TNT blogGrazie alle esasperazioni prodotte da due Commissari e dal Presidente di AGCom si coalizza l'insorgenza nella Rete. Nonostante le migliorie rispetto a quanto si prospettava, restano immutate le pesanti critiche sui vizi di legittimità per i poteri che l'Autorità si attribuisce. Rischiamo di pagare attraverso il prelievo fiscale le pubblicità che additano a ladri i filesharers e magari anche gli avvocati delle major nei contenziosi? La satira è fair use? I siti-comunità di filesharer ove sono presenti link e/o torrent saranno oggetto dell'attenzionabilità ad AGCom? Notice and takedown all’amatriciana, no grazie. Comunque non siamo disponibili al veleno addolcito come aperitivo di ACTA. Nel frattempo approdano su Facebook AGCom, aprendo una pagina per il confronto sul regolamento, e la SIAE che, insieme a Confindustria Cultura, pubblica su Il Corriere della sera una pagina a pagamento in cui pone 10 domande, mentre il tribunale di Roma ribalta le conclusioni di questa primavera nel merito del caso P.F.A vs Yahoo


Innanzitutto voglio ringraziare i Commissari M&M che attraverso l'infelice articolo su Milano Finanza hanno risvegliato anche le coscienze più assopite e caricato al massimo gli animi, speriamo che su questo tema scrivano più spesso. Un secondo ringraziamento va al Presidente Calabrò per aver ricevuto i rappresentanti di sito non raggiungibile, confermando la decisione di proseguire sulla strada errata, con toni di sufficienza che hanno dato gli input necessari a far scattare la scintilla della rivolta. In secondo luogo ringrazio senza ironia i Commissari D'Angelo e Lauria che con il voto contrario e l'astensione mettono a fuoco come le modifiche apportate, pur essendo un notevole passo avanti rispetto alle prospettive palesate, non sono sostanziali, per cui tutti i pesanti problemi di fondo continuano ad essere presenti. Lo fanno notare gli autorevoli articoli scritti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Guido Scorza. Oltre a ciò ci sono altri elementi preoccupanti e di non secondaria importanza, uno lo solleva Alessandro Longo, che in tempi di crisi e di tagli in tutti i settori la questione del chi paga ha sicuramente il suo spessore

Ma l’arma qui è spuntata dalle scarse risorse dell’Autorità, che a fatica potrà stare dietro alle segnalazioni. Non a caso, a quanto risulta, Agcom intende chiedere allo Stato nuove risorse per assumere personale, allo scopo.

Anche Bruno Saetta pone, tra le altre cose piuttosto acute, questo tema

Sperando, però, che il tutto poi non si risolva, come pure ha proposto qualcuno, nella realizzazione di campagne pubblicitarie che evidenzino i rischi della pirateria, condotte a spese delle finanze pubbliche.

In conclusione l'effetto principale della regolamentazione è stato proprio quello di invertire l’onere ed il costo di avvio della procedura giudiziaria. Prima era il produttore, la grande azienda, che per ottenere una rimozione di un contenuto, doveva spendere soldi e tempo dinanzi ad un magistrato, chiamando in causa il gestore del sito e/o il privato, domani sarà invece il privato a dover avviare la procedura per difendersi. Insomma, prima ti rimuoviamo il contenuto, poi se hai tempo, voglia e denaro, vai da un magistrato e ci provi che invece era del tutto legittimo!

Resta, perciò, l’inversione del “costo” della richiesta di eliminazione dei contenuti, prima era l’industria a dover avviare la procedura giudiziaria, domani sarà il privato che probabilmente dovrà farlo se vorrà far valere i propri diritti. Ricordiamoci che una delle argomentazioni principali che l’industria dell’intrattenimento ha sempre svolto in materia di pirateria è stata sempre caratterizzata da un palese fastidio di doversi rivolgere alla magistratura per ottenere la tutela dei loro diritti, perché è una procedura lunga, perché è costosa in termini anche di tempo, e perché ha anche la pessima caratteristica di potersi concludere in senso negativo.

