TNT blogI negoziati ACTA calzano bene la metafora del match clandestino in cui all'impero del copyright sono consentiti colpi bassi nei confronti dei diritti fondamentali. La rivelazione dei verbali arbitrali scatena la protesta civile e diplomatica ma non impedisce le scorrettezze negli ultimi round clandestini. Dopo il gancio messicano, l'uppercut europeo fa barcollare ACTA. Ancora incerto l'esito finale del match, ma il sostegno dei supporter, in questi ultimi round non più clandestini, potrebbe dare la forza di bloccare l'ambizione nefasta dell'impero del copyright.

Possiamo metaforicamente visualizzare i negoziati ACTA come un match di boxe ove la prima metà dei round sono stati clandestini ed in cui lo sfidante, "impero del copyright" sostenuto dai bookmaker, poteva senza penalizzazioni usare colpi proibiti contro il detentore del titolo "diritti fondamentali". In quei primi round i diritti fondamentali sono stati letteralmente schiacciati dall'assalto dell'impero del copyright, soprattutto grazie al compiacente (con i bookmaker) arbitro che ha lasciato, senza ammonizioni, colpire con una serie di pesanti colpi bassi i diritti fondamentali:
1) azioni extragiudiziali (senza l'intervento del giudice) per la disconnessione da Internet;
2) intercettazione di tutte le comunicazioni Internet senza l'autorizzazione dei magistrati;
3) creazione di milizie private del copyright;
4) attribuzione di responsabilità ai provider;
5) possibilità di ispezione e sequestro alle frontiere di tutti i notebook sospettati di contenere opere protette da copyright;
6) possibilità su semplici segnalazioni di sequestrare alle frontiere i prodotti sospettati di violare brevetti e marchi.

L'effetto è stato talmente disgustoso che ha indotto alcuni degli scommettitori sui diritti fondamentali a far trapelare i segretati documenti dei giudici su cui notarilmente annotavano tutte le scorrettezze del match. La divulgazione di quei documenti ha imposto all'arbitro di impedire allo sfidante, impero del copyright, la prosecuzione dei colpi bassi ma non di continuare a portare una serie di scorrettezze, come per esempio le testate e i colpi di gomito.

L'insorgenza civile ha stimolato la diplomazia parlamentare ad una presa di posizione politica che ha consentito ai tumefatti diritti fondamentali di non soccombere per KO. Il match, finalmente uscito dalla clandestinità, sembrava comunque irrimediabilmente perso ai punti, fino a quando inaspettatamente i diritti fondamentali sono riusciti a piazzare un gancio messicano che ha colto di sorpresa il baldanzoso impero del copyright. Mentre i secondi dello sfidante si stanno interrogando su come tamponare la ferita sul volto di impero del copyright, un uppercut europeo fa barcollare lo sfidante, rafforzando, così, la speranza che l'esito del match possa vedere nell'ultimo round la vittoria del detentore del titolo con un clamoroso KO o, quanto meno, per squalifica dello sfidante a causa delle scorrettezze commesse durante il match.

Dobbiamo però prendere atto che, nonostante sia caduta la clandestinità, i secondi di impero del copyright stanno preparando il "beverone" che potrebbe aiutare lo sfidante in questi ultimi round del match, il quale continua ad essere manipolato dai bookmaker per il fatto che ancora non si sa con precisione quanti sono i round totali.

Fuor di metafora possiamo dire che la battuta d'arresto imposta dal Senato Messicano e l'esito di questo studio ufficiale, richiesto dalla Commissione Europea Commercio (DG TRADE), imporrebbero, come già tempo fa proposto dal gruppo dei Verdi ed ancora non preso in considerazione, che prima di far fare qualsiasi altro passo all'iter parlamentare di ACTA si chieda il parere della Corte di Giustizia Europea. La preoccupazione principale sono le strane voci che al Parlamento Europeo stanno da un po' di tempo circolando, cioè che la mozione dei Verdi sia ibernata e che, stravolgendo la normale prassi, si stia pensando di far approvare dai singoli Paesi Membri dell'UE il trattato prima di portare in votazione la richiesta di parere della Corte di Giustizia.

Sono in queste ore in corso consultazioni tra gli attivisti per capire chi possa essere l'interlocutore adatto e le motivazioni con le quali, attraverso una petizione, sollecitare lo stop dell'iter parlamentare almeno fino a quando la Corte di Giustizia Europea avrà emesso il parere sulla compatibilità di ACTA con il quadro legislativo europeo.

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