La decisione della Corte Europea di Giustizia ribalta le precedenti sentenze in materia: il software per computer può essere diffuso esclusivamente sotto copyright, indipendentemente dalla volontà degli autori.
È una decisione che sta già suscitando polemiche roventi quella della Corte Europea di Giustizia, che dopo un iter giudiziario durato anni ha oggi stabilito l’illegittimità, limitatamente al software, di qualsiasi licenza che rinunci ai diritti esclusivi stabiliti dalle normative vigenti sul copyright. L’opinione della corte avrà profonde conseguenze, in quanto rende di fatto non applicabili tutte una serie di licenze (per es. GPL e Creative Commons) cosiddette “copyleft”.
Sebbene nel momento in cui scriviamo le motivazioni della decisione non siano ancora state rese note, appare che sia stata accettata la linea di ragionamento degli avvocati della potente alleanza di produttori ed editori di software e hardware, riunitisi nella federazione SHIT (Software & Hardware Impairment Technologies) che da anni conduce una lotta senza quartiere contro le licenze alternative al copyright nel campo del software.
Diversi i punti cardine sostenuti da esponenti che sono rilevanti pezzi di SHIT. Le licenze copyleft rappresenterebbero un’indebita deviazione dai trattati internazionali sul copyright, che a sua volta si tradurrebbe in concorrenza sleale, turbativa di mercato e “attacco alle fondamenta del Sacro Copyright”. In secondo luogo, esse violerebbero la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che all’art. 16 stabilisce il diritto di condurre un’attività commerciale (“the right to conduct a business”).
Tale diritto fondamentale sarebbe violato dal software libero, in quanto in un numero “rilevante” di casi gli autori che scelgono di non ricorrere ai diritti esclusivi garantiti dal copyright sarebbero motivati anche da finalità non commerciali. Tuttavia, l’opera del loro ingegno si pone comunque come ostacolo alla vendita del software chiuso e protetto da copyright, creando un intralcio alla speculazione e agendo come pernicioso calmiere dei prezzi. Se due diritti fondamentali dovessero risultare parzialmente incompatibili fra di loro, la priorità deve essere concessa al diritto che tutela gli interessi di quelle entità con maggiori capacità economiche e monetarie.
Il software libero rappresenterebbe un rischio per la salute e l’incolumità dell’utente finale. Secondo un lungo ed articolato impact assessment di mezza pagina del neonato DG della Commissione Europea per la protezione delle protezioni, il software a sorgente chiuso è molto più sicuro in quanto essendo il sorgente stesso non visionabile e non modificabile dall’utente, non possono essere in esso effettuati né studi per trovarne vulnerabilità o back-door, né modifiche che potrebbero comprometterne la sicurezza e il buon funzionamento, né qualsiasi altra operazione che potrebbe causare lesioni personali.
Infine, il software libero sarebbe un ostacolo al circolo virtuoso di ricambio dell’hardware che, grazie all’introduzione di richieste artificiose da parte di certi software commerciali e sistemi operativi e il rifiuto all’interoperabilità, costringe i consumatori a comprare computer nuovi almeno una volta ogni due o tre anni. Il software libero, non introducendo tali richieste artificiose, consente l’utilizzo di macchine vecchie di anni ed anni, sfrutta l’hardware più efficientemente ed in certi casi favorisce gravemente l’interoperabilità, frenando quindi il pieno sfruttamento delle risorse naturali, rallentando la catena del consumo e contribuendo in maniera decisiva all’attuale crisi economica globale.
Raggiunto telefonicamente, un portavoce di SHIT ha commentato che la decisione della corte è una pietra miliare nella lunga strada verso l’abbattimento dell’interoperabilità e della diffusione selvaggia e incontrollata dei sorgenti che fanno avvicinare al mondo della programmazione un numero pericolosamente elevato di persone che in realtà sarebbero “poco più di buoni dilettanti”. Il portavoce si è anche lanciato in un suggestivo paragone: ricorrere al software libero invece che a quello a sorgente chiuso sarebbe come tentare, armati solo di buon senso e confortati dalla conoscenza degli ingredienti utilizzati, di alimentarsi con cibo preparato da piccoli coltivatori ed allevatori, con tutti i rischi conseguenti per la salute, invece di affidarsi alla sicurezza e alla genuinità degli alimenti della grande distribuzione organizzata.
