TNT blogIl Commissario per l’Agenda Digitale (carica precedentemente nota come Commissario per la Società dell’Informazione e i Media), Neelie Kroes, ha tenuto il 5 novembre al Forum internazionale “Incontri di cultura, economia e media” di Avignone un importante discorso sulla creatività e sul copyright. Annunciate proposte di Direttive sui lavori orfani, sulla trasparenza delle collecting societies come SIAE, e sulle tasse per le copie digitali personali. Vi offriamo la traduzione integrale a cura di ScambioEtico.


Avignone, 5 novembre 2010

Se c’è una cosa che definisce ed eleva l’Europa, è la cultura. O piuttosto un arcobaleno di culture.

La cultura è il picco della creatività umana e una fonte di forza collettiva. Nella mia mente è essenziale che la nostra diversità culturale debba essere difesa con i denti e con gli artigli (bec et ongles). Se non erro questa è proprio la traduzione del motto latino di Avignone, Unguibus et rostro.

La cultura è la fucina della vita, e pertanto non può essere separata dalla società dove è nata e soprattutto dalla sua gente. Non c’è cultura senza persone, e le persone cambiano; è sempre stato così.

La cultura è come il fiume definito dal filosofo: “ci sei immerso, ma non ti bagni mai due volte nella stessa acqua”.

Da una prospettiva a lungo termine possiamo vedere tre importanti rivoluzioni tecnologiche dallo sviluppo della parola scritta che hanno influenzato la disseminazione della cultura. Prima, la stampa. Seconda, la rivoluzione industriale. Ed ora terza la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni.

Sebbene la scala e la velocità di cambiamento possano differire, ogni rivoluzione segue un percorso ben noto.

Le frontiere oggi vengono attraversate con una facilità mai verificatasi prima nella storia. Si tratta di una grande opportunità per artisti e creatori di tutti i tipi, perché l’arte non ha limiti se non quelli delle nostre menti. L’arte si arricchisce eliminando le barriere artificiali fra le popolazioni come i confini fra gli stati.

Così come gli artisti hanno sempre viaggiato per unirsi ai finanziatori, evitare guerre o imparare da maestri lontani da casa, ora la tecnologia digitale li aiuta ad attraversare i confini ed abbattere le barriere. Il loro lavoro può essere disponibile a tutti. In un certo senso, Internet è la realizzazione del sogno rinascimentale di Giovanni Pico della Mirandola: tutta la conoscenza in un solo posto.

Tuttavia, questo non significa che non ci siano più ostacoli alla condivisione [sharing] dei lavori artistici e culturali sulla rete. Tutte le rivoluzioni rivelano, sotto una luce nuova e meno favorevole, i privilegi dei guardiani dell’”Ancien Régime”. Non c’è differenza nella rivoluzione di Internet, che svela l’insostenibile posizione di certi guardiani dei contenuti e degli intermediari. Nessuna posizione storicamente trincerata garantisce la sopravvivenza di alcun intermediario della cultura. Che piaccia o meno, i guardiani dei contenuti rischiano di essere messi in disparte se non si adattano alle esigenze sia dei creatori sia dei fruitori dei beni culturali.

Quindi chi conquisterà il cuore dei creatori e del pubblico?

Ancora è troppo presto per dirlo. Naturalmente, alcuni dei nuovi giganti di Internet vengono da un altro continente. Vorrei che fra loro ce ne fossero di più europei, ma quando vedo l’abbondanza di creatività riunita in questa sala, sono ottimista per il futuro.

Credo che coloro che prospereranno nell’età digitale siano quelli che capiscono che la convergenza è una delle chiavi. La convergenza dei media fornisce un’incredibile opportunità per gli artisti e i creativi del nostro tempo, e anche per il loro pubblico – io e voi.

Proprio come il cinema non ha ucciso il teatro, né la televisione ha ucciso la radio. Neanche Internet ucciderà gli altri media.

Piuttosto al contrario. Guardate le statistiche: la gente che passa più tempo su Internet tende a leggere di più e ad andare al cinema e ai concerti più spesso della popolazione nel suo insieme. Gli studi mostrano che, oggi, le persone sempre più guardano la TV e navigano in Internet allo stesso tempo – semplicemente per avere più informazioni in merito a qualcosa che interessa loro. E possono condividere i propri pensieri spontaneamente con gli amici. Questo è solo l’inizio. Perché la convergenza significa libertà creative e più contenuto di ispirazione pronto a soddisfare le aspettative di un pubblico che si evolve con l’arte e i contenuti.

