TNT blogICANN, l’autorità che assegna i nomi di dominio, i domini top-level, controlla i root server ed altro ancora in Internet, sta in questi giorni chiedendo pareri sulla propria proposta di subordinare la concessione di nuovi Top Level Domains generici (gTLDs) ad un controllo preventivo sui richiedenti per combattere il terrorismo e le violazioni della “proprietà intellettuale” e difendere “moralità ed ordine pubblico”. Ecco perché si tratta di un’idea pericolosa.


Durante gli scorsi giorni ICANN ha sottoposto un piano per l’introduzione di nuovi domini di livello top (TLDs). Nelle proposte sono incluse regole nuove ed inedite che prevedono un controllo preventivo sulla storia delle persone che richiederanno i nuovi domini al fine di favorire la lotta al terrorismo, alle violazioni della “proprietà intellettuale” (usiamo le virgolette perché come chiarito da Stallman l’utilizzo di tale definizione è impreciso e fuorviante) e alla protezione della moralità e dell’ordine pubblico.

Il potere di ICANN è molto vasto, essendo la più alta autorità nel controllo dei nomi di dominio e dei domini di livello top; solo poche settimane fa è stato percepito come un abuso il trasferimento di ICANN (in assenza di un ordine di un giudice e senza diritto alla difesa per le parti danneggiate) di 7 nomi di dominio alle autorità americane con la scusa di violazioni ai regolamenti e ha suscitato sensazione il piano concertato da ICANN e dalle autorità per riallocare d’ufficio nomi di dominio come thepiratebay.org e megaupload.com alle stesse autorità americane.

I principi fondanti dell’operatività di ICANN, fin dai tempi della sua creazione e dell’assegnamento dell’incarico da parte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, riguardano la stabilità operativa di Internet, la promozione della concorrenza, il raggiungimento di un’ampia rappresentazione della comunità globale di Internet e lo sviluppo di regolamenti appropriati alle finalità designate tramite un processo bottom-up basato sul consenso e su ampie consultazioni di tutte le parti.

In base a tali principi, è evidente che la lotta al “terrorismo”, la lotta alle violazioni del copyright e dei marchi commerciali, la difesa dell’ordine pubblico e della moralità sono tutte azioni completamente al di fuori delle competenze e degli scopi di ICANN. Come se non bastasse, le definizioni delle finalità e dei mezzi per raggiungerle sono mal poste e rischiano di diventare un serio ostacolo alla libertà di espressione, alla libertà di impresa e alla privacy. Infine, a causa della mancanza di consenso generale nelle relazioni internazionali fra governi sulle definizioni di moralità, ordine pubblico, terrorismo, un simile regolamento rischierebbe di trascinare ICANN nel mezzo di guerre ideologiche, politiche, religiose e commerciali e probabilmente in una ridda infinita di cause legali.

ICANN parla di un “background check” per stabilire se qualcuno ha diritto ad ottenere un dominio top level. Questo controllo sul passato e la reputazione richiederebbe sforzi investigativi e, fatto da parte di un ente privato, pone serie preoccupazioni in merito alla privacy. Perché un ente privato americano dovrebbe avere il diritto di scavare nel passato e nella vita degli individui che richiedono un gTLD? Inoltre, non esiste una definizione universalmente chiara ed accettata di “moralità”, oppure di “terrorismo”. Il governo americano aveva definito Nelson Mandela un “terrorista” pochi decenni fa, mentre le regole sulla “moralità” variano da stato a stato, da paese a paese, o addirittura da città a città, e spesso non sono condivise da una maggioranza significativa della popolazione. Che ICANN possa ergersi a difensore dell’umanità dal terrorismo e a protettore della “moralità” è una finalità molto difficile da concretizzare ma è anche pericolosa: la Storia ci insegna che in nome della “moralità” la libertà di espressione è stata innumerevoli volte sacrificata, e che per la paura del “terrorismo” una politica del genere rischierebbe di danneggiare e discriminare soprattutto cittadini di specifiche aree del mondo.

ICANN inoltre utilizza le parole “terrorismo” e “violazione della proprietà intellettuale” in modo che esse stiano molto vicine nella stessa proposta. Qui è d’obbligo una digressione perché questo accostamento puzza talmente di bruciato che ne sentiamo l’odore fino in Italia. Tanto tempo fa le major dell’intrattenimento decisero di intensificare, a fini propagandistici, l’utilizzo dispregiativo dell’aggettivo “pirati” per coloro che copiano, anche per fini personali e privi di scopo di lucro, opere protette dal copyright.

I “pirati”, nel corso degli ultimi anni, si sono re-impossessati di tale termine e sia grazie alle proprie capacità comunicative e tecniche (sono i pirati ad aver fatto vedere all’umanità per la prima volta la bellezza di un “celestial juke-box”) sia grazie ad un momento storico favorevole lo hanno trasformato in un aggettivo percepito come molto positivo da gran parte delle persone del mondo; tanto che nel 2009 un Commissario Europeo (Viviane Reding) affermò che “i nativi digitali percepiscono la pirateria come sexy”.

Le major hanno reagito e gli uffici di PR hanno iniziato a suggerire di abbandonare il termine “pirati” e di utilizzarne altri come per esempio “ladri”. In quelle raccomandazioni si diceva anche di accostare il più possibile (utilizzare per esempio nella stessa frase) i termini “violazione del copyright”, con “pedofili”, “pedopornografia” e “terrorismo”. Ora, ICANN, accostando terrorismo e violazioni della “proprietà intellettuale”, sembra seguire quelle linee guida. Potrebbe essere un caso, naturalmente, ma da italiani non possiamo che citare un noto e controverso statista e politico che ha detto “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Mettere la violazione della “proprietà intellettuale” sullo stesso livello del “terrorismo” è un’operazione priva di proporzionalità e sicuramente mancante dell’appoggio consensuale su cui ICANN dovrebbe basarsi, visto che non esiste in tutta la storia del genere umano alcuna proposta da alcuna parte del globo terracqueo secondo la quale colui o colei che si fosse macchiato/a del turpe reato di aver copiato un CD ad un amico dovrebbe essere inibito/a dalla registrazione di un dominio top-level.

Nel complesso, la proposta di ICANN per le regole di attribuzione dei gTLDs appare irragionevole, liberticida e rischiosa per ICANN stesso. Ci auguriamo che tale proposta naufraghi al più presto, indipendentemente dall’opportunità o meno di avere nuovi gTLDs, ma in ogni caso siamo convinti che se ICANN dovesse proseguire nel suo irrazionale allontanamento dai suoi principi fondanti nuove organizzazioni alternative emergeranno a prenderne il posto, e quello che ICANN si è ritrovato come dono acquisito nel 98 grazie al Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e al consenso di Internet gli verrà in pochi anni tolto dalla tecnologia.

Riferimenti e fonti.

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