ott 21 2010

Nella tarda serata del 20 ottobre, durante la sessione plenaria di Strasburgo, il Commissario De Gucht ha esposto di fronte al Parlamento l’ultima versione di ACTA, come emersa dai negoziati di Tokyo. Di fronte ad ostilità e perplessità diffuse da parte dei deputati, il Commissario De Gucht ha fatto ricorso sia ad informazioni inesatte sia ad informazioni false, ed è arrivato a dare un’interpretazione gravemente errata della Direttiva sul Commercio Elettronico. Il nostro resoconto commentato.
La discussione inizia con la relazione del Commissario De Gucht, il quale cerca di convincere gli astanti che, avendo recepito le indicazioni fornite dal PE, il trattato rispetta pienamente l’acquis comunitario. Segnala inoltre che sono stati inserite delle disposizioni per la difesa dei prodotti a denominazione di origine, ma che tuttavia restano ancora aperti due punti: quello se includere o meno nel trattato la tutela dei brevetti e se estendere in Internet la protezione dei marchi commerciali.
A nome dei gruppi parlamentari prende la parola Daniel Caspary per il PPE e si complimenta con il Commissario De Gucht per la tutela dei prodotti con denominazione di origine e il rispetto dell’acquis comunitario, ma lo invita a riferire meglio in Commissione e ad attivare i sevizi giuridici per la verifica di ciò, si dice contento per il capitolo Internet e che nonostante non voglia criminalizzare gli utenti la proprietà intellettuale deve essere difesa.
A nome del gruppo S&D Kader Arif espone grosse perplessità di fronte alla complessità del testo e preoccupazione per la privacy e le libertà individuali, in particolare esprime preoccupazione sul fatto che possano essere controllati alle frontiere i dispositivi elettronici di memorizzazione. Nonostante il trattato non espliciti un obbligo ma lasci facoltà agli Stati membri, esso sarà implicitamente un invito ad adottare tali misure, in particolare per il fatto che le major faranno pressioni proprio in base a ciò. Altra preoccupazione è relativa al fatto che qualora una persona sia trovata in possesso di file per scopo commerciale scatterà il sequestro immediato, ma quali saranno i parametri per definire ciò? Il numero dei file può essere fissato a discrezione di ogni stato quando comunque potrebbe bastare un solo file per poi produrne milioni di copie e farne uso commerciale. Annuncia comunque altre perplessità che saranno esplicitate in una risoluzione che sarà votata nella prossima sessione plenaria e invita il Commissario a non sottoscrivere nulla prima che tale documento sia stato votato.
Per conto del Gruppo ALDE prende la parola Niccolò Rinaldi che si dichiara insoddisfatto della disparità tra tutela dei prodotti ad indicazione geografica e marchi in favore di questi ultimi. Sulla questione Internet, pur rilevando che sono stati fatti progressi, ancora sono presenti disposizioni contrarie all’acquis comunitario: nell’articolo 2, la possibilità di ingiunzioni giudiziarie, e sanzioni penali per utilizzatori individuali presenti nella parte 14 punto 1 del trattato. Apprezza le modifiche apportate al capitolo per l’accesso ai farmaci dei paesi in via di sviluppo ma la maggior parte delle violazioni in questo settore avviene in paesi non sottoscrittori del trattato. Rinaldi conclude quindi sintetizzando che per questi motivi con ACTA c’è tutto da perdere e nulla da guadagnare, sarebbe “meglio lasciar cadere questo accordo”.
Jan Philipp Albrecht per il gruppo dei Verdi/ALE, nell’esprimere le grandi perplessità che non sia travalicato l’acquis dell’Unione e la poca chiarezza delle procedure, chiede al Commissario De Gucht se abbia o meno firmato il trattato allo stato attuale e quando i MEP riceveranno una valutazione di impatto completa per capire se saranno o meno violati i diritti fondamentali degli cittadini.
Syed Kamall per il Gruppo ECR si complimenta per la raggiunta trasparenza dovuta al fatto che dopo la sessione di Tokyo sia stato reso pubblico il consolidato delle trattative. Sottolinea la distinzione tra mondo reale e digitale ove il secondo è molto difficile da codificare con normative, Conclude facendo presente che la Commissione non ha mandato per trattare sanzioni penali, per cui si chiede come si concilia questa cosa.
Helmut Sholtz per il gruppo GUE/NGL annuncia che si prenderanno tutto il tempo a disposizione per verificare se realmente questo trattato non scavalca l’acquis comunitario. Conclude dicendo che la Commissione è distante dalle preoccupazioni dei cittadini e dai loro diritti fondamentali.
Angelika Werthmann per i Non Iscritti ad altri gruppi rileva che anche questa ultima versione versione del trattato, pur con i pesanti stralci effettuati, non tiene conto degli interessi reciproci e presenta punti molto vaghi che ancora devono essere definiti.
