gen 27 2011

Il 25 gennaio si è tenuto a Brussels un incontro su ACTA con la partecipazione ufficiale della Commissione Europea ed esponenti della società civile. Vi proponiamo la traduzione dell’articolo scritto in merito da David Hammerstein (TransAtlantic Consumer Dialogue).
Articolo originale di David Hammerstein.
Traduzione di Paolo Brini, Creative Commons 3.0 BY-SA (grassetto del traduttore)
“La creazione di un’Internet civilizzata” è quello che il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto alcuni giorni fa per l’agenda dell’imminente meeting del G-8. Anche il Presidente Obama ha concordato nel dare priorità al tema di “addomesticare il web”. Sembra esserci una certa coincidenza di interessi a favore di diversi gradi di misure digitali repressive da parte di un’ampia coalizione di integralisti della proprietà intellettuale, rabbiosi critici di Wikileaks e un numero di governi autoritari da Grande Fratello come quelli di Egitto o Cina.
Sulla stessa linea, Pedro Velasco Martìn, in rappresentanza della Commissione Europea, ha aperto il meeting multistakeholder a Brussels su ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) con una pesante e rivelatoria domanda: “Internet dovrebbe essere il paradiso dell’illegalità o dovrebbe essere trattato alla stessa maniera del mondo fisico?”.
Sembra piuttosto scioccante che una delle persone a capo negli ultimi tre anni delle posizioni negoziali dell’Unione Europea su ACTA esprima una tale mancanza di apprezzamento per lo straordinario ruolo, molto diverso dalle costruzioni del “mondo fisico”, democratico, sociale e culturale giocato dall’ambiente digitale.
Prima della considerazione del contenuto del trattato proposto, il sig. Velasco ha parlato della tabella cronologica per la ratifica. ACTA, costruito da 37 paesi (27 dei quali erano rappresentati dalla Commissione Europea e dal Consiglio dei Ministri UE), sarà presto ufficialmente adottato dal Consiglio dei Ministri UE e poi sottoposto al Parlamento Europeo per l’assenso (un voto “si” o “no”).
Quello che non è chiaro, a causa delle inconcludenti interpretazioni legali della Commissione, è se ACTA debba essere approvato da ognuno dei 27 parlamenti nazionali degli stati membri dell’UE. Se l’approvazione del parlamento di uno stato membro fosse richiesta, il processo di ratifica potrebbe durare fino a due anni. Altrimenti, il fato di ACTA potrebbe essere probabilmente deciso entro i prossimi cinque o sei mesi.
Inoltre, ad un livello procedurale importante, al sig. Velasco è stato chiesto perché la Commissione Europea abbia dato la propria approvazione ad ACTA lo scorso novembre senza prima informare il Parlamento Europeo di questa importante decisione come stabilito dal Trattato di Lisbona. Dopo aver provato a svicolare dalla domanda citando la pura presenza del Commissario De Guht a Strasburgo, Velasco ha dovuto ammettere che non poteva rispondere senza prima consultare i propri assistenti legali.
Egli inoltre ha rinunciato a commentare il caso giudiziario che è stato portato di fronte alla Corte Europea di Giustizia contro la Commissione Europea per l’applicazione dell’”accordo McCoy” sul “mantenimento della confidenzialità dei documenti”. Curiosamente, MCoy è il rappresentante al commercio degli Stati Uniti. La Commissione è accusata di aver violato le richieste di trasparenza e informazione parlamentare. Attraverso il processo di negoziazione, i negoziatori della Commissione hanno ribadito, in merito alla trasparenza, che dovevano essere “leali” ai loro partner americani. Apparentemente i funzionari della Commissione potrebbero essere stati più leale al signor McCoy di quanto non lo siano stati nei confronti della legge dell’Unione Europea e dei cittadini europei.
L’ambiguo discorso di Velasco è diventato particolarmente forte quando ha affermato che mentre ACTA non cambierebbe alcun “Acquis della comunità esistente”, i Paesi Membri sarebbero costretti a cambiare le proprie leggi per conformarsi al nuovo trattato. Mentre ACTA non armonizza le misure penali dell’enforcement della proprietà intellettuale a livello di Unione, potrebbe avere un impatto sulle leggi dei 27 Paesi Membri, uno dei quali, Velasco ha detto, è già entrato nel processo di cambiamento della propria legislazione.