Come dicevo la questione dei soldi è importante, perché tutto questo manicomio (almeno in apparenza) sta accadendo per i soldi, quelli che le major millantano di perdere a causa del filesharing, quindi se vogliono fare delle campagne per additare i filesharer a ladri, se le facciano con i loro soldi, non chiedano ai contribuenti di pagare i loro insulti alle persone che, come dice Richard Stallman, non sono pirati ma persone che compiono dei gesti ammirevoli, anche perché se qualcuno decide di fargli causa perché additato a ladro, il contenzioso lo apre con le major e non con lo Stato. Si è mai vista una pubblicità per disincentivare i veri furti come il taccheggio nei supermercati? Eppure i gestori di quelle attività non godono neppure dell'equo compenso per quelli che vanno nei loro locali solo per stare un po al caldo o al fresco a secondo della stagione. E poi perché, sempre pescare dalla tasche dei contribuenti per aumentare il personale e/o gli straordinari di chi deve seguire queste pratiche per conto delle industrie del copyright? Per fare risparmiare i soldi degli avvocati a quei miliardari? Altra cosa che ancora resta in dubbio è quando, a seguito dell'avvio dell'istruttoria con AGCom, un privato decide di passare alla magistratura; con chi entra in contenzioso? Con il presunto titolare del diritto o con AGCom oppure con il presunto titolare dei diritti ma con l'avvocato pagato da AGCom? Sarebbe bene fare luce anche su queste cose.

Altra cosa che avrebbe bisogno di maggiore chiarezza sarebbe stabilire se la satira applicata su video tutelati da copyright, per esempio uno spezzone di film o su un pezzo di  intervista/programmaTV, sia compresa nel diritto di critica o comunque assorbita dagli articoli 65 e 70 della legge 633 del 1941. Già perché è proprio la satira sulle parole che i politici stessi pronunciano che il più delle volte si producono quei video virali così devastanti per la classe politica. La mia sensazione è che sia questa la cosa principale che vogliono fermare, per questo i tempi per le rimozioni erano e rimangono, nonostante un aumento del margine, così stretti.

Anche la questione dei siti-comunità di filesharer non è chiara, nel regolamento c'è scritto:

Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente regolamento le applicazioni
con le quali gli utenti possono scambiare contenuti direttamente con altri utenti
attraverso reti di comunicazione elettronica.

Ma poiché nella relazione si citano sentenze di inibizione a ThePirateBay e a BtJunkie (che però non sono di Corte di Cassazione come definitive di tutti i gradi giudizio, oltre al fatto che Enzo Mazza nel replicare ad un intervista all'avv. Fulvio Sarzana su Libertiamo esplicita che questo regolamento dovrebbe servire proprio per siti di questo genere), l'incertezza è concreta, specie quando in un articolo su Il Manifesto Benedetto Vecchi pone il quesito

Ci sono però degli elementi che le agenzie di stampa e la Rete non hanno specificato ieri. In primo luogo se lo scambio di materiale protetto da copyright mediato da un sito può essere equiparato alla sua diffusione.

Al quale il dott. Mario Calderoni (Responsabile ufficio stampa Agcom) risponde in questo modo:

Gentile direttore, l’articolo «Una Rete messa sotto tutela» pubblicato ieri a pagina 11 del manifesto, dando conto dello schema di regolamento in materia di diritto d’autore approvato del Consiglio dell’Agcom, si chiede se «lo scambio di materiale protetto da copyright mediato da un sito può essere equiparato alla sua diffusione». Poco più avanti sottolinea che «in tempi recenti è sempre stato affermato che “l’uso personale e non a fini di lucro” non può essere considerato una violazione del copyright», ma che si trattava di «prese di posizioni personali». Su questo punto vorrei rassicurare il manifesto e i suoi lettori. Il regolamento approvato dall’Autorità e ora posto a consultazione pubblica tra le parti interessate, introduce nel nostro ordinamento un’innovazione molto importate mutuando dall’esperienza Usa il principio del cosiddetto “fair use”. In linea con questo principio, la procedura a tutela del diritto d’autore proposta dall’Agcom non riguarda: i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro; l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione; l’uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di quest’ultima. Spero con questo di aver fugato alcuni dubbi e alcune preoccupazioni contenute nell’articolo in questione.

