mag 13 2010
CB3ROB Ltd., società proprietaria di Cyberbunker, il servizio che fornisce hosting a The Pirate Bay, sarebbe stata raggiunta da un’ingiunzione preliminare che le major di Hollywood avrebbero ottenuto dalla Corte Regionale di Amburgo, senza alcuna udienza preliminare. L’ingiunzione imporrebbe il distacco da Internet dei server di The Pirate Bay, ospitati in Olanda nel bunker antiatomico di Cyberbunker.
UPDATE: CB3ROB Ltd. ha ricevuto l’ingiunzione e ha dichiarato che non ottempererà ad essa, ma ha provveduto ugualmente al distacco da Internet di The Pirate Bay.
TorrentFreak riporta che la Corte Regionale di Amburgo, senza alcuna udienza, ha approvato l’ingiunzione preliminare richiesta da Columbia Pictures, Disney Enterprises, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox, Universal, e Warner Bros. nei confronti di CB3ROB Ltd. per imporre il distacco dei server di The Pirate Bay da Internet.
L’approvazione della Corte si basa sull’asserzione che la CB3ROB e il suo direttore Sven Olaf Kamphuis sono responsabili per la violazione del copyright dei film The Bounty Hunter, Alice in Wonderland, Our Family Wedding, Green Zone, Repo Men e Cop Out, secondo il concetto di responsabilità “di disturbo” o “interferenza”: coloro che sono consapevolmente coinvolti in un’attività di violazione possono essere obiettivo di un’ingiunzione. Se queste informazioni sono corrette, ottemperare all’ingiunzione significherebbe disconnettere tutti i server di The Pirate Bay da Internet, a meno che gli operatori della Baia (attualmente ignoti) non rimuovano i file torrent che puntano alle informazioni che possono rendere possibile la violazione.
In caso di mancata ottemperanza, la Corte potrebbe fissare delle multe fino ad un massimo di 250.000 € per ogni caso di violazione e fino ad un massimo di due anni di carcere, in caso di mancato pagamento, a Sven Olaf Kamphuis. Resta per il momento oscuro come una corte tedesca possa far valere un’ingiunzione, o avere giurisdizione, su un soggetto che opera al di fuori della Germania.
La pratica dell’ingiunzione preliminare basata su semplici asserzioni dei detentori di qualche monopolio intellettuale e senza alcun diritto di difesa o udienza potrà diventare prassi per quei paesi (compresa l’Italia) che dovessero aderire ad ACTA. Come avviene ormai da un più di un decennio, l’industria del monopolio intellettuale, incapace di adattarsi alle nuove tecnologie, ricorre a pressioni politiche, legislative e giudiziarie nel tentativo di mantenere artificialmente in vita un modello di business che non funziona più. L’arma che esse hanno individuato al momento è la censura: disconnessioni di server da Internet, bavagli preventivi (ACTA consente le ingiunzioni preliminari anche se le violazioni del copyright non sono ancora avvenute, è sufficiente che i detentori sospettino che esse siano imminenti) e in definitiva la fine di Internet.
In effetti, dati i numerosi contenuti politici, culturali e scientifici puntati dai torrent di The Pirate Bay, e in considerazione del fatto che nessun contenuto che violi il copyright è presente, o è mai stato presente, sui server di The Pirate Bay, appare evidente che l’arma della censura indiscriminata viene e verrà utilizzata anche per presunti reati non definiti nell’Acquis dell’Unione Europea, quali i nebulosi “incitamento” e “favoreggiamento” delle violazioni del copyright; tale arma è la minaccia più grave alla libertà di espressione che attualmente le major vogliono utilizzare, e in prospettiva potrà essere determinante per riuscire a chiudere Internet e svilirla nell’ennesima tv via cavo in cui transitano solo i contenuti che i monopolisti dell’intelletto promuovono.
Nel momento in cui scriviamo The Pirate Bay risulta ancora raggiungibile da tutto il mondo, Italia compresa. Non è la prima volta che l’industria del copyright tenta di abbattere la Baia facendo pressioni sui fornitori di connettività; in passato ne è sempre uscita ripetutamente e pesantemente sconfitta. Se in questo caso ci riuscirà, centinaia di “baie” dormienti sono pronte a prendere il posto di The Pirate Bay, anche con sistemi inattaccabili da questi discutibili metodi: non ci sono server centrali da colpire, non ci sono persone da individuare, non ci sono provider a cui metter paura. I monopolisti dell’intelletto dovranno combattere all’infinito per tentare di soffocare la libertà di espressione e la libera circolazione della cultura.
[UPDATE 16 maggio 2010] CB3ROB Ltd. ha ricevuto l’ingiunzione. Mr. Kamphuis ha dichiarato a TorrentFreak che non ottempererà ad essa. “Continueremo la battaglia tramite una procedura ordinaria in tribunale, poiché, naturalmente, non possiamo trovarci d’accordo in quanto l’ingiunzione mina l’intero modello di business dell’industria di Internet”.
