giu 08 2010
Posted by Admin as Attivismo
A seguito di raid avvenuti nel 2005, la polizia spagnola aveva arrestato quattro persone e smantellato un popolare sito di file-sharing. Il caso si era trascinato da allora ma oggi è stato finalmente chiuso. Tre giudici hanno deciso che non è stato commesso nessun reato e hanno paragonato il file-sharing all’antica pratica di condivisione dei libri.
In seguito ad un’indagine delle autorità, della società di raccolta diritti EGEDA e della Columbia Tristar, all’inizio del 2005 la polizia spagnola dette il via ad un’operazione mirata a chiudere il popolare forum di file-sharing CDCDGO.com. EGEDA contestava che il sito consentiva ai membri di scaricare film situati sulle reti P2P, talvolta anche di alcuni che dovevano ancora arrivare nelle sale cinematografiche. Come molti siti di file-sharing, CVCDGO era stata finanziata da pubblicità sin dal suo lancio nel 2004 e nella sua breve vita aveva ricevuto, secondo le dichiarazioni, 11 milioni di visite.
L’”Operazione CVCD”, condotta dalla Squadra dei Crimini sulla Proprietà Intellettuale, culminò nel tardo 2005 con raid a Malaga, Siviglia e Madrid. Lì la polizia arrestò i quattro operatori del sito che all’epoca avevano età comprese fra i 27 e i 37 anni. I server, nel frattempo, rimanevano situati a San Diego, Stati Uniti.
I procedimenti legali si sono trascinati da allora, ma adesso la Corte Provinciale di Madrid ha finalmente chiuso il caso, sentenziando che nessun reato è stato commesso. In accordo ai verdetti di ogni altro caso di file-sharing emessi dal sistema legale spagnolo recentemente, la Corte ha evidenziato che siccome il sito non ospitava effettivamente i file protetti da copyright e che non generava alcun profitto diretto dalle violazioni del copyright, la presenza della pubblicità sul sito non costituiva un reato.
Nel verdetto, i giudici Oscariz, Gutierrez e Campillo hanno scritto che “…fin dai tempi antichi ci sono stati prestiti o vendite di libri, film, musica e altro. La differenza ora consiste principalmente nel mezzo utilizzato – in precedenza era carta o un supporto analogico mentre ora tutto è in formato digitale, cosa che consente uno scambio molto più veloce, di qualità più elevata e inoltre con diffusione globale tramite Internet”.
I giudici hanno notato che tutto ciò avviene fra molti utenti simultaneamente senza che nessuno di essi riceva alcun profitto finanziario.
L’avvocato Carlos Sanchez Almeida, il cui studio legale ha assunto la difesa del caso, ha detto che la decisione rappresenta un chiaro messaggio dei giudici al governo che informa il Ministro della Cultura González Sinde che c’è una “linea rossa che non dovrebbe essere attraversata”. “I giudici si sono schierati a difesa della libertà su Internet”, ha aggiunto.
La decisione è inappellabile.
Fonte: TorrentFreak by enigmax
Traduzione a cura di ScambioEtico
4 Responses
Pingback by YBlog
9 giugno 2010 alle 14:37
[...] Spagna: Magistrati equiparano il P2P all’antica pratica del prestito dei libri [...]
Commento by Der Tod in Venedig
10 giugno 2010 alle 19:27
Si è creato il precedente finalmente!
Commento by altrove
20 giugno 2010 alle 08:40
Oddio precedente alquanto ininfluente , visto che ad esempio l’italia grazie ad una normativa europea che non ha ancora attuato viene costantemente multata a causa della rete bibliotecaria italiana , visto che il prestito non oneroso non è ammesso proprio in ottemperanza di quella direttiva
Commento by Paolo Brini
20 giugno 2010 alle 15:52
Non sembrerebbe un caso correlato a quello in questione. Si tratta della Direttiva 92/100/EEC, (emendata dalla Direttiva sul Copyright 2001/29/EC), che imponeva un’equa remunerazione per gli autori di opere (letterarie, musicali, videogrammi…) anche quando queste fossero date in prestito o in affitto da enti quali biblioteche o videoteche (quindi non tratta necessariamente di un prestito oneroso, sebbene a mio avviso la Direttiva fosse comunque vergognosa). La remunerazione può essere gestita dalle collecting societies (in Italia la SIAE).
La Direttiva 92/100/EEC è stata abrogata nel 2006 e sostituita dalla 2006/115/EC, altrettanto negativa a mio avviso (in particolare gli articoli controversi, l’1 e il 5, sono praticamente identici), per la quale è stata aperta una nuova procedura di infrazione anche contro l’Italia che al momento non risulterebbe però deferita alla Corte Europea di Giustizia (quindi la procedura non avrebbe ancora dimostrato colpevolezza dell’Italia, ma se hai dei riferimenti recenti facceli pure avere visto che citi delle multe che implicano una condanna della Corte).
La Direttiva non copre i casi di prestito fra privati ai quali i magistrati spagnoli si sono accostati nell’analogia con il p2p e prevede comunque un’eccezione per il prestito pubblico dei libri da parte delle biblioteche ed altro (art. 6.1) ed inoltre la possibilità per gli Stati Membri di stabilire delle categorie esenti dal pagamento di royalties (art. 6.3).
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