TNT blogSeguito naturale della consultazione pubblica in materia indetta dalla Commissione Europea e delle pressioni della società civile, dal summit sulla Net Neutrality di Bruxelles emerge la volontà di non legislare contro le discriminazioni almeno fino alla valutazione delle conseguenze dell’implementazione nei Paesi Membri del Telecoms Package (maggio 2011). Tre i punti chiave per migliorare la concorrenza, strumento essenziale per la protezione della Neutralità della Rete secondo la Commissione: trasparenza, facilità di cambio operatore per i clienti, vigilanza della autorità regolatorie.

L’evento, al quale è stato invitato anche ScambioEtico in virtù della precedente partecipazione alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione Europea, ha rappresentato un passaggio importante nel quadro dello scrutinio per mantenere la Rete neutrale.

Nella prima sessione, tenutasi nel palazzo Charlemagne della Commissione, la discussione sulla Neutralità della Rete è stata immediatamente portata sul traffic management da parte dei panelist che rappresentavano le società di telecomunicazioni, i quali, come brave scimmiette ammaestrate, hanno ripetuto fino allo sfinimento la necessità di effettuare discriminazioni e violare la Neutralità sia sulla rete fissa, come prerequisito essenziale per poter garantire ai clienti “opzioni di scelta” e “qualità di servizio”, sia sulla rete mobile, come condizione indispensabile per evitarne il collasso. AT&T, Alcatel-Lucent, CISCO, GSMA, Nokia e Vodafone hanno sostenuto la linea secondo la quale l’attuale quadro regolatorio, di imminente modifica entro il maggio 2011 a causa dell’obbligo di implementazione del Pacchetto Telecom, non deve essere modificato per proteggere l’accesso aperto a Internet e la sua Neutralità. Essi hanno inoltre sostenuto che le discriminazioni e i blocchi di servizi e applicazioni sono vitali per poter promuovere “servizi di prossima generazione”; si è anche sostenuto che le tariffe flat non saranno più sostenibili nel medio periodo né sulla rete mobile né sulla rete fissa.

ECTA (European Competitive Telecoms Association) si è invece decisamente dissociata da simili visioni, ricordando soprattutto che la storia di Internet è costellata dei cadaveri di coloro che credevano di poter soddisfare meglio i propri clienti tramite la limitazione dei servizi.

Jérémie Zimmermann, de La Quadrature du Net, ha messo in guardia contro i rischi di una simile visione che, puntando ad introdurre scarsità fittizie sulla larghezza di banda per favorire contenuti e applicazioni secondo i capricci dei provider, originano modelli di business che si basano sulla limitazione invece che sull’investimento per l’ampliamento delle infrastrutture. Ha inoltre fatto notare che “accesso a Internet” ha un significato preciso, e che quello che stanno proponendo molte telcos non è Internet, sebbene ingannevolmente venga chiamato in queso modo. Da un punto di vista tecnico l’introduzione di prioritizzazioni e deprioritizzazioni anche sulle interconnessioni porterà alla segmentazione e frammentazione di Internet in una serie di sottoreti isolate che comunicano solo parzialmente fra di loro. Zimmermann ha inoltre fatto notare che due fattori chiave, la diminuzione dei costi della banda e il miglioramento tecnologico che consente maggiore larghezza di banda, sono sistematicamente ignorati dagli studi delle telcos che vogliono mostrare che senza traffic management la rete collasserà fra il 2012 e il 2015. Ha inoltre ricordato che studi analogamenti viziati mostravano che la Rete avrebbe collassato nel 1995; nel 1999; nel 2004; e nel 2008. Tutte previsioni regolarmente rivelatesi bufale.

L’associazione di difesa dei consumatori norvegese Consumer Advocacy ha fatto notare che di tutte le grandi innovazioni che hanno reso Internet quella che è oggi, nessuna di essa è partita o è stata ideata dalle telcos o dagli ISP. Le grandi innovazioni rivoluzionarie o disruptive sono partite da minuscole start-up di 3-4 persone (per es. Google, Skype) o individui (per es. BitTorrent, Cohen), oppure dal mondo accademico (per es. il World Wide Web, Tim Berners-Lee). L’associazione ha inoltre invitato gli ISP a chiarire le loro dichiarazioni. Vi è una contraddizione irrisolvibile nella loro posizione: quando si parla di limitazioni di responsabilità e mere conduit, gli ISP dichiarano di essere puri intermediari tecnici che non possono avere a che fare con il controllo del traffico, mentre quando si parla di Neutralità della Rete, essi sono ansiosi di difendere la necessità, secondo loro vitale, di controllare il traffico.

Chris Marsden, professore dell’Università di Essex, ha mostrato dati alla mano che le telcos mentono quando dichiarano che le discriminazioni aumentano la soddisfazione del cliente. Al contrario, le lamentele dei clienti sono aumentate all’aumentare delle discriminazioni sul traffico messe in atto. Le telcos semplicemente ignorano e cestinano queste lamentele per poter produrre rapporti in cui si possa falsamente mostrare che i clienti sono lieti di usare una rete in cui il traffico viene discriminato e/o le applicazioni bloccate.

