TNT blogVi proponiamo la traduzione dell’articolo di Joe McNamee comparso sull’ultimo bollettino di EDRi (EDRigram) concernente il rapporto della Commissione Europea sulla 2004/48/EC e le proposte per una più forte imposizione della “proprietà intellettuale”. Secondo l’analisi, che condividiamo pienamente, il piano della Commissione è quello di censurare, bloccare e filtrare il Web attraverso le ingiunzioni e delegando il controllo di Internet all’industria del copyright. Di nuovo emerge straziante la lacerazione fra una tecnologia che ha rivoluzionato il mondo e i tentativi di incompetenti burocrati di smantellarla al fine di proteggere gli interessi acquisiti degli amici.

Articolo originale di Joe McNamee.
Traduzione di Paolo Brini

Appena prima di Natale, la Commissione Europea ha pubblicato il rapporto sull’applicazione della Direttiva concernente l’imposizione dei diritti di proprietà intellettuale.

Il testo, scritto in termini piuttosto neutri, mostra sottilmente i piani della Commissione per l’imposizione dei diritti di proprietà intellettuale e i pericoli che questi costituiscono per i diritti dei cittadini. Emergono in particolare due punti – l’aggiramento della Direttiva sul commercio elettronico, in particolare per ribaltare il divieto di imporre un “obbligo generale di sorveglianza” sui provider Internet, e il deliberato indebolimento del regime di protezione dei dati dell’Unione Europea a beneficio dei detentori del copyright.

A. Obbligo generale di sorveglianza

Il testo spiega che affinché le ingiunzioni funzionino “efficacemente, potrebbe essere utile chiarire che le ingiunzioni non dovrebbero dipendere dalla responsabilità dell’intermediario”. Siccome il “nessun obbligo di sorveglianza” nella Direttiva sul commercio elettronico è parte della sezione dedicata alla responsabilità degli intermediari, questo “chiarimento”, in qualsiasi revisione della Direttiva, mirerebbe a dare semaforo verde agli Stati Membri per imporre obblighi di sorveglianza e blocco sugli intermediari di Internet.

Un esempio di come ciò funzionerebbe in pratica si può trovare nel caso belga Scarlet/Sabam, che è attualmente di fronte alla Corte Europea di Giustizia. In quel caso, la corte belga aveva in primo grado deciso che l’ISP Scarlet fosse obbligato ad implementare del software sulla propria rete che avrebbe bloccato tutte le comunicazioni illecite (identificate automaticamente attraverso il software) o i file sonori trasferiti tramite peer-to-peer sulla rete.

Il Commissario Malmström, che ha detto nel maggio 2010 che la “Commissione non ha assolutamente alcun piano per proporre il blocco di altri tipi di contenuto” (al di là delle immagini di abuso sui bambini) e che ha promesso di “opporsi personalmente e molto fortemente a tale idea”, è rimasta finora muta.

Inoltre, le conclusioni riportate nello Staff Working Paper, allegato al Rapporto, indicano che le leggi attualmente disponibili non sono forti abbastanza per combattere efficacemente la violazione dei diritti di proprietà intellettuale, quindi propone di delegare gli intermediari di Internet ad un ruolo di polizia extra-giudiziale. “Data la posizione favorevole degli intermediari a contribuire alla prevenzione e alla soppressione delle violazioni online, la Commissione potrebbe indagare su come coinvolgerli più da vicino”.

B. Protezione dei dati

La Comunicazione cerca inoltre di minare il diritto fondamentale alla privacy implicando che un “ribilanciamento” è necessario fra il diritto alla privacy e il diritto alla proprietà, come definito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Questa è stata una delle domande chiave dell’industria dei contenuti (che dovrebbe essere secondo la Commissione coinvolta più strettamente nell’imposizione dei diritti di proprietà intellettuale). L’industria sostiene che dovrebbe avere diritti più grandi per utilizzare i dati dei consumatori al fine di poter sorvegliare e perseguire i propri stessi clienti.

Il seguente testo è tratto dalla pagina 7 [pagina 8 nella versiona italiana, n.d.t.] del rapporto: “Le leggi nazionali che attuano le varie direttive devono essere dunque concepite in modo da consentire il conseguimento di un equilibrio fra questi diritti in ogni caso, onde garantire che le disposizioni sul diritto di informazione possano proteggere efficacemente i titolari senza compromettere i diritti alla protezione dei dati personali”

La Comunicazione è parte di una consultazione e le risposte dovrebbero essere inviate entro il 31 marzo 2011. Tutti i cittadini che hanno a cuore i diritti fondamentali dovrebbero rispondere alla Comunicazione.

Riferimenti:

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