Il mio scopo, nel promuovere la diversità culturale e i contenuti adattati all’età digitale, è rendere la creatività europea ancor più forte. L’Europa ha una ricchezza culturale senza limiti da offrire ai suoi cittadini, e in realtà al mondo. L’Europa è e deve restare una forza culturale globale.

Penso che sia una visione realistica. Tuttavia per essa abbiamo bisogno delle fondamenta giuste.

Prendete per esempio il copyright. Per 200 anni, si è dimostrato come un sistema potente per remunerare i nostri artisti e costruire le nostre industrie della creatività. Ma il copyright non è un fine in se stesso. Il copyright esiste per assicurare che gli artisti continuino a creare. Tuttavia vediamo sempre di più che esso non viene rispettato. In certi settori, i livelli di pirateria ci impongono di chiederci dove stiamo sbagliando. Dobbiamo assicurarci che il copyright serva come blocco di costruzione, non come blocco di inciampo.

Osservate la situazione di coloro che provano a digitalizzare i lavori culturali. Europeana, il portale online di biblioteche, musei ed archivi in Europe, è un esempio chiave. Che meraviglia digitale che è: un singolo punto di accesso per tesori culturali che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere, nascosti o anche dimenticati.

Questa collezione di 12 milioni di libri, immagini, mappe, brani musicali e video andrà in stallo perché il copyright si metterà di mezzo? Spero di no. Ma quando si arriva ai materiali del ventesimo secolo, anche digitalizzare e pubblicare lavori orfani e lavori fuori dal commercio, abbiamo davvero un grosso problema. Europeana potrebbe essere condannata a rimanere un attore di nicchia piuttosto che un leader mondiale se non le possiamo garantire le licenze e la condivisione dell’intero catalogo di materiale scritto e audiovisivo custodito dalle nostre istituzioni culturali. E sarà frustrata in questa ambizione se non può allearsi con partner commerciali su termini che siano consistenti con la regolamentazione pubblica e con gli interessi dei detentori dei diritti. E tutta una serie di altre possibili iniziative, pubbliche e private, saranno inoltre frustrate.

Su consiglio di Frédéric Mitterrand, la Commissione Europea ha istituito un Comité des Sages per aiutarci a trovare soluzioni su alcuni di questi temi. Sono molto compiaciuta che Maurice Levy presieda questo Comité, che farà rapporto il prossimo anno.

Ma non sono soddisfatta a lasciare che il dibattito riposi. Il tempo da solo non risolverà i problemi che sono emersi.

Oggi il nostro sistema frammentato del copyright si adatta malamente alla vera essenza dell’arte, che non ha frontiere. Invece, quel sistema ha finito per dare un ruolo prominente agli intermediari piuttosto che agli artisti. Irrita il pubblico che spesso non può accedere a ciò che gli artisti vogliono offrire e lascia un vuoto che viene servito dai contenuti illegali, privando gli artisti della loro ben meritata remunerazione. E l’imposizione del copyright è spesso profondamente connessa con questioni sensibili sulla privacy, la protezione dei dati e anche la net neutrality.

Può essere utile agli interessi acquisiti evitare un dibattito, o intrappolarlo in temini moralistici che meramente demonizzano milioni di cittadini. Ma non è un approccio sostenibile. Abbiamo bisogno di questo dibattito perché abbiamo bisogno di azione per promuovere un Mercato Unico digitale legale.

La mia posizione è che dobbiamo guardare oltre gli interessi corporativi e nazionali per stabilire un nuovo approccio al copyright. Vogliano “une Europe des cultures” e per questo abbiamo bisogno di un dibattito a livello Europeo.

La Commissione avanzerà presto proposte legislative sui lavori orfani e sulla trasparenza e la governance delle società di raccolta collettiva [collective management societies, per es. SIAE, n.d.T.] Esamineremo ancora il problema delle tasse sulle copie personali, divergenti da stato a stato. E non ci fermeremo ad esplorare idee finché il sistema non funzionerà.

Invece di un sistema disfunzionale basato su una serie di muri di Berlino culturali, voglio un ritorno al buon senso. Un sistema dove lo scopo sia di creare nuove opportunità per artisti e creatori, e nuovi modelli di business che si adattino meglio all’era digitale. Vogliamo aiutarvi a cogliere le opportunità di questa era.

In conclusione, lasciamo che il dibattito continui. Sarà feroce, ci sono davvero ostacoli. Ma il nostro scopo è di guardare al di là di essi al fine di eliminarli.

Parlando a titolo personale, terrò presenti gli artisti e i cittadini ad ogni passo in avanti. Il mio sguardo rimarrà fermamente su “une Europe des cultures”.

Gli artisti gettano luce sul nostro mondo; il nostro lavoro è di far splendere la luce.

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