TorrentFreak ha inoltre pubblicato l’ingiunzione. In essa rileviamo un paragrafo che ci appare errato:
Plaintiff 1 – “The Bounty Hunter”
Plaintiff 2 – “Alice in Wonderland”
Plaintiff 4 – “Our Family Wedding”
Plaintiff 5 – “Green Zone”
Plaintiff 5 – “Repo Men”
Plaintiff 6 – “Cop Out“Plaintiffs also provided evidence that files containing these movies have been made available on The Pirate Bay website [IP Address: 194.71.107.15] and could be downloaded. This constitutes an act of making available of the movies to the public under §§ 15, 19a, 94 et seq. Copyright Act, an act reserved by the Plaintiffs. As this occurred without the authorization of the Plaintiffs, such acts were unlawful.
Non ci risultano infatti essere presenti quei file (“I querelanti hanno inoltre fornito evidenza che i file contenenti questi film sono stati resi disponibili sul sito di The Pirate Bay [...] e potevano essere scaricati”) sul sito web di The Pirate Bay, ma file .torrent che identificano copie di quei contenuti distribuiti su decine di migliaia di peer (completamente scorrelati da TPB) nel mondo. La differenza è fondamentale: né The Pirate Bay né (tanto meno) CB3ROB hanno reso disponibili quei film al pubblico. Ci appare inoltre piuttosto nebuloso come il Copyright Act citato possa valere in Olanda e come possa attribuirsi responsabilità di qualsiasi tipo ad un hosting provider, in virtù degli articoli 14 e 15 della Direttiva sul Commercio Elettronico (2000/31/EC).
[UPDATE 17 maggio 2010] The Pirate Bay è down: in attesa dell’analisi legale dell’ingiunzione da parte dei propri avvocati, CB3ROB ha sospeso tutto il traffico da e per il sito web.
8 Responses
Commento by Bob
14 maggio 2010 alle 10:07
L’incitamento e il favoreggiamento sono reati riconosciuti dalla legge di tutti i paesi e non capisco perchè se commessi su web non debbano essere perseguiti. Nessuno vuole toccare la sacrosanta libertà della rete o impedire la libera cultura, (nessuno tocca wikipedia) qui si difende il lavoro di decina di migliaia di lavoratori e l’ingegno di chi realizza film o musica. Nessuno è contrario alla fruizione online di contenuti, purchè questi vengano pagati come qualsiasi altra merce o frutto di lavoro. Fino a che non debelleranno con leggi forti questa “consuetudine” cioè lo scambio e il dowload illegale, nessuno investirà su streming o download legale, e tutti ne perderemo in termini di tranquillità, comodità e qualità. 80.000 persone solo in Italia non hanno più un lavoro grazie a chi, in nome della libertà vorrebbe solo continuare a fare i propri comodi se usufruire del lavoro altrui senza pagare.
p.s. Il cinema è cultura, ma spesso quelli che vorrebbero la libera circolazione della cultura, scaricano filmetti porno e giochi della ps. La scusa della cultura fa solo ridere…
p.s2 Curioso il fatto che chi fa cultura (cantanti, autori, registi, attori, produttori, distributori, commercianti) sia additato come nemico di questa e invece chi ruba il lavoro altrui arricchendosi con i banner pubblicitari sia un paladino della libertà (proprietari di siti illegali). Affossiamo un industria con migliaia di addetti e arricchiamo pochi senza scrupoli… poi ci lamentiamo dei politici che guardano solo i propri interessi.
Commento by Paolo Brini
14 maggio 2010 alle 14:17
I dati che riportano danni al mercato (come quello che citi degli 80 mila posti di lavoro persi in Italia) a causa della pirateria priva di scopo di lucro sono falsi, in quanto si basano su ricerche inattendibili:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5975
Come peraltro ha ribadito molto recentemente l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5359
citando una lunga serie di ricerche realmente indipendenti che dimostrano l’impatto complessivo benefico per il mercato e il fatto che i file sharer sono i migliori clienti degli artisti:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=3544
E’ assolutamente falsa la tua affermazione secondo la quale avremmo additato come nemici della cultura chi la cultura contribuisce a crearla, come gli artisti. Quello che diciamo è molto diverso, e cioè che nell’attuale società dell’informazione non tutti i distributori ed intermediari contribuiscono a creare cultura; addirittura in certi casi essi sono un anello superfluo di una filiera che contribuisce solo ad aumentare il prezzo per il cliente finale e, tramite l’introduzione di una scarsità artificiale e al tentativo di legare contenuto a contenitore, a un ingiustificato aumento dell’impatto ambientale.