La BBC si è schierata a difesa della Net Neutrality, sottolineando come il controllo del traffico in una rete non neutrale può facilmente dare un potere editoriale di fatto incontrastabile agli ISP.

Presiedeva il panel Robert Madelin, Direttore Generale del DG Società dell’Informazione della Commissione, che ha tenuto un approccio molto sensato, mettendo, con semplici e pragmatiche domande, in serie difficoltà il lobbista di British Telecom, chiedendogli da cliente di BT quale qualità del servizio può aspettarsi grazie al traffic management. Alla farfugliante risposta “maggiore scelta” Madelin ha replicato con una vecchia limpida verità: “Anni di lavoro mi insegnano ad essere sospettoso quando sento dagli operatori che la risposta è possibilità di scelta”.

La seconda sessione si è tenuta al Parlamento Europeo ed è stata presieduta dal MEP Malcolm Harbour, tristemente noto come relatore del rapporto Harbour in IMCO per la direttiva 2002/22/CE del Telecoms Package (servizio universale e diritti degli utenti) e vicino agli interessi di AT&T.

J.J Sahed di Skype ha preso una forte posizione a favore della Neutralità della Rete, mentre dalla sala si è osservato che Skype è particolarmante parsimonioso di banda (per comunicazioni voce, al massimo 64 kbit/s, ossia 8 kB/s – una quantità staordinariamente esigua, più esigua di quanto richiesto dalla normale navigazione sul Web) e che quindi le motivazioni di traffic management contro di esso per poter salvaguardare la disponibilità di banda di rete per tutti appaiono completamente irrazionali e ingiuste.

Alla sessione ha preso parte la Commissario Neelie Kroes in persona che, pur riconoscendo la necessità di proteggere la Net Neutrality, ha dichiarato di essere contraria a nuove legislazioni, almeno finché non sarà implementato nei Paesi Membri il Telecoms Package, entro la fine di maggio 2011. Secondo la Commissario, solo dopo l’implementazione potremo vedere se il Pacchetto Telecom è sufficiente a proteggere la NN. Se sarà sufficiente bene, altrimenti si procederà di conseguenza, introducendo legislazione aggiuntiva.

Un prerequisito e tre punti cardine secondo il Commissario sono necessari per proteggere la NN. Il prerequisito è l’implementazione corretta del Telecoms Package, che in varie forme dovrebbe garantire i 3 punti successivi che sono:

1) trasparenza obbligatoria in merito a qualsiasi discriminazione sul traffico;
2) facilità per gli utenti di cambiare ISP;
3) vigilanza contro le violazioni da parte delle autorità regolatorie.

I tre punti citati sono considerati essenziali per migliorare la concorrenza e correggere distorsioni di mercato e quindi, si spera, salvaguarderanno la Neutralità della Rete.

Le obiezioni dagli osservatori in sala si sono concentrate sulle preoccupazioni: i tre punti citati non appaiono sufficienti a garantire la Neutralità della Rete. Mrs. Kroes ha ribadito che il blocco di Skype è dannoso, e che i cittadini devono votare con la propria testa dando immediata disdetta del contratto di quegli operatori mobili che effettuano il blocco, per passare ad altro operatore. Alla ovvia obiezione, “come possono i cittadini francesi votare con la propria testa se TUTTI gli operatori francesi bloccano Skype”, Mrs. Kroes non ha saputo rispondere, ma ha gentilmente fatto sapere tramite un tweet che si rende conto che non tutti possono “votare” in questo modo, e che dovrà analizzare meglio la questione. Il problema è enorme, perché per quanta trasparenza e facilità di cambio operatore sia imposta dal Telecoms Package, esse sono vanificate quando in vaste aree, che comprendono interi Stati, la connettività Internet è fornita da un solo ISP, o da 3 o 4 che praticano le identiche discriminazioni.

Un’ultima critica concerne il punto 3: molte autorità regolatorie nazionali sono prive di qualsiasi reale potere, hanno limiti bassissimi di imposizione di sanzioni monetarie (che spesso rappresentano una frazione insignificante degli utili di un operatore), e come se non bastasse il BEREC, l’autorità europea creata con il Telecoms Package, ha un ruolo puramente consultivo.

Fra i vari parlamentari intervenuti in questa seconda sessione, meritano una menzione speciale gli interventi di Catherine Trautmann (S&D), che ha chiesto alla Commissione una raccomandazione immediata per le linee guida per la protezione della Net Neutrality, e soprattutto di Jan Albrecht (Verdi), che ha notato come la visione di Internet quale un mercato da regolamentare o meno dovrebbe essere messa in secondo piano rispetto ad una visione di Internet come infrastruttura o insieme di infrastrutture di pubblica utilità.

La Commissione, in entrambe le sessioni, ha invitato operatori e cittadini a segnalare le violazioni della Net Neutrality, e questo sarà un compito che tutta la società civile, privati cittadini/attivisti e associazioni di difesa consumatori, dovranno svolgere con la massima cura e diligenza. La posta in gioco è altissima e quello che avverrà nel prossimo anno potrebbe essere determinante per lo sviluppo futuro di Internet e per la libertà di espressione e di disseminazione dei contenuti.

Tutte le risposte alla Consultazione sulla Net Neutrality sono state pubblicate dalla Commissione Europea qui.

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