TNT blogIl Rapporto Gallo, dal nome della relatrice, la MEP Gallo, scuola Sarkozy, propone una visione dogmatica e rigida del copyright. Si tratta di un rapporto presso il Comitato JURI che sostiene ACTA e si concentra esclusivamente sulla repressione delle violazioni del copyright online con metodi oscurantisti. Il voto è previsto per la mattina di martedì 1 giugno. Tutti i cittadini che hanno a cuore uno sviluppo libero e bilanciato di Internet dovrebbero portare le proprie convinzioni a conoscenza dei parlamentari membri del comitato JURI.

Riferimenti rapidi per contattare i propri europarlamentari membri del Comitato JURI.

N.B.: in fondo all’articolo sono riportati gli argomenti razionali contro il rapporto e l’analisi degli emendamenti.

Sebbene siano ormai numerosissime le evidenze che dimostrano che i danni provocati dal file sharing di materiale protetto da copyright all’economia e alla creatività sono puramente immaginari, la visione repressiva e sbilanciata promossa dall’industria del monopolio intellettuale continua ad influenzare fortemente i policy maker. All’interno del Parlamento Europeo, l’ultimo atto in questo senso è rappresentato dal rapporto Gallo, che sarà votato il 1 giugno presso il Comitato JURI. La rapporteur è la MEP Mrs Gallo, di scuola sarkozyana.

Il rapporto individua essenzialmente nella repressione della pirateria, anche priva di scopo di lucro, uno degli obiettivi essenziali per la crescita economica del mercato interno. Ai fini repressivi, vengono invocate misure penali, il sostegno ad ACTA, e l’istituzione di una polizia privata del copyright che tramite accordi privati fra le parti (tipicamente ISP e major) faccia da sceriffo, giudice, giuria e boia per i sospetti trasgressori, senza alcuna supervisione della magistratura né diritto ad un equo processo. Si tratta di una tattica che le major stanno perseguendo da tempo tramite accordi “volontari” con gli ISP per staccare dalla rete coloro che le major stesse indicano come sospetti trasgressori (3-strikes tramite accordi privati).

Questa tattica ha portato a fiaschi clamorosi in gran parte dei paesi europei, e sebbene stia sortendo qualche successo in Irlanda (con l’accordo fra major e Eircom, ISP che si è recentemente impegnato a disconnettere i propri clienti in seguito a semplici segnalazioni delle major), ha bisogno di un appoggio europeo che abbia un peso legittimante, nel tentativo di “sorvolare” sulle evidenti violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini, dei diritti dei consumatori e dell’articolo 1.3a della Direttiva Quadro come emendata nel “Pacchetto Telecom” (che dovrà essere implementato entro giugno 2011 come, fra le altre, Direttiva 2009/140/EC che emenda la Direttiva Quadro 2002/21/EC, la Direttiva Autorizzazioni per le reti 2002/20/EC e la Direttiva Accesso 2002/19/EC).

Nonostante l’opera di lobby che le major esercitano anche all’interno del Parlamento Europeo, i membri del JURI appartenenti a S & D (Socialisti e Democratici), ALDE (Alleanza dei Liberali) e Verdi hanno proposto una lunga serie di emendamenti che proteggono i principi di equità e proporzionalità e le libertà fondamentali dei cittadini.

Gli emendamenti sono stati giudicati inaccettabili dalla rapporteur Gallo e dai membri dell’EPP (il gruppo di maggioranza al Parlamento, costituito dal centro-destra europeo) nel JURI. Due visioni opposte pertanto si fronteggiano: da una parte quella di chi vuole sfruttare le grandi opportunità che la società dell’informazione oggi ci offre, adattando il quadro legale alle nuove tecnologie e alle pratiche sociali diffuse nella maggioranza dei cittadini europei, dall’altra quella di chi vede nella repressione (con sanzioni civili, penali nonché altre sanzioni comminate direttamente da enti privati, una sorta di “giustizia” parallela privata indipendente dalla magistratura) e nel rallentamento dello sviluppo tecnologico gli unici metodi per poter proteggere i modelli di business in crisi di poche grandi corporazioni.

Pochi giorni fa, le europarlamentari Mrs Castex e Mrs Trautmann (quest’ultima indimenticabile protagonista come rapporteur nel rapporto Trautmann all’interno del Pacchetto Telecom) hanno co-firmato un articolo apparso su Liberation che sottolinea la necessità di adattare la “proprietà intellettuale” alla nuova era digitale. Questo approccio bilanciato è quello che dovrebbe prevalere all’interno di un Parlamento che voglia realmente tutelare gli interessi di coloro che lo hanno democraticamente eletto.

