono ancora avvenute, è sufficiente che i detentori sospettino che esse siano imminenti) e in definitiva la fine di Internet.

In effetti, dati i numerosi contenuti politici, culturali e scientifici puntati dai torrent di The Pirate Bay, e in considerazione del fatto che nessun contenuto che violi il copyright è presente, o è mai stato presente, sui server di The Pirate Bay, appare evidente che l’arma della censura indiscriminata viene e verrà utilizzata anche per presunti reati non definiti nell’Acquis dell’Unione Europea, quali i nebulosi “incitamento” e “favoreggiamento” delle violazioni del copyright; tale arma è la minaccia più grave alla libertà di espressione che attualmente le major vogliono utilizzare, e in prospettiva potrà essere determinante per riuscire a chiudere Internet e svilirla nell’ennesima tv via cavo in cui transitano solo i contenuti che i monopolisti dell’intelletto promuovono.

Nel momento in cui scriviamo The Pirate Bay risulta ancora raggiungibile da tutto il mondo, Italia compresa. Non è la prima volta che l’industria del copyright tenta di abbattere la Baia facendo pressioni sui fornitori di connettività; in passato ne è sempre uscita ripetutamente e pesantemente sconfitta. Se in questo caso ci riuscirà, centinaia di “baie” dormienti sono pronte a prendere il posto di The Pirate Bay, anche con sistemi inattaccabili da questi discutibili metodi: non ci sono server centrali da colpire, non ci sono persone da individuare, non ci sono provider a cui metter paura. I monopolisti dell’intelletto dovranno combattere all’infinito per tentare di soffocare la libertà di espressione e la libera circolazione della cultura.

[UPDATE 16 maggio 2010] CB3ROB Ltd. ha ricevuto l’ingiunzione. Mr. Kamphuis ha dichiarato a TorrentFreak che non ottempererà ad essa. “Continueremo la battaglia tramite una procedura ordinaria in tribunale, poiché, naturalmente, non possiamo trovarci d’accordo in quanto l’ingiunzione mina l’intero modello di business dell’industria di Internet”.

TorrentFreak ha inoltre pubblicato l’ingiunzione. In essa rileviamo un paragrafo che ci appare errato:

Plaintiff 1 – “The Bounty Hunter”
Plaintiff 2 – “Alice in Wonderland”
Plaintiff 4 – “Our Family Wedding”
Plaintiff 5 – “Green Zone”
Plaintiff 5 – “Repo Men”
Plaintiff 6 – “Cop Out“

Plaintiffs also provided evidence that files containing these movies have been made available on The Pirate Bay website [IP Address: 194.71.107.15] and could be downloaded. This constitutes an act of making available of the movies to the public under §§ 15, 19a, 94 et seq. Copyright Act, an act reserved by the Plaintiffs. As this occurred without the authorization of the Plaintiffs, such acts were unlawful.

Non ci risultano infatti essere presenti quei file (“I querelanti hanno inoltre fornito evidenza che i file contenenti questi film sono stati resi disponibili sul sito di The Pirate Bay [...] e potevano essere scaricati”) sul sito web di The Pirate Bay, ma file .torrent che identificano copie di quei contenuti distribuiti su decine di migliaia di peer (completamente scorrelati da TPB) nel mondo. La differenza è fondamentale: né The Pirate Bay né (tanto meno) CB3ROB hanno reso disponibili quei film al pubblico. Ci appare inoltre piuttosto nebuloso come il Copyright Act citato possa valere in Olanda e come possa attribuirsi responsabilità di qualsiasi tipo ad un hosting provider, in virtù degli articoli 14 e 15 della Direttiva sul Commercio Elettronico (2000/31/EC).

[UPDATE 17 maggio 2010] The Pirate Bay è down: in attesa dell’analisi legale dell’ingiunzione da parte dei propri avvocati, CB3ROB ha sospeso tutto il traffico da e per il sito web.

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