In altre parole, la Commissione Europea accetta che ACTA sia un classico esercizio di riciclaggio di legislazione al fine di istituire dure misure di imposizione della proprietà intellettuale attraverso la porta di servizio di un negoziato internazionale. In questo modo si evita un duro e pubblico dibattito politico sulla proprietà intellettuale che viene sostituito da manovre non trasparenti e dai loschi mercanteggiamenti dei leader dei Paesi Membri che hanno profondamente paura dell’ampia difesa dei diritti fondamentali nella sfera digitale supportata dalla maggioranza dell’opinione pubblica europea. Inutile dire che “l’approccio da country club” di ACTA che limita il dibattito pubblico è di gran lunga preferito dai lobbisti che sono dietro ad ACTA, come la Camera di Commercio americana [un'istituzione privata a dispetto del nome, finanziata dalle grandi industrie, n.d.t.]
Quando interrogato sulla natura vincolante di ACTA nell’UE e sul fatto che esso non sia considerato un accordo vincolante dagli Stati Uniti, e non sia nemmeno chiamato “Trattato”, Velasco ha risposto che non è un problema dell’UE se gli Stati Uniti considerano il trattato ACTA diversamente e che l’Unione Europea ignora il problema se ACTA contraddica le leggi americane o meno.
Quando Velasco è stato messo sotto pressione sul tema dell’insistenza ufficiale degli Stati Uniti secondo la quale ACTA non cambierà un certo numero di leggi americane in contrasto con esso e sulla sentenza della Corte Suprema che ha stabilito dei limiti sulle multe per i danni da violazione di proprietà intellettuale, sancendo indirettamente l’incostituzionalità delle regole tipo-ACTA, ha mostrato grande disagio ed evasività.
Secondo una quantità di fonti affidabili uno studio ufficiale ma confidenziale della Biblioteca del Congresso commissionato dal Senato americano ha apparentemente certificato che ACTA va chiaramente oltre le leggi americane in un certo numero di punti. Allo stesso tempo, contrariamente alla volontà della Commissione Europea, l’Amministrazione Obama non ha intenzione di imporre ACTA sul territorio americano e vede ACTA esclusivamente come “un forte punto di riferimento” che deve essere imposto ai partner commerciali in Asia, Africa ed America Latina tramite futuri accordi commerciali.
Il rappresentante della Commissione non ha risposto alla domanda se questa attitudine da viaggio gratis americana “praticate ciò che predico, non ciò che faccio” possa dare al principale partner negoziale dell’Unione un vantaggio competitivo rispetto all’Unione Europea stessa nello sviluppo di modelli di business emergenti.
Al sig. Velasco è stato anche chiesto in merito all’ambigua e potenzialmente includi-tutto definizione di “scala commerciale” che nel testo di ACTA si riferisce a qualsiasi “vantaggio economico diretto o indiretto”, che può essere applicato al file-sharing individuale senza obiettivi commerciali. Ha ammesso che questa definzione di scala commerciale contraddice quella molto più ristretta approvata dal Parlamento Europeo ma ha liquidato l’opinione dei rappresentanti democratici europei con l’argomento che quella non è mai stata inserita in qualsiasi legislazione esistente.
La Commissione Europea ha inoltre negato che i danni, le ingiunzioni o altre sezioni di ACTA sulle compensazioni avrebbero un impatto sull’accesso futuro alle opere orfane nell’UE piazzando la futura legislazione in una camicia di forza. Ha ripetutamente confuso le opere orfane con “eccezioni al copyright” che, ha dichiarato, la Commissione ha rispettato. Quando interrogato sul possibile futuro inserimento legale del “fair use” di opere protette da copyright nella legislazione dell’Unione e di come ACTA potrebbe inibire tale inserimento, ha insistito che il “fair use” non è un concetto europeo ed è una pratica non rilevante per l’UE. Quando ripetutamente sollecitato sul problema di ACTA come potenziale rallentatore di crescita di nuovi modelli di business digitale che hanno bisogno di regole flessibili, e di come ACTA riduca l’accesso alla conoscenza, ha risposto “la storia mostrerà chi aveva ragione”.
