Grazie ai cablogrammi pubblicati finora da WikiLeaks emerge un quadro in cui sia il governo americano sia aziende americane hanno influenzato i processi legislativi di Spagna, Francia e Unione Europea per far promulgare leggi di disconnessione automatica dei cittadini da Internet.
Durante il processo legislativo della prima legge HADOPI sulle disconnessioni automatiche da Internet, le autorità americane ricevevano rapporti di alto livello dalla Francia e le passavano all’industria del copyright, in particolare a RIAA e MPAA, le più potenti federazioni americane rispettivamente dell’industria dei dischi e del cinema.
Gli americani erano lieti che la Francia preparasse delle misure per disconnettere i propri cittadini da Internet senza supervisione giudiziaria, ed erano preoccupati per le opposizioni alla legge, giungendo a consigliare direttamente il presidente Sarkozy su come superare le difficoltà. Negli intenti ufficiali di RIAA e MPAA giocano un ruolo importante le disconnessioni forzate di massa dei cittadini da Internet con negazione del diritto alla difesa e ribaltamento della presunzione di innocenza.
Allo stesso tempo, i contatti riportati fra americani e francesi mostrano che questi ultimi rassicuravano i primi sul fatto che avrebbero sabotato in sede di UE il processo legislativo del Telecoms Package per far cadere l’emendamento 138, un articolo introdotto dalla maggioranza del Parlamento Europeo ad una delle Direttive del Pacchetto e ritenuto intollerabile dalle industrie americane. Il presidente Sarkozy scrisse personalmente al Presidente della Commissione Barroso per invocare la rimozione da parte della Commissione dell’emendamento dal Pacchetto, un atto illegale che fu rigettato dalla Commissione (la Commissione fa proposte legislative, il cui emendamento ed eventuale approvazione sono di esclusiva competenza del Parlamento e del Consiglio).
L’emendamento avrebbe impedito alle industrie o ad altri soggetti privati o pubblici di forzare la disconnessione da Internet dei cittadini europei in assenza della decisione di un magistrato e fu stralciato in fase di Terza Lettura a causa dell’opinione dei Servizi Legali del Parlamento. L’opinione dei Servizi è tutt’oggi molto controversa.
Tuttavia il Consiglio Costituzionale francese dichiarò la legge incostituzionale e la fece decadere. La legge fu trovata in violazione di alcuni diritti costituzionali, in particolare la libertà di espressione, la libertà di informazione e il diritto ad un equo processo. La decisione del Consiglio Costituzionale allo stesso tempo sancì che l’accesso a Internet è un diritto fondamentale. La bocciatura della legge per incostituzionalità provocò la dimissioni del Ministro della Cultura Albanel e l’ira del Presidente Sarkozy.
Sebbene i sospetti di manovre e pressioni fra industrie americane e politici europei fossero sempre stati presenti fra gli osservatori più attenti dei processi legislativi rilevanti, i cablogrammi svelano l’interesse americano nel soffocare lo sviluppo di Internet in Europa, probabilmente sia per tutelare gli interessi dell’industria americana del copyright, sia per mantenere l’Europa in una situazione di svantaggio competitivo rispetto agli Stati Uniti tramite il rallentamento dello sviluppo dell’infrastruttura delle telecomunicazioni, attualmente risorsa strategica di tutti i paesi del mondo.
I cablogrammi sono stati commentati e pubblicati da Le Monde.
Durante la nuova amministrazione americana, il Presidente Obama ha nominato personalmente gli avvocati di punta della RIAA in posizioni chiave all’interno del Dipartimento di Giustizia, incluso il Vice Procuratore Generale degli Stati Uniti d’America.
Tutto il nuovo corso della politica americana sulla rete delle reti, come abbiamo ripetutamente scritto ed anche documentato nel rapporto al nostro Intergruppo Parlamentare 2.0 (download PDF), sembra concentrato quasi esclusivamente su come smantellare Internet per proteggere gli interessi costituiti dell’industria del copyright. All’interno di questa strategia, appare che l’Unione Europa sia vista come un laboratorio sperimentale per introdurre leggi draconiane estremamente controverse tramite la pressione diretta sui governi e sui policy maker europei.
Secondo altri cablogrammi, il governo americano ha minacciato ritorsioni contro la Spagna se quest’ultima non promulgherà leggi forti che piacciano all’industria americana del copyright, in particolare per colpire il file sharing. Le autorità americane si sono attivate per conto della già precedentemente nominata RIAA.
I cablogrammi trapelati mostrano che la SGAE (l’equivalente dell’italiana SIAE), al fine di essere favorita nella sua pressione sui politici per introdurre leggi favorevoli ai propri interessi economici, chiese alle autorità americane nel 2008 di inserire la Spagna nell’elenco degli “stati canaglia” per le violazioni del copyright. La SGAE sarebbe riuscita ad ottenere l’inserimento nella “lista nera” grazie ai contatti con la MPAA, il cui Presidente Dan Glickman viene descritto come aver personalmente telefonato all’ambasciata americana a Madrid, presumibilimente per coordinare il piano. Inoltre si riporta che Glickman incontrò personalmente a Madrid il Ministro della Cultura.
Questi cablogrammi sono stati per primi commentati e pubblicati da El Pais.
Nel 2009, dopo l’inizio delle minacce americane contro il governo spagnolo, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Madrid propose al governo Zapatero una legge identica alla prima legge HADOPI francese (prima della sua bocciatura per incostituzionalità).
