TNT blogLe Osservazioni di ScambioEtico alle 10 domande poste dalla SIAE e CCI agli attivisti contro il regolamento di AGCom sul copyright. Da leggere la lista dei sottoscrittori per comprendere chi sono i preoccupati dalla perdita del controllo totale sul copyright. Il falso mito del diritto d'autore che incentiva la creazione delle opere dell'ingegno. Assurdamente le opere coperte da copyright devono avere una protezione più forte di quelle tutelate dai brevetti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la copia indebita di una file non è furto, perseverare con tali affermazioni è diffamatorio. La storia ha decretato la fine o ridimensionamento delle monarchie, ora tocca all'impero del copyright.

Non abbiamo voluto accettare la sciatta provocazione di SIAE e Confindustria Cultura Italia, lo hanno fatto egregiamente molti altri e personalmente trovo ottimo quanto pubblicato da Gianfranco Giardina su Dday, e condivido pienamente quanto scritto dall'avv. Marco Scialdone sul suo blog ma alcune osservazioni non possono essere sottaciute.

Innanzitutto, scorrendo la lista dei sottoscrittori (probabilmente anche finanziariamente), possiamo prendere atto che nel demagogico spot pubblicitario, perché questo esclusivamente è quella pagina sul Corriere della sera, emerge chiaramente come la maggior parte di tali soggetti non sono gli autori ma bensì le imprese commerciali che prosperano sullo sfruttamento del diritto d'autore. Tralasciando il fatto che alcuni sono citati più volte, per far sembrare più lunga la lista ci sono nomi di persone e poi anche quelli delle loro imprese, la cosa più interessante è notare come tra i pochi artisti pochissimi sono quelli maggiormente conosciuti e solo 5 di quelli che a suo tempo firmarono la petizione della FIMI hanno aderito a questa iniziativa, addirittura uno di loro, Tommaso Zanello (Piotta), era alla "notte della rete" contro il regolamento di AGCom. Lascio comunque a chi legge eventualmente fare delle ricerche e commentare nel merito, mi limito a segnalare Mario Stella Richter autore di libri la cui gran parte non è neppure in catalogo, ma solo a leggere la maggior parte dei titoli si intuisce la grande genialità di creatività necessaria per fare "Raccolte generali di legislazione", insomma poco più che impaginare dati pubblici.

Fatta questa osservazione vorrei mettere l'accento sul tema che viene sempre evocato, non dagli autori ma da dall'industria che sfrutta tutti quelli che vengono definiti diritti connessi, con una pomposa enfasi da lasciare spesso gli interlocutori senza argomenti; la tutela del diritto d'autore è indispensabile per garantire all'autore la serenità economica e lo stimolo a produrre nuove opere, con le quali noi tutti, poveri tapini senza arte ne parte, poterne godere. A parte il fatto che anche tra i firmatari ci sono persone che, forse proprio a causa dei soldi che prendono senza bisogno di far lavorare l'ingegno, da parecchio tempo sono diventati poco prolifici se non del tutto sterili (Memo Remigi, Ricky Gianco, Riccardo Del Turco), mi viene incomprensibile come possano sostenere questa tesi quando tutti i diritti continuano ad essere riservati agli eredi per 70 anni dopo la morte dell'autore. Diventa difficile credere che gli eredi acquisiscano le facoltà intellettuali degli avi alla loro scomparsa, a meno di pensare che noi siamo tutti stupidi.

Altro argomento, sempre eluso dalla casta del copyright, è la sproporzionata durata temporale della tutela, capisco bene che sia impossibile fornire argomenti sostanziali con i quali sostenere che la proprietà intellettuale di alcune opere dell'ingegno debba essere tutelata molto più a lungo di quelle che vengono protette con i brevetti. Molto spesso lo studio, la progettazione e la sperimentazione materiale di ciò che può solamente essere tutelato dei brevetti comporta molto più tempo e denaro di quanto viene dedicato per sfornare una canzonetta o fare una fotografia. Se poi consideriamo che il 99% delle opere protette da copyright dopo 18 mesi hanno pressoché concluso il ciclo commerciale, ma qualcuno dei signori del copyright continua a tranne vantaggio economico esclusivamente grazie alle vetuste ed inique norme decise dalla corporazione, di cui la SIAE e la massima espressione, diventa evidente come nel XXI secolo sia indispensabile una radicale riforma del diritto d'autore che del copyright e che andrebbero definitivamente regolati in modo separato.

Sarebbe anche ora che la smettano di equiparare la copia di un file ad un furto, la Corte di Cassazione ha già stabilito che non si tratta di furto, continuare ad affermare il contrario potrebbe comportare una querela per diffamazione nei confronti di chi spudoratamente continua ad asserirlo, per questo motivo sarebbe meglio che almeno gli Autori/Artisti firmatari in buona fede della paginata pubblicitaria, voluta da SIAE e CCI, la ritirassero possibilmente con comunicati stampa a cui sarei lieto di dare evidenza in questa stessa pubblicazione.

Viene spontaneo pensare a come la Storia ha imposto rivoluzioni in cui pochi privilegiati sono stati obbligati a dismettere anti-democratici privilegi indebitamente acquisiti, sono cadute o sono state ridimensionate molte monarchie. Le nuove tecnologie hanno ormai reso inderogabile la revisione dell'impero del copyright. Una transizione dolce che passi attraverso l'armistizio può consentire il ridimensionamento, lo scontro frontale porterebbe inevitabilmente alla disfatta di chi sta attualmente sul piedistallo.

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