Il rappresentante ha ammesso che ACTA è solo un anello di una catena molto più lunga della nuova legislazione dell’Unione correlata all’enforcement della proprietà intellettuale, anello basato sulla stessa logica che sarà presentata nei mesi venturi dalla Commissione Europea. Si stava probabilmente riferendo alle nuove proposte sulle misure penali (IPRED), management collettivo del copyright, lavori orfani e protezione dei dati, fra le altre cose.
Velasco ha enfaticamente e ripeturamente sfidato i partecipanti a presentare “un solo caso concreto di come ACTA violi i diritti fondamentali”. Ha insistito che le misure di imposizione della proprietà intellettuale “non hanno niente a che fare con i diritti fondamentali”. Quando gli è stata fatta notare l’aspra critica dell’EDPS (European Data Protection Supervisor) nei confronti di ACTA, ha liquidato quelle proteste dicendo che la Commissione ha risposto al supervisore con una lettera.
Ha affermato che nessuno dovrebbe preoccuparsi della violazione da parte di ACTA dei diritti fondamentali perché il testo riafferma la sua adesione alle garanzie e alle tutele dei diritti umani internazionali. Di conseguenza, nessuna valutazione d’impatto è necessaria, come invece richiesto dal Commissario Viviane Reding.
Il rappresentante della Commissione si è rifiutato di rispondere sul perché l’UE stia cercando accordi su misure di enforcemente vincolanti ma allo stesso tempo ha adamantinamente rigettato il diritto umano, riconosciuto a livello internazionale come diritto fondamentale, alla lettura delle persone con disabilità della vista o disabilità alla lettura, come richiesto dalla European Blind Union e dalla maggioranza dei paesi fuori dell’Unione con la loro proposta di un Trattato WIPO legalmente vincolante in favore di eccezioni e limitazioni del copyright per milioni di persone cieche nel mondo. Qui pare che la Commissione Europea abbia molta più sensibilità alla richieste di Hollywood (come rivelato da WikiLeaks) che al rispetto dell’UE per la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.
In merito alla responsabilità degli intermediari ha detto che non ce n’è più in ACTA di quanta già non ce ne sia nella legge europea e che gli intermediari devono mostrare più responsabilità.
Per giustificare lo scavalcamento delle rilevanti istituzioni delle Nazioni Unite da parte di ACTA e dei suoi nuovi strumenti istituzionali, il sig. Velasco ha ripetuto l’ormai classico e consunto piagnisteo sulla mancanza di cooperazione e l’inoperatività dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) e dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO): “Non possiamo nemmeno introdurre le nostre proposte di enforcement sull’agenda di WTO e WIPO. Si rifiutano di considerare nuove misure per l’enforcement delle leggi internazionali esistenti”.
Che terribile peso per i funzionari della Commissione Europea come Pedro Velasco deve essere sopportare la loro storica crociata per “civilizzare” Internet! Specialmente quando i nativi sono irrequieti nella selvaggia giungla digitale!
3 Responses
Pingback by Topsy.com
28 gennaio 2011 alle 00:29
[...] This post was mentioned on Twitter by Scambio Etico, Paolo Brini . Paolo Brini said: USA:ACTA vincola voi, non noi. La Crociata per addomesticare e civilizzare Internet [...]
Pingback by iamarf.org
30 gennaio 2011 alle 14:43
[...] blog di ScambioEtico si trova la traduzione di un articolo di David Hammerstein che spiega bene le questioni citate nel volantino [...]
Commento by David
1 febbraio 2011 alle 02:37
Credo che non sia più necessario capire come i politici ipocriti ed arroganti siano venduti alle varie lobby. Non serve a niente mandare mail con il proprio parere. Dobbiamo prendere i lor signori e farli lavorare veramente. Hanno svenduto tutte le nostre libertà. Quando ci sveglieremo?
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