TNT blogL’Ufficio del Procuratore della Corona archivia il caso contro TheGeeker, amministratore del sito FileSoup. TheGeeker era stato ingiustamente accusato, circa 18 mesi orsono, di reati penali connessi alla violazione di copyright senza scopo di lucro. Un caso esemplare che mostra la delinquenziale connivenza della polizia con FACT e la loro volontà di perseguitare cittadini innocenti. Nello stesso giorno, in Australia, il provider iiNet vince sia in primo grado sia in appello la causa contro la delirante AFACT sulla responsabilità dei provider nelle violazioni di copyright.

Il 4 agosto 2009 scrivevamo: “Il 27 luglio 2009 la polizia inglese, supportata da membri della FACT, un’associazione finanziata dalla MPAA, ha compiuto un’irruzione a casa del proprietario del sito informatico filesoup.com, il forum più antico delle comunità BitTorrent. Si tratta di un sito che ospita, appunto, un forum: non si tratta di un tracker BitTorrent, non si tratta di un indicizzatore di file torrent, non si tratta di un motore di ricerca di file di qualsivoglia tipo, non si tratta di un servizio di file hosting. Il sito è privo di scopo di lucro e prosegue la sua attività amatoriale da anni e anni senza il supporto di banner pubblicitari o di altri finanziamenti commerciali”.

Le peculiarità che mostrarono al mondo la connivenza illegale della polizia inglese con FACT, e che fecero sospettare ai più maliziosi un giro di mazzette, furono numerose: il mandato di perquisizione fu spiccato su richiesta della FACT senza ulteriori investigazioni, il materiale informatico sequestrato non venne nemmeno toccato dalla polizia, ma sommariamente catalogato da un poliziotto senza alcun riferimento preciso (per es. “hard disk”, “cellulare”), impacchettato a casa di TheGeeker, e di un altro amministratore di FileSoup (snookered) e da lì mandato direttamente alla FACT, e TheGeeker venne arrestato e privato della sua libertà personale senza nemmeno la formalizzazione di qualsivoglia accusa.

Qui stiamo parlando di invadere il domicilio e privare della libertà personale un cittadino sulla base di affermazioni non circostanziate (infatti rivelatesi clamorosamente false), sulle quali non sono state compiute indagini, di un gruppo di squilibrati che hanno come missione quella di opporsi al furto dei numeri naturali. (*)

Solo nell’estate del 2010 venne formalizzata l’accusa: “cospirazione per la violazione del copyright”.

A 18 mesi di distanza dall’arresto, il procuratore a cui è stato affidato il caso penale ha lasciato cadere ogni accusa. Non esiste un singolo elemento in grado di poter giustificare un processo. L’ufficio della Corona si basava esclusivamente sulle evidenze e sulle analisi forensi (prive di qualsiasi supervisione della magistratura) di FACT, l’associazione, finanziata dalle solite famigerate associazioni americane, che già dal nome fa sospettare delle piene facoltà mentali di chi l’ha creata (Federation Against Copyright Theft, Federazione contro il furto di copyright: sarebbe come fondare un’organizzazione contro il furto dei numeri naturali, come i lettori più attenti capiranno al volo).

Appare lapalissiano che operazioni di questo tipo (irruzioni nelle case contro amministratori di forum che non contengono torrent, magnet link, tracker ecc.) mirano in realtà a creare un clima di tensione volto a limitare la libertà di espressione. Come abbiamo mostrato anche in un nostro dossier presentato in diverse sedi istituzionali, compreso il Parlamento Europeo, e proprio oggi citato da Wired, l’idea di una parte dei detentori dei diritti è che l’enforcement del copyright su Internet debba passare attraverso la violazione della privacy, l’abolizione dell’equo processo e in generale che l’enforcement giustifichi la sospensione dei diritti umani fondamentali. Si tratta di una pericolosissima visione oligo-dittatoriale che continuiamo a denunciare da quando, nel 2006, venne per la prima volta proposta, nemmeno tanto velatamente, dalla CMBA alla Commissione Europea.

Nei ringraziamenti che TheGeeker ha inviato in privato a tutti coloro che lo hanno sostenuto durante questi 18 mesi, dall’epoca del suo arresto fino ad oggi, si evince che l’amministratore di Filesoup è intenzionato, giustamente, ad andare fino in fondo e chiedere risarcimenti per tutte le gravissime violazioni illegali commesse a suo danno. Da parte nostra ci auspichiamo anche che la magistratura inglese apra un’approfondita inchiesta che appuri le responsabilità di chi ha consentito a FACT di sostituirsi integralmente all’autorità giudiziaria in diverse fasi e che si faccia luce per mettere a tacere i sospetti di corruzione e giro di mazzette.

Nella stessa giornata, dall’Australia, è arrivata notizia che il provider iiNet ha di nuovo vinto in tribunale contro AFACT (un’altra emanazione degli stessi famigerati soggetti sopra citati). Il giudice del processo d’appello ha stabilito che il provider non è responsabile per le eventuali violazioni di copyright commesse dai propri clienti. AFACT fra le altre cose richiedeva che iiNet si dotasse di apparecchiature in grado di spiare il traffico dei propri clienti e provvedesse a disconnettere coloro per i quali ci fossero stati sospetti di violazione di copyright.

(*) Ogni file è un numero, pertanto definire “furto” la copia di un file equivale (matematicamente e giuridicamente) definire furto la copia di un numero naturale. Dal punto di vista legislativo italiano, si veda in merito questa sentenza della Suprema Corte di Cassazione.

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