Seguono gli interventi a titolo personale:
Cristiana Muscardini (PPE) vede ancora lontano il punto di incontro sulla tutela della proprietà intellettuale tra i due diversi blocchi politici ed economici, sollecita maggiore attenzione alla tutela dei prodotti di origine geografica, alla tutela dei marchi e ad un attento controllo di ciò che viene attraverso Internet commercializzato.
Emine Bozkurt (S&D) segnala che quotidianamente riceve posta da cittadini e dalle imprese preoccupati dei loro diritti, rileva che questo trattato non protegge né gli uni né gli altri, quindi chiede quale sia il valore reale di questo trattato, chiede di essere convinta che ACTA sia necessario. Infine poiché il trattato ancora ha dei punti in sospeso si chiede come potrebbe votare un accordo che lascia in sospeso alcune parti.
Marietje Schaake (ALDE) rileva i progressi fatti in recepimento delle indicazioni del Parlamento ma vede ancora parti oscure. Chiede: 1) se ci sarà una valutazione di impatto, 2) se la Commissione sia disposta a tornare a rinegoziare se i diritti fondamentali saranno minati dal trattato, 3) se la Commissione voglia aspettare la risoluzione del Parlamento per completare la trattativa anche considerato che per ora nessun paese lo ha approvato. Segnala che sono presenti parti che permettono la repressione attraverso metodi extra-giudiziari che possono imporre la violazione della privacy per presunte violazioni; metodi che preoccupano i provider addossando loro una responsabilità che non gli compete.
Eva Lichtenberger (Verdi/ALE) nota che Acta solleva sempre più problematiche di quante sono le risposte che intende dare per via dei concetti giuridici poco chiari che danno adito a dubbi ed interpretazioni, in particolare la collaborazione tra provider e detentori dei diritti; dichiara estremamente problematico anche il fatto che non sia definita chiaramente la differenza tra uso commerciale e privato. Conclude che senza la valutazione di impatto dei diritti fondamentali dei cittadini non è possibile valutare il trattato nel suo insieme
Per Sajjad Karim (ECR) è importante la tutela della proprietà intellettuale ma altrettanto lo è la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, occorre quindi trovare un equilibrio tra i due interessi, ritiene comunque ACTA un primo passo nella giusta direzione da comunque valutare a fronte della valutazione di impatto.
Christofer Fjellner (PPE) sostiene che la segretezza delle trattative ha alimentato leggende metropolitane come il fatto delle ispezioni nei PC alle frontiere che invece non è secondo lui presente nel trattato, l’aumento della cooperazione tra stati è un fatto positivo ed auspica un’approvazione del trattato
Françoise Castex (S&D) ringrazia per la trasparenza delle ultime settimane ma rileva che le rassicurazioni fornite dal Commissario De Gucht non sono attendibili, il trattato è ambiguo su aspetti importanti: la norma che prevede il favoreggiamento nel reato di violazione del copyright distinto dalla contraffazione, l’avallo che offre all’HADOPI in Francia e la perdita dello status di neutralità per gli operatori; questa parte è stata negoziata dal Consiglio e quindi va al di là delle competenze della Commissione e dell’acquis comunitario. Conclude ricordando che il Comitato permanente di lavoro ACTA ha la possibilità di aggiungere emendamenti, quindi come si può chiedere il voto su un documento che può essere in seguito modificato? Castex annuncia che le riserve che saranno espresse nella risoluzione che il gruppo S&D presenterà saranno determinanti per la votazione finale sul documento.
Christian Engström (Verdi/ALE) ricorda che nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo si è richiesto che i provider non debbano diventare gli sceriffi della Rete e la Commissione dice che non sarà così, però quando si esamina il testo c’è scritto altro: già nel preambolo si cita la volontà di promuovere la collaborazione tra provider e detentori dei diritti, quindi ciò rende già implicito il ruolo che dovranno assumere, e se non lo faranno cosa sarà fatto contro i provider? Per questo le critiche mosse continuano a restare attuali. Necessaria comunque la valutazione di impatto.
Jörg Leichtfried (S&D) dice che siamo giunti al momento in cui bisogna chiedersi a chi giova e chi danneggia questo trattato, la sua impressione è che siano pochi quelli che hanno da guadagnarci, non tenendo conto dei diritti fondamentali e dell’accesso alla conoscenza, e molti i danneggiati. La protezione della provenienza geografica deve essere prioritaria rispetto a quella dei marchi. I provider che diventano sceriffi della rete da chi sarebbero controllati? Quando si pensa di avviare la valutazione di impatto sui diritti fondamentali dei cittadini? Cosa intende fare la Commissione nel momento in cui dovesse prendere atto che il Parlamento non è d’accordo sul trattato come attualmente formulato?
Judith Sargentini (Verdi/ALE) sostiene che è complesso normare un trattato per combattere la violazione del diritto d’autore, non si possono delegare le attività di controllo ai provider. Preoccupa il problema di non voler inserire i brevetti nel trattato e la poca attenzione dei medicinali contraffatti che giungono in Europa.
