Due commissari AGCom in trincea pro-censura

TNT blogIl giorno 14 si è tenuta a Roma, presso la Sala delle Conferenze della Camera dei Deputati, la presentazione di un Libro Bianco scritto da molte autorevoli persone e volto a dimostrare la falsità degli studi presentati dalle major sui presunti danni causati dal peer to peer di opere tutelate da copyright e per evidenziare come il regolamento che AGCom sembra intenzionata ad adottare vada ad impattare negativamente sui diritti dei cybercitizens. Ciò ha irritato i due commissari di AGCom nelle foto, Antonio Martusciello e Stefano Mannoni, tanto da indurli a scrivere su Milano Finanza un incredibile articolo ai limiti della querela sulla quale saranno gli autori del dossier a decidere.

Non entro nel merito delle affermazioni dei 2 commissari che hanno firmato l’articolo sul fatto che il Commissario Nicola D’angelo, ex-relatore fortemente critico di questo regolamento, non sia stato censurato e discriminato, lascio a chi legge giudicare quello che lui stesso ha dichiarato nell’intervista di Daniele Lepido nel suo blog su Il sole24ore.

Altrettanto lascio al TAR il giudizio di legittimità del provvedimento, qualora venga approvato, in quanto a molti giuristi appare non compatibile con il diritto italiano e probabilmente anche in difformità da quello dell’Unione Europea, ed al Senato della Repubblica pronunciarsi su una mozione, anche se ancora non è stata calendarizzata, che invita AGCom a non procedere con l’approvazione di questo regolamento e demandare al Parlamento l’eventuale normazione della materia. Mi limito a riportare l’opinione del portavoce del Movimento ScambioEtico, Paolo Brini (che insieme all’avvocato Marco Scialdone è l’autore del capitolo relativo all’analisi degli studi commissionati dalle major e di quelli indipendenti), che dichiara:

È proprio vero che la verità brucia. A fronte dei seri studi scientifici prodotti negli ultimi anni dai migliori ricercatori e istituti governativi, l’unica cosa che riescono a mettere insieme due Commissari è una serie di affermazioni gravemente errate, con l’utilizzo un linguaggio che non appare consono alle cariche ricoperte e alle responsabilità che da esse derivano nei confronti dei cittadini italiani. A Martusciello e Mannoni dico: noi i dati li abbiamo messi nero su bianco e ogni cosa che abbiamo scritto è documentata da studi scientifici; ora, sempre che li abbiate, è tempo di tirare fuori quei dati che sosterrebbero quanto andate dicendo. In assenza di dati, le vostre affermazioni appaiono essere i soliti dogmi anti-scientifici, dannosi per la società, per l’economia e per la cultura, propagandati dall’industria del copyright.

Ho poco altro da aggiungere a quanto già detto da Paolo e che ovviamente condivido, spero che il Presidente Corrado Calabrò e gli altri Commissari vogliano dissociarsi da questo genere di comunicazione. Sarebbe auspicabile un confronto pubblico tra i due commissari, dopo che avranno letto il libro, e gli autori dell’iniziativa per portare concreti argomenti a sostegno del pressapochismo palesato nel loro articolo.

Concludo dicendo che per quanto riguarda le citazioni di Kant i due consiglieri farebbero bene a leggere questa pagina ma anche voglio ricordar loro che ai tempi della rivoluzione francese, quando le disponibilità economiche per l’acquisto delle opere erano poche e quindi scarse le vendite con costi di produzione alti, il diritto d’autore scadeva dopo 14 anni, man mano che il progresso ha ridotto le spese di pubblicazione e aumentato la capacità di offerta/richiesta facendo crescere gli utili, anziché diminuire questi tempi di protezionismo sono aumentati in misura sproporzionata, perdendo in questo modo lo spirito iniziale per cui questa tutela è stata giustificata alcuni secoli addietro.

Morale della “favola”: questo sistema di copyright, come ha anche detto Calabrò il giorno 14, attende da 70 anni di essere riformato, anche se ci sarebbe da capire quale tipo di riforma intenda il Presidente di AGCom.