Attualmente la Spagna sta discutendo la “Legge di Sviluppo Sostenibile” che mira a censurare qualsiasi sito Internet in assenza del mandato di un magistrato ed alcuni attivisti spagnoli ci informano che sarebbe in preparazione una nuova proposta di legge per compiacere le industrie americane e cedere ai ricatti americani.
L’italiana AGCom, l’Autorità per le Garanzie delle Telecomunicazioni, ha pubblicato a febbrario 2010 un’indagine conoscitiva sulle violazioni del copyright online in cui si mostrano i benefici per il mercato e per gli artisti derivanti dal file sharing online di opere protette da copyright. Nell’indagine si constata altresì che la via repressiva è dannosa e non dovrebbe essere seguita. A novembre, tuttavia, l’AGCom ha improvvisamente ed inaspettatamente cambiato linea secondo fonti ben informate. Ignorando la sua precedente indagine, l’Autorità ha dichiarato che stava procedendo verso l’approvazione di un regolamento stranamente conforme, in numerosi punti, alle pretese delle industrie americane.
Tali coincidenze ci fanno ritenere auspicabile riflettere ed eventualmente indagare per accertare od escludere eventuali ingerenze indebite del governo americano o delle industrie del copyright per un tale repentino voltafaccia se esso fosse confermato.
WikiLeaks ha finora pubblicato meno dell’1% dei cablogrammi in suo possesso e siamo stati informati da fonti che preferiscono non essere citate che altri cablogrammi concernenti Internet e la tutela delle industrie americane del copyright verranno rilasciati nelle prossime settimane; siamo stati inoltre informati che El Pais non avrebbe pubblicato tutti i cablogrammi che gli sono stati forniti da WikiLeaks in merito all’affaire.
11 Responses
Commento by Marainos
12 dicembre 2010 alle 20:56
Bell’articolo, complimenti alla redazione.
Commento by veleno
13 dicembre 2010 alle 00:03
C’è una bella differenza tra “vietare internet ai cittadini europei” e azioni intraprese per tentare di difendere i diritti d’autore, anche se intraprese in maniera discutibile. Altro che complimenti alla redazione, dovreste vergognarvi!
Commento by Paolo Brini
13 dicembre 2010 alle 01:17
Il tipo di enforcement proposto dai soggetti americani citati mira a disconnessioni non basate su alcuna prova e prive di supervisione giudiziaria. Come dimostrano alcune ricerche che in passato abbiamo citato questo porta ad un numero significativo di falsi positivi e falsi negativi. Il risultato è esattamente quello di vietare l’uso di Internet ai cittadini europei su tutto il territorio di uno stato e per periodi anche lunghi (1 anno). Questo piano mira non a proteggere gli artisti e/o a promuovere la creatività, ma a fermare il libero scambio di informazioni su Internet e controllare i contenuti immessi, per veicolare solo e soltanto quelli approvati dalle major.
Ma la questione è ancora più grave ad un livello per così dire più alto, e risiede nel fatto che entità private americane sono appoggiate dall’amministrazione americana per far scrivere leggi di stati sovrani europei destinate ai cittadini europei e nel fatto che alcuni policy maker europei si pieghino a tali pressioni indipendentemente dagli interessi del popolo che li ha eletti: la negazione del concetto di democrazia.
Pertanto non vedo alcuna ragione per dovermi vergognare per aver esposto la verità, tanto meno quando questo invito proviene da un anonimo che non documenta le proprie affermazioni. Spesso quando la verità brucia ha ancora più valore.
Commento by Marainos
22 dicembre 2010 alle 01:36
I complimenti alla redazione ci stanno tutti.
I “i diritti d’autore” o “diritti immaginari” sono una cazzata enorme.
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12 dicembre 2010 alle 21:38
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Commento by Geff Spicmen
13 dicembre 2010 alle 05:32
sono pienamente d’accordo con l’articolo. Moralisti pro-copyright da strapazzo!
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13 dicembre 2010 alle 17:13
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Commento by Gabriele
13 dicembre 2010 alle 23:59
Insomma, col pretesto di tutelare il copyrignt contro un furto che furto non e’ (*), si cerca di distruggere Internet che, come Wikileaks dimostra, regala troppa liberta’ di pensiero ed espressione alle persone.
(*) con questa mentalita’ si potrebbe definire un “furto” anche studiare la storia senza aver comprato un libro.
Commento by bubba
14 dicembre 2010 alle 13:52
E’ incredibile quanto siano ODIOSE le lobby americane … difendere i loro miliardi ,presentandosi pubblicamente come devastate dai furti e blabla artisti poveri e blabla piangere miseria, e poi sottotraccia creano i vari Mediasentry, corrompono giudici, fanno ricatti ai governi… un vero schifo
Commento by Rogal Dorn
15 dicembre 2010 alle 04:13
Si puppino il loro petrolio e non rompano il cazzo, sti mangia mac-donald di merda.
Commento by Luigi Di Liberto
16 dicembre 2010 alle 21:49
La mia personale impressione è che negli USA sia difficile se non impossibile far passare una legge che preveda i 3 strikes senza garanzie giudiziarie, quindi la loro strategia diventa quella di farla applicare al maggior numero di altri stati non USA per poi dire che si adeguano a quello che anche altre illustri democrazie hanno adottato.
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