Il processo di appello a The Pirate Bay si sta avvicinando alla fine. L’accusa ha fornito alla corte le argomentazioni finali. Hanno parlato Roswall, Danowsky, Pontén e Wadsted. L’accusa richiede carcerazione e multe sostanziose per coprire i danni che le industrie dell’intrattenimento dichiarano di aver sofferto a causa delle azioni del più famoso sito torrent del mondo. La traduzione integrale dell’articolo di TorrentFreak a firma di Ernesto.
Fino ad oggi gran parte delle udienze durante l’appello del processo a The Pirate Bay sono state semplicemente una copia delle udienze dell’anno scorso presso la Corte Distrettuale. Sebbene la cosa sia in qualche modo ironica in considerazione dell’argomento in questione, il procedimento non ha portato molte nuove informazioni, e nemmeno lo spettacolo che si era sviluppato lo scorso anno.
Oggi [12 ottobre, n.d.t.], durante la penultima udienza alla Corte di Appello, il processo è proseguito con le richieste finali dell’accusa. I membri della procura e i rappresentanti delle industrie della musica e del cinema hanno presentato le dichiarazioni conclusive alla corte.
Il procuratore Håkan Roswall ha parlato per primo, dichiarando che l’evidenza contro i quattro accusati è ora anche più forte di prima. Ha inoltre sostenuto perché ognuno degli accusati sia stato attivamente coinvolto nell’operatività, la manutenzione o il finanziamento del sito.
Il procuratore ha detto che sia Fredrik Neij sia Gottfrid Svartholm hanno ammesso il loro ruolo nell’operazione, ma c’è anche una forte evidenza che gli altri due accusati siano complici.
Roswall non crede alle dichiarazioni di Peter Sunde secondo le quali egli fosse solo il portavoce del sito. Ha detto che Peter era profondamente coinvolto, riferendosi a dichiarazioni per cui Peter ha lavorato agli aspetti tecnici del sito.
Inoltre il procuratore ha fatto notare che l’inserzionista Daniel Oded comunicava con Fredrik e Gottfrid attraverso Peter. Roswall ha anche detto che Peter aiutava a progettare e sviluppare il sito e aveva contatti con alcuni inserzionisti.
Lundstrom era inoltre attivamente coinvolto secondo il procuratore. Alcuni computer trovati durante il raid contro The Pirate Bay era stati acquistati dalla compagnia di Lundstrom, Rix Telecom, ha detto Roswall. Ha anche dichiarato che c’erano altri legami finanziari, inclusi quelli con l’inserzionista isrealiano Daneil Oded. Lundstrom ha inoltre dato consigli operativi agli altri accusati.
Roswall ha poi argomentato che la Direttiva e-Commerce non si applica a The Pirate Bay perché non si tratta semplicemente di trasmettere dati come fa un ISP. The Pirate Bay è effettivamente coinvolto nella comunicazione fra i downloader, ha detto. Il procuratore ha paragonato il sito ad una bacheca elettronica in cui utenti e moderatori interagiscono gli uni con gli altri, cosa che non ricadrebbe sotto la direttiva.
In conclusione ai suoi argomenti finali Roswall ha richiesto una pena detentiva per tutti i quattro accusati. “La punizione corretta è un anno in prigione”, ha detto.
La persona successiva a fare le dichiarazioni finali è stato Peter Danowsky di IFPI. Ha cominciato con il dire che le etichette musicali vogliono più compenso dell’ammontare accordato loro dalla Corte Distrettuale. Il margine di errore che la Corte Distrettuale ha applicato ai contatori di download di The Pirate Bay è risultato in un danno inferiore di quanto le compagnie musicali abbiano diritto, ha argomentato Danowsky.
Danowsky ha poi suggerito un compenso di 6,50 Euro per album scaricato, cosa che significa che ogni download viene conteggiato come vendita persa. Inoltre, vuole che l’industria discografica sia compensata per il danno che The Pirate Bay ha arrecato all’industria musicale in generale.
Danowsky ha proseguito sostenendo che The Pirate Bay offre un servizio che è molto simile a quello offerto dai negozi di musica online. Tuttavia, il sito non fa pagare per la musica e si tiene il profitto delle inserzioni invece di compensare i detentori dei diritti.
