TNT blogACTA impone il carcere per comportamenti, attualmente legali, che sono comuni per la maggioranza dei cittadini. Come fermare l’accordo che vuole sopprimere molte libertà dei cittadini e rendere l’accesso a Internet condizionato all’autorizzazione dell’industria del copyright. L’8 luglio scadenza ultima per la sottoscrizione della Dichiarazione Scritta 12/2010 da parte degli europarlamentari. Telefoniamo ai nostri europarlamentari per far loro sapere che ne pensiamo di questa storia.

Il prossimo round di negoziati su ACTA inizierà a Lucerna (Svizzera) il prossimo 28 giugno. Come sempre non saranno presenti rappresentanti della società civile, di organizzazioni di difesa dei consumatori, del Parlamento Europeo o altri rappresentanti parlamentari. L’intenzione dei negoziatori è di ratificare ACTA prima della fine del 2010.

AGGIORNAMENTI: il round dei negoziati si è concluso nella massima segretezza.

Dal 5 all’8 luglio ricorda di chiamare i tuoi europarlamentari per far loro firmare la Dichiarazione 12/2010 (vedi sotto).


Contenuti:

  1. Due motivi fondamentali per opporsi ad ACTA
  2. Verifica delle informazioni fornite
  3. Chi sta approvando in nostro nome questo accordo?
  4. Altri motivi per opporsi ad ACTA
  5. Cosa stanno facendo i nostri europarlamentari?
  6. Cosa possiamo fare noi come cittadini?



DUE MOTIVI FONDAMENTALI PER OPPORSI AD ACTA:

ACTA definisce come reato penale una serie di comportamenti al momento perfettamente legali, e un’ulteriore serie di azioni al momento sanzionate solo sotto il profilo amministrativo. Stabilisce che la pena per tali reati è la carcerazione (“imprigionamento” per usare la parola scritta nei documenti ufficiali). Per la prima volta nella storia delle democrazie occidentali, una previsione vincolante e dettagliata dei reati penali e delle pene di carcerazione viene negoziata in un accordo multilaterale commerciale esclusivamente fra rappresentanti dei governi ed esponenti delle industrie, al di fuori di qualsiasi processo democratico e dello scrutinio dei parlamenti nazionali;

ACTA introduce come reato penale quello di “incitamento, ausilio, favoreggiamento” alla violazione del copyright, con una definizione che secondo i giuristi che abbiamo interpellato è di così vasta portata da poter far ricadere anche le critiche alle leggi sul copyright in un reato d’opinione da punire con il carcere. Per la prima volta nella storia delle democrazie occidentali si vanno a definire nuovi reati d’opinione in un accordo commerciale.

In termini semplici, tutto questo significa, a puro titolo esemplificativo, che copiare un CD musicale per un amico o per un parente, pubblicare su un sito un link particolare, parlare o scrivere contro il copyright o i brevetti, studiare algoritmi implementati in codice chiuso per integrarli/emularli (N.B. NON copiarli) nei propri programmi, sono tutti comportamenti che secondo ACTA saranno puniti con il carcere.

VERIFICA DELLE INFORMAZIONI FORNITE

Ci rendiamo conto che quanto scritto può apparire inverosimile. Per verificare, il punto di partenza naturale è rappresentato dai documenti ufficiali ACTA rilasciati pubblicamente nell’aprile 2010. Un altro buon punto di riferimento è l’analisi effettuata recentemente dai maggiori esperti mondiali (giuristi, professionisti, ONG) su ACTA.

CHI STA APPROVANDO IN NOSTRO NOME QUESTO ACCORDO?

Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha dato ampio mandato di negoziato alla Commissione Europea senza mai consultare il Parlamento Europeo. La Quadrature du Net ha pubblicato un documento ufficiale dal quale risulta che la Presidenza del Consiglio dell’UE preme a favore dell’inclusione in ACTA della definizione suddetta dei reati penali e della carcerazione per i trasgressori.

In accordo al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, i parlamenti nazionali dei Paesi Membri (quindi anche quello italiano) non hanno competenza nel momento in cui un accordo commerciale internazionale viene ratificato dalla Commissione Europea e non viene bocciato dal Parlamento Europeo. D’altra parte Commissione e Consiglio dei Ministri hanno dimostrato a più riprese di essere favorevoli a questa versione di ACTA.

L’unica istituzione che può ancora bloccare ACTA in extremis è il Parlamento Europeo, non concedendo il proprio assenso e prima ancora opponendosi, tramite risoluzioni e dichiarazioni scritte ufficiali, all’estensione del mandato di negoziato affidato alla Commissione.

