TNT blogGli integralisti del copyright sostengono la necessità di utilizzare tecniche invasive della privacy per combattere le violazioni del copyright. L’enforcement del copyright è compatibile con il diritto a comunicare in privato? Un’importante riflessione di Rick Falkvinge, comparsa su TorrentFreak e tradotta in italiano da Primavera De Filippi.


Articolo originale di Rick Falkvinge.
Traduzione di Primavera De Filippi. Creative Commons 3.0 BY-SA-NC

Cinque anni fa, quando ho fondato in Svezia il primo Partito Pirata, ci siamo basati su tre pilastri per la nostra politica: cultura condivisa, conoscenza libera, e privacy fondamentale. Questi erano i temi considerati come ideali nei circoli di attivismo rispettati. Avevo la sensazione che fossero collegati in qualche modo, ma ci sono voluti un altro paio di mesi per collegare i punti tra il diritto alla libertà fondamentale della privacy ed il diritto alla condivisione della cultura. Una volta fatta, la connessione era così evidente che rimane tuttora uno dei nostri punti migliori:

L’attuale stato del diritto d’autore non può coesistere con il diritto di comunicare in privato.

Se vi invio una e-mail, questa e-mail potrebbe contenere un brano musicale. Se siamo in una video chat, potrei inserirci un video protetto da copyright perché lo guardiamo tutti assieme. L’unico modo in cui questo può essere rivelato, al fine di far rispettare l’attuale diritto d’autore, è quello di eliminare il diritto alla corrispondenza privata. Cioè, intercettare tutti gli uno e gli zero provenienti da e a destinazione di tutti i computer.

Non vi è alcun modo di consentire il diritto alla corrispondenza privata per un certo tipo di contenuto, ma non per gli altri tipi: è necessario rompere il sigillo e analizzarne il contenuto in modo da separare i contenuti permissibili e non permissibili. A quel punto, il sigillo è stato infranto. Ci può solo essere un sigillo su tutto, o su niente.

Siamo giunti ad un bivio. Noi, come società, possiamo dire dire che il diritto d’autore è la cosa più importante che abbiamo, e rinunciare quindi al diritto di parlare in privato. Oppure, possiamo dire che il diritto alla corrispondenza privata ha maggior valore, anche se in tal caso la corrispondenza potrebbe essere utilizzata per il trasferimento di opere protette da copyright. Non ci sono vie di mezzo.

Una volta accettata l’idea che il diritto d’autore debba essere ridimensionato, una serie di vantaggi si manifestano in tale scenario. Due miliardi di esseri umani avrebbero un accesso 24/7 a tutto il sapere collettivo e culturale dell’umanità, il che rappresenterebbe un salto molto più grande per la civiltà dell’arrivo delle biblioteche pubbliche nel 1850. Non richiede alcun costo da parte dello Stato, né l’imposizione di una nuova tassa. Tutta l’infrastruttura è già presente. La tecnologia è già stata sviluppata, e gli strumenti sono già stati schierati: tutto quello che dobbiamo fare è revocare il divieto alla loro libera utilizzazione.

Quello che mi ha sorpreso di recente è il livello con il quale tutto questo sia stato compreso dagli attori dell’industria del copyright, e come essi cerchino costantemente di sradicare il diritto alla corrispondenza privata al fine di salvaguardare lo stato attuale del diritto d’autore.

Un cablogramma pubblicato da Wikileaks poco prima di Natale presentava una lista consegnata al governo svedese con una serie di richieste da parte dell’industria statunitense sul copyright, l’IIPA. L’ambasciata degli Stati Uniti era molto grata di come il dipartimento di giustizia svedese fosse stato “completely on board” e avesse compiuto notevoli progressi nel soddisfare le richieste, contro i propri cittadini, a favore dell’industria del copyright statunitense.

Tali richieste comprendevano più o meno tutte le leggi di tipo “grande fratello” promulgate negli anni passati. La conservazione dei dati, l’IPRED, i three strikes, l’accesso agli indirizzi IP da parte delle forze di polizia per l’indagine di piccoli reati, l’abolizione dell’immunità per i soggetti che agiscono come semplici intermediari, tutto era lì dentro.
È diventato chiaro che l’industria del copyright sta attivamente portando alla creazione di una società di tipo Grande Fratello, in quanto ha capito che questo percorso rappresenta l’unico modo di salvare il diritto d’autore.

Io penso che sia giunto il momento di buttare questa industria fuori dal processo legislativo.

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