Altra cosa che va contestata è la procedura di notice and takedown mutuata sommariamente dalla legislazione statunitense, però quella procedura negli USA non prevede l'intromissione di organi dello Stato nella fase di contraddittorio tra le parti, inoltre contempla sanzioni per coloro che la praticano senza averne titolo. Anche le richieste di rimozioni ritengo che dovrebbero essere effettuate solo dai detentori dei diritti primari, o loro rappresentati con specifico mandato negli illeciti in Rete, e non come prevede AGCom da chiunque ne detenga un diritto di sfruttamento economico esclusivo

Insomma tra luce ed ombre a me sembra che ci sia il veleno nello zucchero, in particolare per quanto scrive l'avvocato Guido Scorza in questo articolo

Una storia di soldi, di lobby – ma nel senso deteriore del termine – di straordinaria miopia politica e di grande, enorme arroganza istituzionale da parte di una piccola Autorità amministrativa semi-indipendente che, all'improvviso, pretende di esercitare, in assoluta autonomia, i tre poteri dello Stato: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.

È proprio qua, a mio avviso, il pericolo principale: questo è l'obbiettivo principale che sta dentro ACTA, quello che ha cercato di introdurre la legge HADOPI in Francia, il Digital Economy Bill in UK, i 6 strikes negli USA etc.

Tutti questi provvedimenti hanno, secondo me, lo scopo di cominciare predisporre mentalmente ad ACTA (vedete avevamo ragione tutto il mondo chiede queste cose ed ancora più pressanti) distogliendo l'attenzione dal trattato che ormai si avvia alla fase conclusiva senza che ancora si sia presa coscienza collettiva della pericolosità insita in quel documento, non solo per la Rete ma anche per i farmaci.  Su questo blog di ACTA Paolo Brini ha scritto moltissimo, a volte forse anche in modo un po' tecnico e non facilmente assimilabile a tutti nell'immediato, per questo motivo ho fatto una sintesi di cosa è ACTA con le parole più semplici possibili, nell'auspicio di far capire a tutti che siamo di fronte ad un problema grossissimo che sta, nella purtroppo solita indifferenza che l'informazione ha nei confronti di quello che succede nel Parlamento Europeo, per arrivarci tra capo e collo tra poco tempo, mentre, ove sono riusciti a fare una decente informazione, in Messico ACTA l'hanno buttato a mare.

Nella mia visione questa delibera di AGCom è l'aperitivo da far bere prima dell'antipasto ACTA. Sì, ACTA sarà solo l'antipasto di tutto quello che verrà dopo e non oso immaginare le altre portate prima di arrivare all'ammazza caffè. Insomma, non è certo che mi fidi poi cosi tanto di una cosa che dovesse passare per via parlamentare (ma intanto sarebbe molto più facilmente contestabile e comunque sarebbero i partiti ed i singoli parlamentari ad assumersi l'onere di quelle decisioni che sarebbero punite in cabina elettorale), ma io sono convinto che si debba tenere la barra dritta e ferma a quella che era la richiesta della mobilitazione: AGCom dica al governo che il mandato ricevuto dal decreto Romani va oltre l'applicazione della direttiva europea e che rinuncia a regolamentare nel web ciò che sta al di fuori di quanto previsto nella direttiva, vale a dire le TV commerciali.

RASSEGNA STAMPA

La replica alla SIAE dell'avv. Fulvio Sarzana sul suo blog
La replica alla SIAE dell'avv. Marco Scialdone sul suo blog
La replica alla SIAE di Marco Pierani (AltroConsumo) sul suo blog
Le risposte alla SIAE del compositore e tastierista Massimo Piscopo su Facebook
Le risposte alla SIAE della redazione di Dday sul loro sito

Le risposte alla SIAE di Stefano Quintarelli sul suo blog
Le risposte alla SIAE di Massimo Mantellini su Post.it
L'articolo di Giacomo Bonelli su Borsa Italiana
Le risposte alla SIAE di Alessandro Bottoni (segr. PPI) sul sito dell'Associazione
Le domande di Wikipedia in "risposta" alle domande della SIAE su PaperBlog
L'intervista a Nicola D'Angelo di Alessandro Gilioli su L'espresso
Le risposte alla SIAE dell'avv. Guido Scorza su Punto Informatico

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