Sono rimasti ormai solo 10 giorni per tentare di convincere almeno altri 116 eurodeputati a sottoscrivere la dichiarazione scritta 12/2010 che invita la Commissione a far si che i negoziatori europei sul trattato ACTA non vadano oltre a quanto le Direttive e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE stabiliscono. Questo documento sarebbe, dopo la risoluzione approvata a larghissima maggioranza il 10 marzo scorso, un altro importante tassello per evitare che l’accordo contro le contraffazioni di prodotti commerciali vada a concludersi nel modo nefasto in cui ora è impostato. Nonostante gli sforzi che le ONG europee più attive su questo tema hanno profuso in questi mesi, il numero delle firme mancanti crea molta preoccupazione: in 110 giorni hanno sottoscritto 253 MEP. Per riuscire in questi ultimi 10 giorni a convincerne altri 116 è necessaria anche la vostra presa di coscienza e il vostro impegno: fare alcune telefonate e inviare qualche mail è adesso una cosa assolutamente indispensabile.

ALTRI MOTIVI PER OPPORSI AD ACTA

ACTA ridefinisce le violazioni “su scala commerciale”. Sotto violazione su “scala commerciale” ricade anche quella che “NON ha come motivazione qualsiasi guadagno finanziario, diretto o indiretto”.

ACTA impone ai paesi sottoscrittori di garantire ai titolari di copyright e brevetti la possibilità di richiedere, senza prove, ingiunzioni rapide ed efficaci per sequestrare beni e fonti di servizi, inaudita altera parte (cioè senza interpellare i proprietari di tali beni o servizi), che il titolare sospetta violino copyright o brevetti o che, anche se non li violano, potrebbero farlo nel futuro. Si istituisce cioè una sorta di “polizia privata pre-crimine” che agisce in base a quanto sostenuto dai presunti titolari dei diritti e deve provvedere ai sequestri anche quando i beni da sequestrare non violano in quel momento copyright e/o brevetti;

ACTA vuole bloccare l’accesso ai farmaci a basso costo per favorire poche grandi case farmaceutiche americane ed europee, consentendo il sequestro dei farmaci in transito nei paesi aderenti ad ACTA su semplice richiesta delle case anche quando questi farmaci non violano alcuna legge né del paese esportatore né del paese importatore;

ACTA vuole bloccare lo sviluppo del software libero (e la diffusione di tutta una serie di prodotti hardware e software) che tanta importanza riveste per l’economia europea (si pensi ad Apache, lighttpd, OpenOffice, Firefox, GNU Linux ecc.) e per la possibilità di scelta dei cittadini, tramite la proibizione (pena il carcere) di qualunque tecnica, strumento, periferica o altro atti ad aggirare protezioni per migliorare l’interoperabilità, per scopo didattico ecc., che sono cruciali per sviluppare software libero.

ACTA introduce un regime di proibizionismo digitale e tecnologico che renderà illegale l’utilizzo di molte applicazioni Internet, programmi e periferiche hardware che utilizziamo quotidianamente, e che affiderà il mercato legale dell’hardware e del software a pochi oligopolisti.

COSA STANNO FACENDO I NOSTRI EUROPARLAMENTARI

Gli eurodeputati italiani che al momento hanno firmato sono solo 22 su 72. I primi a firmare sono stati l’on. Luigi Berlinguer (PD), l’on. Erminia Mazzoni (PdL) e l’on. Niccolò Rinaldi (IdV). La sensibilità dell’on. Rinaldi all’argomento ha fatto sì che tutti gli eletti nelle liste di IdV abbiano già sottoscritto il documento e di ciò li vogliamo ringraziare. Degli eletti nelle liste del PD hanno firmato in 10 su 21 ed auspichiamo che in questi giorni altri facciano altrettanto; al momento solo l’on. Gianluca Susta ci ha risposto che non intende sottoscrivere fornendoci via mail le sue motivazioni [1]. Purtroppo solo altri 2 MEP eletti nelle liste del PdL su 32 hanno seguito l’esempio dell’on. Mazzoni, mentre per la Lega Nord solo Oreste Rossi ha recentemente firmato e gli on. Mario Borghezio e Francesco Speroni hanno tramite i loro collaboratori già fatto sapere che non firmeranno.

COSA POSSIAMO FARE NOI COME CITTADINI?

