TNT blogNiccolò Rinaldi, fiorentino quarantasettenne, eurodeputato eletto nelle Liste di Italia dei Valori e relatore ombra per il gruppo ADLE sul negoziato ACTA. Dopo aver fornito un prezioso sostegno alle nostre istanze, sia sulla Dichiarazione Scritta 12/2010 sia nel contrasto al rapporto Gallo, ci ha rilasciato una intervista sui temi che da vicino seguiamo su questo blog.

Onorevole Rinaldi, quale pensa sia stato il motivo per cui si è avuta una notevole difficoltà nel raccogliere le firme sulla dichiarazione scritta 12/2010, nonostante fosse stata essa proposta in modo trasversale da MEP dei maggiori gruppi politici del PE e che in sostanza ricalcava la risoluzione approvata il 10 marzo a larghissima maggioranza?

Lo strumento della dichiarazione scritta sta conoscendo un’inflazione nel suo uso, con proposte sui temi più disparati. Ciò confonde le idee ad alcuni deputati e rende più difficile la raccolta di firme. Non sono molte le dichiarazioni che raggiungono la quota necessaria, e per questo possiamo essere contenti del risultato ottenuto con la nostra iniziativa sull’ACTA.

L’approvazione del rapporto Gallo non contraddice la risoluzione del 10 marzo e la dichiarazione scritta?

Per me sì dal punto di vista del contenuto, ma per molti si è trattato di due partite diverse. Di fatto in parlamento s’impara in fretta che ogni voto, ogni passo, è una storia a sé. Per questo ogni volta occorre la massima attenzione.

Una maggioranza schiacciante il 10 marzo, subito dopo difficoltà a raccogliere le firme sulla Dichiarazione Scritta ed ora passa il rapporto Gallo, c’è stata nel frattempo azione di lobby da parte delle major?

Altroché se c’è stato l’intervento di forti pressioni. Del resto non mi stupisce. stiamo intaccando interessi forti e costituiti, ben organizzati, e non scordiamoci che nel Parlamento Europeo, come nella maggior parte dei paesi europei Italia in testa, dobbiamo fare i conti con una maggioranza di centro-destra assortita da un centro-sinistra che non sempre ha le idee chiare, almeno in alcune componenti.

All’inizio dell’estate è stata presentata al CULT la relazione di uno studio legale di Ginevra che ha messo in evidenza che l’azione della lobby del copyright all’interno della Commissione Europea ha compromesso gravemente gli obiettivi della Convenzione UNESCO sulla Protezione e Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali. Ritiene che anche il Parlamento Europeo stia subendo pressioni analoghe e corra rischi simili?
Il registro dei gruppi di interesse del Parlamento Europeo accredita oltre 15000 lobbisti e li collega all’entità per cui essi lavorano, ma non specifica né il settore in cui operano né il budget a disposizione. Ritiene che una maggiore trasparenza per il registro dei gruppi di interesse accreditati al Parlamento Europeo sia auspicabile?

Il regime delle lobby presso il Parlamento Europeo è nel complesso migliore di quello della Commissione e di molti paesi membri. Il settore in cui opera un gruppo di pressione è spesso un’informazione superflua, perché non è un dato nascosto dagli stessi interessati ed è strettamente connesso alle entità per cui appunto lavorano, mentre l’informazione sul bilancio a disposizione sarebbe utile ma non facilmente misurabile. Le risorse dell’intera organizzazione che fa lobby? Quello dei loro clienti che rappresentano? O solo le risorse impiegate per fare lobby nel parlamento Europeo? O quelle per lobby anche presso altri interlocutori?
Comunque i parlamentari di norma sanno con chi parlano, e non possiamo pensare di vincere una battaglia limitando l’accesso alle lobby, che tanto sanno comunque arrivare a destinazione. L’importante è disporre di argomenti forti, anche se non sempre bastano.

Quanto possono aver influito per l’approvazione del rapporto Gallo le petizioni presentate all’ultimo momento da Eurocinema e IFPI?

