TNT blogWikiLeaks ha aperto una strada dalla quale non si può tornare indietro. L’esposizione della meschinità dei giochi politici e di potere rivela la pochezza etica e lo squallore dei nostri governanti e di quei giornalisti loro servi. Come la caduta di Napster provocò la diffusione di massa del file sharing con strumenti incontrastabili da qualsiasi governo ed organizzazione, così le vulnerabilità di WikiLeaks forniscono le indicazioni tecniche per creare piattaforme indistruttibili e incensurabili.


Traduzione di Paolo Brini
Creative Commons 3.0 BY-SA
Articolo originale di Mark Pesce.

Ogni giorno, ogni ora che passa, il potere dello stato si mobilita contro Wikileaks e Julian Assange, il suo leader onorario. I processi interni dell’arte del governare non sono mai stati così completamente svelati come in quest’ultima settimana. Lo stato della nazione si è rivelato simile ad una soap-opera di vecchia data ed involontariamente comica. A lei non piace lui; a lui non piacciono loro; e a loro non piace nessuno di noi! Oh, e lei è anche andata in giro a cercare di raccogliere campioni di DNA e il vostro numero di carta di credito. Sapete, per ogni evenienza.

Niente di tutto ciò è particolarmente bello, anzi tutto è imbarazzante, e l’imbarazzo si estende ben oltre gli attori di stato – che sono, dopo tutto, pagati per mentire e dissimulare, essendo queste fra le funzioni principali di qualsiasi governo – per arrivare alla complicità e al servilismo dei media, dei think tank e di tutti gli altri seguaci profondamente coinvolti nella preservazione dello status quo. Mari precedentemente calmi sono ora in tempesta, mentre chiunque con un minimo di autorità ovunque fa tutto quello che può per chiudere i difetti del ben oliato funzionamento del potere. Vogliono che tutto questo scompaia e sia dimenticato. Che le cose siano come se Wikileaks non fosse mai esistito.

Nel frattempo, i cablogrammi diplomatici lentamente filtrano all’esterno, un feed che rende lo scandalo delle spese dei parlamentari inglesi dell’anno scorso un teatrino da dilettanti, niente di più di un riscaldamento prima dell’evento principale. Nemmeno i diari di guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq, rilasciati da Wikileaks nel corso di quest’anno, avevano mantenuto questo tipo di fascino. Né avevano causato un tale livello di sconvolgimento. Ogni politico in qualsiasi parte del mondo – da Barack Obama a Hillary Clinton, da Vladimir Putin a Julia Gillard, si è sentito costretto a esprimere la propria rabbia forte e quasi viscerale. Ma per cosa? Solo qualche pettegolezzo diplomatico.

La Terra è diventata una specie di Facebook amplificato, dove un insieme di Heather per benino [probabile riferimento al film "Fatal Games", n.d.T.], orripilate, improvvisamente trovano i loro segreti peccaminosi immessi in un forum pubblico? Ci siamo ridotti a questo? Oppure è la situazione in cui siamo stati per tutto il tempo? Questa potrebbe essere l’origine della rabbia. Adesso sappiamo che i giochi di potere e di politica si riducono ad alcune concise righe che descrivono quanto Berlusconi dorma in compagnia di nubili giovani donne e speculazioni in merito a se Medvedev veramente si diverte quando indossa il costume da Robin.

È questa trivialità che ha fatto arrabbiare quelli al potere. La mitologia del potere – che i leader siano in qualche modo più importanti, le loro preoccupazioni più elevate e nobili di quelle di noi mortali, che non dobbiamo mettere in discussione le loro motivazioni – quella mitologia è stata definitivamente distrutta. Questa è la stazione di arrivo finale dell’aristocrazia; un processo che è iniziato il 14 luglio 1789 è giunto alla sua conclusione definitiva il 28 novembre 2010. Le nuove aristocrazie della democrazia sono state disintegrate, portate alla ghigliottina di Internet, e decapitate.

Naturalmente, lo stato non prenderà la propria distruzione senza reagire. Nulla è mai così semplice. E quindi, durante l’ultima settimana, abbiamo potuto osservare il sistematico smantellamento di Wikileaks. Prima è arrivata la condanna, poi, sulle ali degli schiamazzi “rompiamogli la testa!” per il “traditore” Julian Assange, sono arrivati gli attacchi tecnici, ognuno progettato per amputare una parte del corpo dell’organizzazione.