Dobbiamo pragmaticamente prendere atto che i nostri parlamenti nazionali non avranno competenza una volta che ACTA sarà ratificata, ed hanno esclusivamente un ruolo consultivo nei confronti della Commissione. Una minoranza qualificata di Paesi del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea può bloccare un accordo commerciale, ma questa minoranza qualificata non sembra sussistere al momento. Invece, per qualsiasi accordo commerciale multilaterale, il consenso del Parlamento Europeo è indispensabile per la sua ratifica.

Quindi, allo stadio attuale, l’unica istituzione che può fermare l’accordo, o per lo meno limitarlo agli aspetti concernenti la contraffazione, è il Parlamento Europeo, costituito dai rappresentanti che noi abbiamo eletto. Dobbiamo quindi:

- Informare i nostri rappresentanti che ancora non hanno firmato la Dichiarazione Scritta 12/2010 dei pericoli rappresentati da ACTA e invitarli a firmare.

- Ampliare la discussione coinvolgendo stampa, blog, forum ecc. Da quando i documenti ACTA sono pubblici, non esistono più argomenti per sostenere che ampie parti di questo accordo non violino i diritti fondamentali, il principio di proporzionalità e l’Acquis dell’Unione (il corpus legislativo dell’Unione Europea).

La Dichiarazione 12/2010 stabilisce che ACTA deve rispettare il principio di sussidiarietà, la libertà di espressione, il diritto alla privacy e la Neutralità della Rete, proteggendo gli operatori, i provider e in generale i fornitori di servizi Internet dall’eccessiva responsabilità legale per qualsiasi atto commesso in Rete dai propri utenti. Essa pertanto non pone limiti agli scopi di lotta alla contraffazione commerciale di ACTA, purché essi non violino quanto citato.

Riferimenti:
Analisi completa di ACTA.

Ulteriori argomenti a favore della Dichiarazione.

[1]
Faccio seguito alla telefonata di ieri per ribadire che – per come è formulata – la dichiarazione in oggetto non è sottoscrivibile.

A dire il vero la ritengo anche del tutto superflua, dal momento che in ben tre occasioni il PE ha votato risoluzioni che già hanno evidenziato gli aspetti negativi di ACTA. Una di queste risoluzioni porta la mia firma ed è stata oggetto di lunga discussione in INTA prima di approdare in Aula. Personalmente, infine, proprio sulla circolazione dei farmaci generici e sull’accesso agli stessi da parte dei Paesi poveri, nella scorsa legislatura, quale relatore sulla ratifica del Trattato che modificava l’accordo TRIPS su questo punto (farmaci), ho per ben quattro volte costretto Consiglio e Commissione a rinviare la ratifica stessa proprio perché l’Europa non aveva messo in campo iniziative più solidali verso i Paesi più poveri sull’accesso ai farmaci generici. Non sto a dirvi il “braccio di ferro” con le multinazionali farmaceutiche. Il tutto per dire che alcune delle vostre contestazioni non solo mi trovano d’accordo, ma addirittura scontate.

Ciò non toglie che così come formulata la dichiarazione non faccia alcun cenno agli aspetti positivi di ACTA (il cui testo è tutt’altro che definito e la cui conclusione non è certo in “dirittura d’arrivo”) che – ricordo – non riguardano la lotta alla contraffazione solo di borsette, scarpe, orologi o magliette, ma anche di tutto ciò che attiene alla sicurezza (dalle viti alle parti sofisticate di apparecchi altamente tecnologici, ad es. nelle auto) e alla salute (i farmaci contraffatti hanno già procurato la morte di migliaia di persone), attività criminali che richiedono forme di intelligence, di coordinamento delle norme penali e di sanzioni che solo a livello sovranazionale possono avere efficacia. A noi il compito di vigilare affinchè – come ribadito nei già citati atti assunti dal Parl. Eur. – il tutto avvenga nel rispetto delle libertà individuali e collettive e nella massima trasparenza.

Cordialità
Gianluca Susta, deputato al PE

Nota del comitato promotore

Nell’e-mail sopra riportata integralmente, l’on. Susta non si riferisce evidentemente, parlando delle positività di ACTA, alle parti concernenti Internet. Le parti positive al più riguardano la contraffazione a scopo commerciale, dannosa e pericolosa per i consumatori. Queste parti non vengono osteggiate in alcun modo dalla Dichiarazione Scritta 12/2010. Nei punti 3 e 5 la Dichiarazione concerne esattamente le richieste dell’on. Susta citate nell’ultima riga della sua e-mail.

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