Monika Flašíková Beňová (S&D) dichiara ACTA è troppo sbilanciato a favore delle industrie dell’intrattenimento ed a tutto scapito dei diritti fondamentali dei cittadini. Chiede alla Commissione di rinegoziare un documento con approccio differente.
Zuzana Roithová (PPE) riconosce le migliorie di questo ultimo testo, ma rileva che ancora ci sono problemi; sull’indicazione geografica dei prodotti si è fallito ed i paesi in cui maggiormente vengono effettuate le contraffazioni non sono sottoscrittori dell’accordo. Necessaria la valutazione di impatto.
Il Commissario De Gucht (ricordiamo che la Commissione ha il mandato del Consiglio dei Ministri dell’Unione per negoziare le parti non penali di ACTA), nella replica conclusiva alle osservazioni dei parlamentari, ha sostenuto che ACTA non impone ai paesi sottoscrittori il controllo dei bagagli personali alle frontiere per la perquisizione degli apparati elettronici alla ricerca di file che violano il copyright. In realtà questa non è un’informazione del tutto corretta, perché ACTA impone tale controllo alle frontiere, lasciando come opzione ai paesi quella di adottare eccezioni concernenti piccole quantità di beni di natura non commerciale come opt-out: “Parties may exclude from the application of this Section small quantities of goods of a non-commercial nature contained in travelers’ personal luggage.” [Le Parti possono escludere dall'applicazione di questa Sezione piccole quantità di beni di natura non commerciale contenuti nel bagaglio personale dei viaggiatori]. Si veda anche la perplessità dell’on. Karif in merito.
De Gucht si è poi lanciato in una disquisizione dai toni prettamente personali, in cui si è mostrato profondamente offeso per il fatto che il Parlamento Europeo non abbia riconosciuto i grandi sforzi per la trasparenza che ha egli ha profuso, giungendo a dire “allora avrei fatto meglio ad investire il mio tempo in altro”. Rammentiamo che è assolutamente fuori dalla competenza di un Commissario criticare l’operato del Parlamento per motivi personali.
Il Commissario ha poi ribadito che ACTA non viola l’acquis dell’Unione, in palese contraddizione con tutte le analisi legali finora effettuate dai giuristi di tutta Europa (per esempio, fra le tante, queste). Ma l’affermazione è palesemente falsa anche solo e semplicemente in considerazione delle nuove sanzioni penali che ACTA introduce.
Entrando nel merito delle collaborazioni fra detentori del copyright e Internet Service Provider mirate a perseguire coloro che, secondo le dichiarazioni unilaterali dei detentori, violano il copyright in rete, De Gucht ha sostenuto la tesi che tali disposizioni siano già comprese nell’art. 15 della Direttiva 2000/31/CE.
L’affermazione è uno sconcertante ribaltamento della realtà. L’articolo 15 si riferisce al divieto per i Paesi Membri di imporre un obbligo generale di sorveglianza ai prestatori di servizi (come ISP e hosting) nella società dell’informazione, fatta salva la possibilità di imporre comunicazioni alla pubblica autorità competente (in nessun caso si può sostenere che un’industria privata sia una “pubblica autorità competente”). Che un Commissario preposto al commercio non conosca, o faccia finta di non conoscere per darne un’interpretazione funzionale ad ACTA, una Direttiva fondamentale concernente il commercio elettronico lascia a dir poco sorpresi. Inoltre, potrebbe far nascere gravi dubbi sulla capacità di condurre i negoziati di un accordo di natura legislativa come ACTA. Per comodità riportiamo l’articolo 15 al termine.
De Gucht ha poi proseguito sostenendo che delle “nebulose libertà” che ACTA metterebbe a rischio non avrebbe ancora ricevuto alcun esempio concreto, ed ha rincarato la dose dicendosi “molto stupito” del fatto che i parlamentari non abbiano citato i posti di lavoro che la contraffazione metterebbe a rischio nell’Unione Europea, perpetuando la ormai ingiustificabile confusione fra contraffazione a scopo di lucro, pirateria a scopo di lucro e condivisione online priva di scopo di lucro di opere dell’ingegno. Resta inspiegabile come in mancanza di qualsiasi valutazione d’impatto si possa sostenere una simile tesi, quando oltre tutto dozzine di studi indipendenti mostrino come la condivisione online sia di norma benefica (o nella peggiore delle ipotesi ininfluente) sia per gli artisti sia per il mercato in generale.
Alle spalle di De Gucht sedeva Luc Devigne, negoziatore capo della Commissione per ACTA, il quale, sedutosi all’inizio rilassato e sorridente, se ne è andato molto scuro in volto al termine.
Il transcript integrale delle considerazioni finali di De Gucht è disponibile qui.
Articolo 15 Direttiva 2000/31/CE
Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza
1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.
2. Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della società dell’informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità competente di presunte attività o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro richiesta, informazioni che consentano l’identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno accordi di memorizzazione dei dati.
One Response
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21 ottobre 2010 alle 23:09
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