Per primo, il vecchio classico preferito, l’attacco distribuito per l’impedimento del servizio (DDoS), che richiede di sfruttare decine di migliaia di PC compromessi (forse il vostro, o quello di vostra madre o di vostra figlia) per inviare decine di milioni di voraci richieste di informazioni ai computer di Wikileaks. Questo è riuscito a mettere in ginocchio Wikileaks (sorprendente per un’organizzazione ritenuta piuttosto paranoica in merito alla sicurezza), quindi Wikileaks si è spostato su un server di backup, acquistando risorse da Amazon, che gestisce una “cloud” di centinaia di migliaia di computer disponibili per il noleggio. Amazon, paranoica in merito all’affidabilità dei clienti, ha facilmente resistito agli attacchi DDoS, ma è stata sottoposta ad un altro tipo di pressione. Il Senatore americano Joe Lieberman ha detto ad Amazon di disconnettere Wikileaks, ed in poche ore Amazon ha realizzato improvvisamente che Wikileaks violava i Termini di Servizio, e l’ha espulso dai suoi sistemi.

Sapete cosa sono i Termini di Servizio? Sono quegli accordi troppo lunghi che accettate sempre e clickate mentre visitate un sito Web, o quando installate qualche software, etc. Nei caratteri microscopici di quegli accordi qualsiasi fornitore di servizio sarà sempre capace di trovare qualche ragione, da qualche parte, per terminare la fornitura del servizio, imporvi un pagamento aggiuntivo o… – beh, più o meno qualsiasi cosa desiderino. Si tratta del randello legale che le compagnie usano per trattare con voi. Credete che ogni altro cliente di Amazon rispetti i Termini di Servizio? Se si, avrei da vendervi un ponte a cui potreste essere interessati.

A quel punto, Assange & C. avrebbero potuto spostare il server presso chiunque avesse voluto ospitarli -e in Svizzera c’erano offerte. Ma la compagnia che ospita il record DNS di Wikileaks – everyDNS.com – improvvisamente ha capito che Wikileaks violava i suoi Termini di Servizio, ed anch’essa ha tagliato fuori Wikileaks. Questo è stato un colpo più serio. DNS, o Domain Name Service, è la magia che traduce un nome di dominio come markpesce.com o nytimes.com in un numero che identifica un particolare computer in Internet. Senza qualcuno che gestisca tale transazione, nessuno poteva trovare wikileaks.org. Potreste digitare il nome nel vostro browser, ma non andreste più lontano di così [a meno di non conoscere il numeretto che identifica il server -l'indirizzo IP- e digitarlo direttamente nel browser, n.d.T.].

Quindi Wikileaks.org è andato down, ma Wikileaks.ch (la versione svizzera) è tornata in linea pochi momenti dopo, ed ora ci sono centinaia di altri siti che stanno tutti duplicando identicamente il contenuto del sito originale di Wikileaks. Ora è un po’ più difficile trovare Wikileaks – ma non così terribilmente difficile. Un punto per Assange, che – se dobbiamo credere ai media – sta per esssere arrestato dalla polizia inglese, che si adeguerebbe ad un mandato di cattura svedese.

Infine, proprio poche ore orsono, il colpo di grazia. Wikileaks è finanziata da contributi di invidui ed organizzazioni. (Rivelazione: sono quasi certo che abbia donato 50 $ a Wikileaks nel 2008). Questi contributi sono stati gestiti (principalmente) dall’attualmente ubiqua PayPal, il braccio dei servizi finanziari del gigante delle aste su Internet eBay. Ancora una volta, i sagaci tipi di PayPal hanno dato un’occhiata ai loro Termini di Servizio (fermatemi se l’avete già sentiti nominare) e – oh, ma guarda un po’! quegli orribili tipacci di Wikileaks stanno violando i nostri Termini! Stacchiamoli dai loro soldi!