Il copyright è insito nel DNA umano, tanto è vero che già fu codificato embrionalmente nel Codice di Hammurabi, sebbene in esso fossero ancora mancanti quegli strumenti di repressione delle violazioni e quelle pene a cui l’odierna ed illuminata società occidentale sta aspirando (in particolare, detenzione a tempo indefinito per i trasgressori): qualsiasi deviazione da esso è un atto contro-natura e contro le più nobili espressioni del patrimonio dell’umanità che suscita nausea e disgusto nell’uomo retto.
Sempre secondo il portavoce, la diretta correlazione fra successo di vendita e chiusura dei dispositivi, chiaramente dimostrabile grazie al successo di certi smart phone, lettori MP3, tablet e pad, indica che la fine del software libero verrà accolta con favore, sollievo, gioia, ma soprattutto indifferenza, dalla stragrande maggioranza del gregge dei consumatori.
Indirettamente, infine, l’illegalità del software libero potrebbe contribuire a riportare Internet ad essere quello strumento voluto e sognato dai suoi grandi Padri Fondatori (come non citare i fondamentali contributi di McDonald’s, Scientology e più recentemente di Tad Stevens): un grande centro commerciale in cui spendere con sicurezza senza essere distratti da milioni di frivoli sottoprodotti culturali delle cosiddette creatività e libertà di espressione.
Interpellato su come potrà essere applicata in pratica la decisione della corte, il portavoce ha risposto che come sempre la tutela verrà affidata ad una vasta gamma di iniziative differenziate ed originali, specchio della fervida creatività ed originalità dell’industria del copyright, sostanzialmente le 27 “magiche” E: enforcement, enforcement, [...], enforcement, e, last but not least, enforcement.
25 Responses
Commento by Manuel
1 aprile 2011 alle 10:41
federazione SHIT (Software & Hardware Impairment Technologies)?
Bel pesce d’aprile XD
Commento by lufo88
1 aprile 2011 alle 11:37
All’inizio ho detto: EH?
Poi ho letto “SHIT” e quindi…
Buon primo d’aprile!
Commento by Jinn
1 aprile 2011 alle 12:29
“Infine, il software libero sarebbe un ostacolo al circolo virtuoso di ricambio dell’hardware che, grazie all’introduzione di richieste artificiose da parte di certi software commerciali e sistemi operativi e il rifiuto all’interoperabilità, costringe i consumatori a comprare computer nuovi almeno una volta ogni due o tre anni. Il software libero, non introducendo tali richieste artificiose, consente l’utilizzo di macchine vecchie di anni ed anni, sfrutta l’hardware più efficientemente ed in certi casi favorisce gravemente l’interoperabilità, frenando quindi il pieno sfruttamento delle risorse naturali, rallentando la catena del consumo e contribuendo in maniera decisiva all’attuale crisi economica globale.”
Complimenti! Avete scritto un capolavoro di chiarezza!
E buon 1° Aprile a tutti!
Commento by Andreas
1 aprile 2011 alle 14:02
ma che siete pazzi?!
quelli che hanno una certa età, come me, ci possono rimanere secchi prima di avere capito!
Commento by wooknows
1 aprile 2011 alle 14:12
fiiiiuuuuuuuuu!
comunque, purtroppo, non mi sarei sorpreso se fosse stato tutto vero. è solo questione di tempo.
fino ad allora, buon pesce!
Commento by jokerulez
1 aprile 2011 alle 15:01
L’ho letto quasi tutto prima di capire che era un pesce! Maledetto! ^_^
Commento by kinteo
1 aprile 2011 alle 16:49
ero pronto a pagare per Gnu/linux e tutti gli altri software liberi che uso.
a momenti collasso.
Complimenti ben riuscito
Commento by sMart
1 aprile 2011 alle 17:57
Paolo malvagio!
M’hai fatto prendere un colpo!
“[...] indica che la fine del software libero verrà accolta con favore, sollievo, gioia, ma soprattutto indifferenza, dalla stragrande maggioranza del gregge dei consumatori.”
questo, purtroppo, non so dire quanto sia lontano dalla realtà.
Commento by mirko
1 aprile 2011 alle 20:30
WOW, davvero bel pesce; come altri ci ho impiegato un pochino a capire… ma l’insensatezza (ma se ne vedono e se sentono svariate di cose insensate e quelle sono reali), lo SHIT e via cazzeggiando alla fine mi hanno fatto accendere una lucina: “oggi pomeriggio qualcuno mi ha chiesto se era il primo di aprile…”.