Tutti i cittadini interessati a far prevalere un approccio bilanciato che tenga conto sia dei diritti fondamentali sia delle grandi opportunità che l’era digitale ci sta già offrendo, dovrebbero contattare lunedì 31 maggio i propri parlamentari membri del JURI.
Riferimenti rapidi per contattare i propri europarlamentari membri del Comitato JURI.

[UPDATE] La MEP Gallo ha diramato la propria lista di voto (i consigli di voto ai parlamentari del Comitato sui singoli emendamenti, facoltà del relatore). Vi ha incluso degli emendamenti di finto compromesso per dare l’impressione che un compromesso ci sia quando in realtà non esiste: l’ordine di voto è strutturato per appoggiare gli emendamenti peggiorativi proposti dalla corrente dei dogmatici del copyright (sui quali non c’è accordo da parte di S&D, ALDE e Verdi) e per fare in modo che i veri emendamenti di compromesso proposti dai tre gruppi citati, che neutralizzerebbero le minacce alle libertà dei cittadini, decadano se i precedenti sono approvati. Questo comportamento profondamente scorretto e in violazione alle procedure va denunciato.

Argomenti contro il rapporto Gallo non emendato

Il rapporto è privo della fondamentale distinzione fra contraffazioni (violazioni a scopo di lucro che danneggiano i consumatori) e violazioni prive di scopo di lucro come il file sharing di opere protette da copyright. Pertanto il rapporto rafforza politiche repressive prive di proporzionalità il cui potenziale impatto non è mai stato valutato.

Il rapporto invoca l’istituzione di una polizia privata del copyright, tramite la collaborazione fra ISP e detentori del copyright e sanzioni comminate dai primi ai propri clienti in base alle indicazioni dei secondi. Questi schemi possono essere molto simili a quelli “3-strikes”, che violano il diritto ad un equo processo, la presunzione di innocenza e la libertà di espressione, e contro i quali il Parlamento Europeo si è fermamente opposto, con maggioranza schiacciante, in numerose occasioni nel corso degli anni (rapidamente: Prima Lettura Pacchetto Telecom, Seconda Lettura Pacchetto Telecom, ritiro del rapporto Medina-Ortega, adozione rapporto Lambrinidis, Terza Lettura con conciliazione Pacchetto Telecom, adozione quasi all’unanimità della risoluzione concernente ACTA del 10 marzo 2010).

La repressione sempre più rigida contro le violazioni non commerciali del copyright che ha caratterizzato la legislazione europea degli ultimi 15 anni non ha portato alcun beneficio agli artisti ed è anzi ora utilizzata come pericoloso strumento di censura e come mezzo di violazione della privacy. Sta inoltre minando pericolosamente alcune libertà fondamentali, quali il diritto ad un equo processo.

Un numero ormai molto rilevante di studi indipendenti ha mostrato che il file sharing privo di scopo di lucro ha un impatto benefico sugli artisti e sul mercato; tentare di reprimerlo al pari della contraffazione in nome della difesa del mercato e degli artisti è pertanto una posizione irrazionale e antiscientifica.

La difesa della creatività e dell’innovazione non può più partire dal rifiuto delle tecnologie digitali: al contrario è necessario un approccio bilanciato e scientifico che si liberi dai dogmi degli integralisti del copyright.

Elenco completo degli emendamenti.

Quali emendamenti dovrebbero essere adottati?

Emendamenti 17 e 69, per fare basare le politiche europee sui dati reali e l’evidenza scientifica

Emendamenti 7, 43, 44 e 79, che riconoscono i pericoli di un approccio all’imposizione del copyright incapace di distinguere fra contraffazione, scopo di lucro e condivisione priva di scopo di lucro.

Emendamenti 14, 26 e 54, che valutano il quadro legale dell’Unione in merito all’enforcement dei diritti di copyright e brevetti prima di ulteriori azioni legislative, specialmente nel campo dei reati penali.

Emendamento 121, che si oppone alle misure non legislative per la repressione del file sharing di lavori protetti da copyright.

Emendamenti 20, 83, 101, 108 e 116, che mirano a creare un dibattito costruttivo sul futuro dell’economia nell’ambiente digitale e sulle alternative alla repressione.

Quali emendamenti dovrebbero essere bocciati?

Emendamento 22, che si basa su un’interpretazione errata della legge internazionale sul copyright.

Emendamento 48, che promuove un approccio repressivo senza nemmeno la richiesta di una valutazione d’impatto obiettiva ed imparziale sulle attuali misure di enforcement.

Emendamento 77, che invoca campagne di comunicazione di parte sui monopoli intellettuali mirate a colpire i giovani.

Emendamento 88, che dichiara che il file sharing di materiale protetto da copyright è la causa diretta di perdite di lavoro e nuoce all’economia europea, nonostante numerosissimi studi che mostrano il contrario.

Emendamento 91, che suggerisce che i diritti di monopolio intellettuale sono altrettanto importanti della libertà di espressione e del diritto alla privacy.

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