Wikileaks ha indubbiamente ricevuto molti contributi negli ultimi anni. Siccome PayPal non trasferisce i fondi immediatamente, c’è l’implicazione che PayPal stia trattenendo una considerevole somma delle donazioni di Wikileaks, mentre la chiusura rende molto più difficile “passare il cappello” e raccogliere fondi aggiuntivi per mantenere l’operazione attiva. Scacco matto.

Alcuni mesi fa avevo scritto quanto confuso fossi dalle azioni di Julian Assange. Perché una persona che aggredisce lo stato così direttamente diventa un figura pubblica? Non aveva senso per me. Ora vedo il piano. Ed è grandioso.

Considerate che questa è la prima volta che qualcosa tipo Wikileaks sia stata tentata. Sì, ci sono state fughe di documenti prima, ma mai prima d’ora l’iperdistribuzione e la criptoanarchia erano venuti al servizio degli informatori. Questa è una cosa nuova, e per quanto bene sia stata progettata, non è perfetta. Come potrebbe esserlo? Non è mai stato provata né testata. Ora che il contatto con il nemico è stato fatto – lo stato con tutti i suoi poteri – è diventato chiaro dove Wikileaks è vulnerabile. Wikileaks ha bisogno di un network distribuito di server che sia troppo ampio e troppo diffuso per poter essere attaccato. Wikileaks ha bisogno di un’alternativa al Domain Name Service. E Wikileaks ha bisogno di un sistema di finanziamento che non possa essere strangolato dalle azioni di qualsiasi altro attore.

Ci siamo già passati. Siamo nel 1999, la compagnia è Napster, e la parte arrabbiata è l’industria dei dischi. Le ci volle un po’ per strangolare la bestia, ma finalmente ce la fece ad estrarre fino all’ultimo alito di vita da essa – per quello che le servì. Entro pochi giorni dalla morte di Napster, arrivò Gnutella, che corresse tutti gli errori di Napster: decentralizzata dove Napster era centralizzato; pervasiva e sempre più invisibile. Gnutella creò la darknet per il file sharing che ha permanentemente traumatizzato l’industria dei dischi e del cinema. Il fallimento di Napster era stato il progetto tecnico per Gnutella.

Esattamente allo stesso modo -punto per punto- i fallimenti di Wikileaks ci forniscono il progetto tecnico per i sistemi che seguiranno, e che neutralizzeranno permanentemente lo stato e i suoi attori. Assange lo deve sapere -un adolescente hacker dovrebbe aver capito la lezione di Napster. Assange sapeva che qualcuno doveva uscire allo scoperto e cadere, prima che gli altri potessero seguire e avere successo. Stiamo imparando ora, ed imparare significa provare, fallire e provare di nuovo.

Questo fallimento avrà un costo elevato. È probabile che gli americani alla fine metteranno le mani su Assange -un servile governo australiano ha già messo in chiaro che non farà nulla per fermare o anche solo rallentare quella richiesta- ed egli si troverà accusato di spionaggio, probabilmente recluso e spedito in una Prigione Federale per molti, molti anni. Assange deve essere l’agnello sacrificale, il ragazzo simbolo per una nuova tipologia di anarchia. Ma quello che ha fatto non può essere disfatto; questa lacerazione nel corpo politico non si curerà mai veramente.

Adesso tutto è diverso. Tutto sembra più autentico. Possiamo scegliere di abbracciare questa autenticità, e usarla per costruire un nuovo sistema di relazioni, uno che non si basi sui segreti e le bugie. Una settimana fa questo sarebbe sembrato utopistico, ora è un semplice affrontare i fatti. Sono speranzoso. Per la prima volta nella mia vita vedo la possibilità di un cambiamento ad una scala superiore al livello personale. Assange ha fatto uscire il radicale che si nascondeva in me, quello sempre pauroso di mostrare la propria faccia. Penso di non essere il solo.

[Dopo la stesura di questo articolo, i fondi svizzeri di 31.000 EUR depositati presso la Swiss Post Bank, destinati alla difesa legale di Assange, sono stati congelati dalla banca con una ridicola scusa, il servile governo australiano sta valutando se revocare il passaporto di Assange, e l'ex consigliere del Primo Ministro canadese, Harper, ha consigliato l'assassinio di Assange, n.d.T.]


[LAST MINUTE UPDATE: MasterCard proibisce i pagamenti a favore di WikiLeaks.]

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