Hanno avuto un loro peso. Alcuni hanno avuto la sensazione, sbagliata, che il rapporto Gallo difendeva la creazione artistica in Europa, le condizioni vitali per chi vive di cinema, in definitiva una parte importante dell’identità europea. Le petizioni sono riuscite a colpire nell’immaginario di una difesa della cultura, assaltata dalle nuove tecnologie. una posizione che invece è distorta ed è preistorica, che non tiene conto della necessità vitale di allargare la base della conoscenza e del sapere approfittando, come strumenti e non fini di per sé, delle nuove tecniche – un obiettivo che invece premia proprio la creazione artistica e può moltiplicarne gli effetti.

Se come sembra la petizione di Eurocinema contiene il sostegno di una persona morta da oltre 3 anni e di alcune che hanno dichiarato di non aver sottoscritto, c’è la possibilità di una azione legale da parte del PE? Non sarebbe comunque un’azione squalificante che andrebbe almeno denunciata all’opinione pubblica da parte del Presidente del Parlamento Europeo?

Sono brutti episodi. Certo che gli autori della petizione avevano la possibilità di stare più attenti, non avevano bisogno di qualche firma in più per portare avanti i loro interessi, ma attenzione a non cavalcare troppo questo episodio: nelle petizioni che pervengono al parlamento capita spesso che ci siano delle firme che non dovevano esserci, ma non per questo il quadro di fondo e i rapporti di forza cambiano.

A cosa è dovuto l’abbandono della IPRED2 da parte della Commissione? Sono solo nostre paranoiche supposizioni che sia stata lasciata cadere perché la definizione che era stata formulata per scala commerciale non serviva più a mettere sulla graticola il file sharing e quindi si punta ora tutto su ACTA?

Ancora una volta ogni episodio va trattato a sé. Il ritiro della proposta della direttiva è comunque una buona cosa, e del resto nel collegio dei commissari ci sono opinioni divergenti.

L’apertura del processo di revisione della direttiva ecommerce dobbiamo vederlo con la preoccupazione che si voglia cambiare per adattarla ai contenuti di ACTA che non sarebbe compatibile con l’attuale normativa?

La direttiva sul commercio elettronico ha bisogno di un aggiornamento. Sarà un campo rischioso, sia per i possibili collegamenti con l’ACTA che anche di per sé. Ma è un aggiornamento al quale non possiamo sottrarci.

Si è chiusa la consultazione pubblica del DG INFSO sulla Net Neutrality, in preparazione del rapporto sul carattere aperto e sulla Neutralità della Rete che la Commissione dovrà consegnare al Parlamento entro la fine del 2010. Ritiene che sia necessario preservare il carattere aperto e neutrale di Internet tramite una legislazione ad hoc, come ventilato nel 2009 con l’ipotesi di una “Direttiva sulla Net Neutrality”, o che la revisione del quadro regolatorio sulle telecomunicazioni del “Pacchetto Telecom” di imminente implementazione nei Paesi Membri sia sufficiente a garantire la Neutralità della Rete? Qual è (se esiste) l’orientamento del gruppo ALDE in merito?

L’ADLE, come anche gli altri gruppi, ha un dibattito aperto. Trattandosi di un gruppo liberal-democratico spesso riusciamo a far prevalere le nostre ragioni, come è accaduto per l’ACTA, ma non per il Gallo. Di fatto nessuna ideologia tradizionale ha una strada tracciata una volta alle prese con le nuove tecniche di comunicazione; ma l’imperativo della libertà, di una libertà in atto e applicata nella vita di ognuno e non come figura della retorica, alla fine prevale. Quanto alla strada normativa migliore, di norma preferisco poche norme e chiare, e dunque anche un trattamento in seno al pacchetto telecomunicazioni, ma solo se il risultato ottenibile sia soddisfacente.

Ritiene sia possibile nel PE incardinare qualcosa che introduca una tassa di scopo, da devolvere ad una società di raccolta apposita, sulle connessioni a banda larga per dare un contributo agli autori e finalmente legalizzare un fenomeno di massa come quello del file sharing?

Da valutare, ma è difficile. Parliamo di tasse, di nuove tasse, e non vorrei che il messaggio della comunicazione risultasse in una stupida equazione internet = nuove tasse.

Ringraziamo l’onorevole Rinaldi per aver accettato di rilasciarci questa intervista.

Share