Commento by The_Mod
1 aprile 2011 alle 20:52
… te possino!
Ci ho messo un bel po’ a capire, dimenticandomi la data odierna!
D’altra parte siamo ormai avvezzi all’avanzata continua ed ai soprusi dei “poteri forti”.
Quello che leggiamo nei vari notiziari sembrano scherzi da 1° aprile ed invece, purtroppo, sono reali.
Complimenti comunque. Credo che molti siano sobbalzati (come me) dalla sedia!
Grazie anche per questo: una emozioncella di tanto in tanto fa bene al cuore!
… o ti infarta direttamente.
Commento by luigi
1 aprile 2011 alle 21:45
Ragazzi, non fate di questi scherzi!
Sono in Africa e qui forse riesco a far oassare l’idea che “libero è meglio” …. ‘azz … che scherzi, mi stava per venire un accidente! … :-X … :-@ …
Commento by Carlo Vaccari
1 aprile 2011 alle 22:15
“Il copyright è insito nel DNA umano, tanto è vero che già fu codificato embrionalmente nel Codice di Hammurabi” : fantastico!
Bravissimo, come dice “La Stampa “Il migliore di tutti, finora. Perchè purtroppo ha del verosimile!”
La nostra forza è proprio nel fatto di riuscire a riderci!
Happy hacking
Commento by Thai
1 aprile 2011 alle 23:28
Scritto follemente bene, ma SHIT compare troppo presto. E’ comunque l’esempio di come la follia possa essere giustificata ad ogni costo, anche convincente.
Commento by Korend
2 aprile 2011 alle 01:21
sono saltato dalla sedia!!!!!!! ahahahhahah
Commento by francesco
2 aprile 2011 alle 11:14
hahahahah…il codice Hammurabi …sa tanto di libia ! hahahahah ^__^
Commento by Radel
2 aprile 2011 alle 14:40
“… esponenti che sono rilevanti pezzi di SHIT”
Fortissimo!!! La cosa triste è senza i commenti poteva essere credibilissimo…
Commento by nicola
2 aprile 2011 alle 18:49
Bel pesce, ci sono cascato in pieno, avevo notato l’acronimo shit e mi rendevo conco che erano delle m…shit, già pronto a indossare l’elmetto e ad entrare nella resistenza, ma é proprio un pesce? perchè l’idea non farebbe una grinza, affamati come sono di erodere l’altrui libertà e volerci tutti omologati
Commento by Jackos
2 aprile 2011 alle 19:44
Non ci spostiamo molto dalla realtà…ACTA alla fine mira a questo: rendere illegale qualunque mezzo e prodotto che possa danneggiarla. Non mira solo ad installare uno spionaggio massivo, quindi l’opensource sarebbe a tutti gli effetti illegale. Il problema è che non si può dire nulla fino all’ultimo perchè nell’UE c’è chi è un sostenitore del copyright e chi è immune dagli interessi delle lobby, solo che ogni cosa è una storia e quindi il finale non si può prevedere…
Attualmente non so lo stato di ACTA per cui mi fermo qua.
Commento by roberto
3 aprile 2011 alle 19:31
Ho preso un colpo!!
)
Bel pesce d’aprile!!
Commento by Edmond
5 aprile 2011 alle 03:03
ma andate a c@gare cazz….
Mi è venuto un colpo!
Commento by TdQ
5 aprile 2011 alle 19:07
Urca! Capito su sto sito per la prima volta e la prima notizia che mi metto a leggere è questa… mi stava per venire un colpo.
Complimenti scritto benissimo. Per fortuna (per il momento) è un pesce.
Commento by beppe
14 aprile 2011 alle 10:36
Anche se sarebbe il primo di Aprile debbo dire che vogliono trovare un alro metodo per fare SOLDI! SEMPRE CON QUESTA SCUSA: …CON QUESTA CRISI!!! Si può dire che stiamo passando dalla parte del LADRO!
Commento by Saverio
17 aprile 2011 alle 09:42
L’ho letto in ritardo… e solo alla fine ho visto la data 1° aprile!
Carogneeeeeee!!!
Commento by Davide
13 maggio 2011 alle 15:38
L’ho letta oggi, dopo quasi un mese e mezzo ed ho abboccato all’amo in pieno… che paura mi sono preso.
Poi era fondamentalmente un controsenso: il software libero è tra i modi migliori di “the right to conduct a business”
Commento by rck
3 agosto 2011 alle 11:10
sono a lavoro non ho tempo
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