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UPDATE

Le considerazioni di uno degli autori del Libro Bianco, Marco Pierani (responsabile delle Relazioni Istituzionali per Altroconsumo)
Le considerazioni di un altro degli autori del Libro Bianco, Luca Nicotra (segretario dell’associazione Agorà Digitale)
L’osservazione di un altro degli autori del Libro Bianco Marco Scialdone (avvocato)
L’articolo di un altro degli autori del Libro Bianco, Luca Annunziata (giornalista, editor di Punto Informatico)
L’articolo di Guido Scorza (presidente dell’istituto per le politiche dell’innovazione)
L’articolo di Stefano Quintarelli (ex presidente associazione italiana internet provider e attuale direttore dell’area digital del gruppo 24ore)
L’intervista di Fabio Chiusi al Consigliere AGCom Nicola D’angelo
L’articolo 1 e articolo 2 di Marco Valerio Principato su The New Blog Times
L’articolo dell’avvocato Angelo Greco su PMI-Dome
L’articolo di Massimo Mantellini su Punto Informatico
L’articolo di Giacomo Dotta su Web News
La riflessione di Luca Nicotra su Diritto.net
Interessante approfondimento sul blog di Quintarelli

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4 commenti su “Due commissari AGCom in trincea pro-censura”

  1. Fateli parlare ancora questi due cialtroni.. piu’ parlano piu’ le loro parole vengono riprese da altri giornali dando visibilita’ alla loro arroganza e malafede. Magari la gente, sentendo le loro idiozie, comincia a incazzarsi anche per queste cose

  2. E’ importante vedere che anche persone di ottima cultura (ed istruzione) giuridica, valutino certe prese di posizione (indipendentemente da giusti diritti di remunerazione degli autori), potenzialmente illiberali; mi stupisce abbastanza poco l’atteggiamento e le parole dei due commissari AGCom, perché è tipico di chi non ha a proprio supporto dati reali e realmente validi (certe statistiche sulle affluenze al cinema, lo dimostrano) e deve, come unico mezzo per fare rumore, cavillare ed estremizzare; dovrebbero essere seri professionisti (e conoscitori della materia, sia giuridica che tecnologica), ma viene il sospetto che, pur essendo piuttosto giovani (evinco dalle foto), la loro pratica sia sommaria, se non scarsa; lo stesso genere di politici che, difronte al rifiuto da parte delle aziende di capire che un’economia basata sui consumi è un’economia basata sugli stipendi di chi lavora e che contratti a tempo determinato, uniti a salari ridicolmente bassi (è un’evidenza sin da prima di quest’ultima crisi economica) non sono la via per risollevare l’economia italiana, irridono i “bamboccioni”, che se lavorano, lavorano tre mesi alla volta (e non tutti gli anni!) e se anche (miracolo vero) rimediano un contratto a tempo indeterminato, non possono certo mantenersi da soli, senza che nulla venga fatto per riformare i contratti di lavoro; ho fatto solo un esempio di come certa mentalità sia piuttosto diffusa tra chi vive (agiatamente) di denaro pagato da chi, invece, vive una situazione di assoluta incertezza e precarietà (pagando le tasse anche da disoccupato, vedi IVA, bollo auto, ecc.), permettendosi di sparare a zero, solo ed esclusivamente perché certe aziende pagano (profumatamente) dirigenti e avvocati per tentare di arricchirsi ancora più (il settore cine-discografico, non è in crisi e se ha perso delle quote è solo perché le persone dirottano le proprie esigue risorse per cose essenziali, di prima necessità), probabilmente spendendo più di quello che recupererebbero se debellassero la pirateria; lo stesso genere di parole le ho riscontrate da personaggi che partecipano ai forum legati alle notizie di questo tipo: “tutti in galera”, “sparare in testa” e amenità del genere. Crumiri e servi del potere, sono sempre esistiti e sempre esisteranno, ma fuori dalle grotte della preistoria, l’unica maniera per impedire la libertà su internet è tranciare i cavi che collegano i server di tutto il mondo; aggirare i controlli è estremamente semplice (TPB è perfettamente accessibile in Italia, da cinque minuti dopo il blocco della Finanza) e se esistono i paradisi fiscali per chi ha rubato denaro a milioni di persone, figuriamoci se non possono esisterne per i server pirata; dovesse mai succedere che vari governi in giro per il mondo riuscissero a porre filtri (nazionali) alla circolazione digitale di informazione di vario genere, cosa impedirebbe ai proprietari dei siti di indicizzazione dei contenuti di acquistare spazio server alle Cayman (tanto per fare un esempio) e porvi la propria residenza? Poi rimarrebbe l’unica soluzione di invadere militarmente quei luoghi e far esplodere i server… ma credo che sarebbe possibile solo perché una major ha conquistato il potere assoluto sul pianeta Terra; auguri; la mia posizione non è a favore della pirateria (o diffusione libera delle opere digitali, se si preferisce), ma neanche contro: è un mezzo di diffusione e conoscenza del sapere e del divertimento, che ha pro e contro; fare muro e chiudere occhi ed orecchie (il cervello è già spento), piuttosto che trovare una mediazione ed un compromesso, non farà certo vincere la guerra agli anti-pirati, ma semplicemente li metterà in una condizione di impotente isolamento.

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