La pirateria fisica è esattamente illecita come il file-sharing secondo l’avvocato dell’industria della musica, utilizza semplicemente una tecnologia più nuova.
Danowsky ha inoltre notato che The Pirate Bay è stata fondata con un unico scopo (ideologico): “Non rispettare il copyright.” Poi, Danowsky ha rimarcato un’affermazione leggermente contraddittoria per cui The Pirate Bay sarebbe un’operazione strettamente commerciale.
Secondo Danowsky paragonare The Pirate Bay a Google non ha alcun senso, perché Google lavora con i detentori dei diritti per prevenire la pirateria. The Pirate Bay d’altra parte si fa costantemente beffe dei detentori e non coopera con le richieste di takedown, ha detto.
Dopo la pausa pranzo Henrik Pontén ha esposto la sua richiesta finale. Pontén ha sostenuto che The Pirate Bay ha chiaramente operato come un business, facendo soldi dal flusso delle inserzioni. “Era probabilmente il brand più famoso della Svezia all’epoca”, ha detto.
Ha argomentato che gli accusati meritano una pena detentiva perché “hanno bisogno di un reboot” dopo le loro attività criminali. Pontén ha proseguito col dire che la carcerazione fungerà anche da deterrente per altri contro l’inizio di siti simili. Ha dichiarato che questo effetto è già diventato evidente dopo il verdetto della Corte Distrettuale.
I danni dichiarati dovrebbero coprire la perdita di guadagni per l’industria dell’intrattenimento, e anche il danno in buona fede che il sito ha causato, ha notato Pontén.
La polizia è impossibilitata a perseguire tutti gli utenti di The Pirate Bay e gli accusati sono pertanto responsabili per l’intero danno dichiarto, ha ulteriormente sostenuto.
Per ultima Monique Wadsted ha esposto i suoi commenti conclusivi. Ha detto che gli accusati hanno condotto una massiccia operazione di violazione del copyright. Lo scopo del sito e del tracker era di attrarre quanti più utentoi possibile, e trasformare questo traffico in profitto, ha aggiunto Wadsted.
Wadsted ha inoltre elaborato sul ruolo che ognuno degli accusati ha avuto nell’operazione del sito, e perché essi sovrebbero essere ritenuti responsabili delle violazioni del copyright che sono state commesse dagli utenti del sito. Gli accusati hanno volontariamente danneggiato l’industria del cinema, ha argomentato.
Schierandosi con il procuratore, Wadsted ha detto che la Direttiva sul commercio elettronico non si applica a The Pirate Bay, perché il sito non è pienamente automatizzato e passivo. The Pirate Bay ha aggiunto categorie per rendere più semplice indicizzare i file, gli utenti possono aggiungere commenti e i moderatoti rimuovere attivamente i file, ha detto.
Dopo aver esposto i dettagli dei danni richiesti dalle compagnie del cinema, Wadsted ha aggiunto che la somma totale delle richieste non è eccessiva. “Tutto questo riguarda un crimine intenzionale commesso da adulti”, ha notato.
Con ciò la giornata si è conclusa; l’appello proseguirà venerdì [15 ottobre, n.d.t.] con gli argomenti finali della difesa.
3 Responses
Pingback by Topsy.com
13 ottobre 2010 alle 00:58
[...] This post was mentioned on Twitter by Paolo Brini , Scambio Etico. Scambio Etico said: The Pirate Bay, processo di appello: le richieste dell’accusa. [...]
Commento by sMart
14 ottobre 2010 alle 17:35
Che squali senza vergogna; le argomentazioni dell’accusa sono un castello di carte e ne sono ben consci loro stessi.
Se i quattro davvero avessero voluto ricavar quattrini dalla violazione del copyright sarebbe stato molto più redditizio metter su un banchetto in piazza di cd copiati piuttosto che una community online di pirati.
E l’agire con uno scopo ideologico, che sia l’abbattimento del copyright o meno, per fortuna non è ancora un reato…
Che in questo processo sia condanna o meno, il tempo darà ragione ai pirati.
Ya!
Commento by Rogal Dorn
15 ottobre 2010 alle 12:13
Nel nome del Dio Denaro, le Major son pronte a fregarsene d’ideali, razze, salute e quant’altro…
Pigliasse loro la peggiore sincope di tutta la vita.
Ave !
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