In un mondo in cui il file sharing anche di contenuti musicali coperti da copyright è diventato pratica molto diffusa, i musicisti guadagnano di più:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4306
Stiamo inoltre da diverso tempo indicando modelli di business nuovi come alternativa concreta al copyright del “tutti i diritti riservati” nel campo dei libri, della musica e del cinema:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4614
http://vodo.net/
Secondo molti studi economici il copyright, come tutti i monopoli, è un male non necessario:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4781
In merito a categorie particolari della filiera che immagino tu abbia a cuore leggendo fra le righe del tuo messaggio, per esempio i videonoleggiatori, mi appare sorprendente che coloro che sostengono l’opportunità di quadri normativi tipo ACTA non si rendano nemmeno lontanamente conto (e qui ritengo, dopo averne letto i forum, che i responsabili della categoria di settore non siano esenti da colpe nel fornire un’informazione a mio avviso fuorviante per i propri associati) che sostenere leggi del genere equivale ad auto-firmare la propria condanna a morte (non solo per i videonoleggi che volessero evolvere nella distribuzione digitale ma per qualsiasi piccola impresa il cui core business sia la distribuzione di contenuti).
Le “leggi forti” invocate, al contrario di quanto affermi, sono semplicemente ridicole per poter fronteggiare l’attuale regime di condivisione (ormai anche i bambini di 11 anni utilizzano strumenti idonei a renderle inapplicabili), ma possono avere conseguenze serie per limitare l’attuale libertà di espressione, di partecipazione democratica e di libera iniziativa privata per le medie e piccole imprese di cui si gode nel World Wide Web (che occorre distinguere bene da Internet) compreso il caso di Wikipedia che citi, la quale ovviamente sarebbe seriamente minacciata da ACTA. Anche il software libero è direttamente minacciato:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5990
A meno che, è ovvio, non si voglia far passare l’idea che solo certi contenuti sono degni di essere veicolati (trovo illuminante la tua discriminazione nei confronti di certe categorie e l’accostamento di videogames e pornografia). D’altra parte, è vero che la libertà reale di scelta da parte del cittadino è una delle minacce più temute dalle major e da altri soggetti, e che viene percepito come pericoloso il fatto che ogni sera milioni di persone non accendano la televisione (e quindi non possano essere controllate dal marketing o da un’informazione addomesticata) ma entrino in Internet.
Con questa replica spero di averti fornito una panoramica sufficiente a farti capire che la nostra posizione non si basa affatto su considerazioni di comodo come scrivi (“fare i propri comodi se usufruire del lavoro altrui senza pagare”) ma su considerazioni che muovono da un solido impianto di studi scientifici e di economia di mercato. Le parti “opposte” a queste nostre convinzioni non appaiono attualmente molto aperte al dialogo, e di questo ci rammarichiamo:
quando non si hanno argomenti, si ricorre alla disinformazione:
http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5645
o addirittura a velleitarie minacce di vario tipo (anche di morte):
http://www.videotecheforum.it/index.php?showtopic=23469&view=findpost&p=568311
Commento by Joe Baptista
15 maggio 2010 alle 18:58
The Cyberbunker was a former military installation in the Netherlands. It is owned by Herman Johan Xennt (formerly Herman Johan Verwoert-Derksen aka Xennt). Xennt is a convicted felon in the Netherlands. He was arrested years ago on drug traffic charges for manufacturing ecstasy in the bunker. Sven Olaf Kamphuis was also arrested on the same charges. Kamphuis is known to the Dutch police.
Shortly after Xennt purchased the bunker he declared the property independent of the Netherlands, named it the Republic of Cyberbunker and installed himself as a constitutional monarchy. Kamphuis also know as Count Olaf of Cyberbunker is a minister in King Xennt’s Government. More information on the Republic of Cyberbunker is available at http://bit.ly/c4Xs6m
The Cyberbunker is full of bunnies. This is a video I made of the Cyberbunker and the bunnies http://bit.ly/PffbK
Also there is a related story I wrote on how a school in German was scammed by the Cyberbunker crew http://bit.ly/87Yjir
I support the Pirate Bay but am concerned it’s hosted by criminals.
Commento by Paolo Brini
15 maggio 2010 alle 23:37
Dear Joe,
thank you very much for the invaluable insight. I am going to look into it.
P.S. The bunnies are nice.
Pingback by YBlog
18 maggio 2010 alle 12:04
[...] Le major di Hollywood ottengono un’ingiunzione per il distacco di The Pirate Bay da Internet (aggiornato) [...]
Pingback by Le major di Hollywood ottengono un’ingiunzione per il distacco di The Pirate Bay da Internet (aggiornato) « YBlog
18 maggio 2010 alle 12:44
[...] http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6097 [...]
Pingback by liquida.it
18 maggio 2010 alle 13:46
[...] Le major di Hollywood ottengono un’ingiunzione per il distacco di The Pirate Bay da Internet CB3ROB Ltd., società proprietaria di Cyberbunker, il servizio che fornisce hosting a The Pirate Bay, sarebbe stata raggiunta da un’ingiunzione preliminare che le major di Hollywood avrebbero ottenuto dalla Corte Regionale di Amburgo, senza alcuna udienza preliminare [...]
Pingback by ScambioEtico
18 maggio 2010 alle 16:03
[...] delle major, come successe l’anno scorso, convincono un giudice tedesco a inviare un’ingiunzione al provider di servizi di banda di The Pirate Bay per staccare la Baia dalla Rete [...]
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